IN CAMMINO VERSO LA VERA FELICITÀ!

Sono suor Daniela,

sono nata a Milano 48 anni fa e mi sono trasferita con la mia famiglia a Saronno quando frequentavo le scuole medie.

Per me questo è un anno di Grazia perché ricorre il mio venticinquesimo di consacrazione al Signore nella famiglia delle suore Francescane Angeline che ho conosciuto in ospedale facendo volontariato. 

Ho sempre nutrito simpatia per le suore, le ho frequentate quando andavo a catechismo e all’oratorio. 

 

Ho iniziato a interrogarmi su come realizzare la mia vita quando avevo 18 anni e ho capito che desideravo vivere da consacrata, ho chiesto a don Mauro, un sacerdote che veniva nella mia parrocchia ad aiutare il parroco di accompagnarmi nella scelta della vocazione.

Da lì è iniziato il mio cammino di ricerca della “Perla Preziosa”. 

Nel frattempo mi sono diplomata come insegnante della scuola dell’infanzia, ho fatto la baby-sitter e ho continuato a impegnarmi nel volontariato.

Sono arrivata a cogliere l’invito di Gesù a seguirlo nella vita consacrata e a entrare in convento. In oratorio a Milano avevo conosciuto le suore di don Guanella e porto ancora nel cuore il ricordo di suor Pina; ho studiato dalle Orsoline, che sono state sempre molto accoglienti e ho conosciuto le suore del Cottolengo, che insegnavano alla scuola materna dei miei fratellini. Tutti felici incontri che mi hanno confermata nella mia scelta. 

Il carisma francescano mi ha affascinato e mi affascina tuttora e così eccomi con gioia tra le suore Francescane Angeline!  Sono molto grata al Signore perché la mia famiglia ha accolto favorevolmente questa decisione e nutre grande stima per le mie sorelle.

 

Da ragazzina venivo incoraggiata a correre perché mi dicevano che ero portata per questa disciplina. Ora, in modo diverso, continuo a correre per raggiungere il Premio, “alleno” il mio cuore ad amare come Gesù e chiedo alla Vergine Maria di aiutarmi tutti i giorni a rinnovare il mio Sì.

“Non aver paura di fronte a loro, perché Io sono con te per proteggerti” (Ger 1, 9)

Bentornati a tutti in questa rubrica sui Centenari francescani!

Questo mese continueremo a soffermarci, per l’ultima volta sulle Lodi di Dio Altissimo.

Abbiamo già detto che, nelle Lodi di Dio Altissimo, Francesco canta al Signore, quel Dio che lui aveva conosciuto e che ora amava, attribuendogli tutta una serie di attributi belli. Questo mese ci soffermeremo su: “Tu sei rifugio e protezione”. Come lo faremo? Anche questa volta cercando di capire in che cosa questo bel volto del Signore può avere a che fare con la nostra vita. Per scoprirlo abbiamo chiesto ad una ragazza di raccontarcelo…

“Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore, Tu sei fortezza, Tu sei rifugio” sono parole a me molto care.

Non è semplice ricordare i momenti in cui Dio è stato per me rifugio e protezione, perché ogni giorno percepisco il suo abbraccio di Padre e la sua mano che mi guida per strade che forse da sola non percorrerei, ma con la certezza che Lui è con me.

Riconosco però un momento della mia vita in cui Dio è stato per me rifugio e protezione. Anni fa vivevo la parrocchia, gli amici della parrocchia, l’università, gli amici dell’università, la discoteca il sabato sera e lo sport, tutto sullo stesso piano. Dio c’era, ma era in mezzo a tutta questa confusione.

Casualmente, avrei detto in passato, ma oggi dico grazie a Dio, mi è stato proposto di iniziare le 10 parole, e proprio lì ho incontrato nuovi amici, che con rispetto ed educazione si sono avvicinati a me senza mai dirmi ciò che della mia vita era giusto o sbagliato, ma lasciandomi libera, un po’ come Gesù fa con noi.

Sono stati poi, nel corso di anni, i momenti di preghiera passati assieme, le esperienze condivise, le uscite genuine, il servizio condiviso a farmi comprendere che la relazione con queste nuove persone aveva un sapore diverso, di una Gioia piena che sapeva di Cielo.

Pian piano ho iniziato a comprendere che il tempo a mia disposizione è un dono ed è bello spenderlo nel modo che più mi rende felice. Così con fatica, ma tanta soddisfazione e gioia, ho tagliato con quelle relazioni che mi portavano al peccato e non mi facevano sentire amabile e amata.

È stato difficile perché non avevo la certezza di fare le giuste scelte, ma poi passo dopo passo, mi sono resa conto di essere sempre più piena e felice con queste nuove amicizie.

Grazie agli amici incontrati alle 10 parole, riconosco un Dio presente nella mia vita, che ha cura di me, che non sceglie per me, ma che parla attraverso volti e situazioni.

In questo senso io penso che Dio sia rifugio e protezione per tutti noi: anche nelle tempeste più burrascose della nostra vita Lui è con noi e ci protegge.

Giulia

È proprio vero, il Signore mai ci lascerebbe soli, e proprio lì dove noi siamo più in crisi e ci sembra che tutti ci abbiano abbandonati, Lui in realtà è più vicino a noi di noi stessi.

Emma

D di Difesa

Se ti dico difesa ti vengono sicuramente in mente tante cose da cui, generalmente, ti difendi. Possono essere persone, situazioni, ambienti, azioni o semplicemente… pensieri.

Che poi… “semplicemente” si fa per dire, considerando che la nostra vita è costantemente influenzata da pensieri negativi. A mio parere difendersi da questi è  tra le cose più complicate da affrontare durante la giornata: come si fa a difendersi da qualcosa di invisibile, da noi stessi? La mattina mi sveglio, mi specchio e non so dove trovare il coraggio di presentarmi al mondo in queste condizioni trasandate; senza alcuna stima di me, vado quindi a scuola. La professoressa mi riconsegna la verifica e guardo il voto: che stupida che sono! Avrei dovuto studiare di più, non riesco mai a migliorare, sempre il solito disastro.

Quando torno a casa, invece, scopro che mia sorella ha preso un ottimo voto in matematica. Quindi è certo: sono io il problema!

Mi butto sul letto, prendo il cellulare e, come al solito, mi accorgo del tempo che sto perdendo e così anche oggi non ho fatto nulla. Che caso disperato!

Come se non bastasse stasera sono invitata ad una festa, non so che mettermi e solo il pensiero di quello che la gente giudicherà di me mi mette ansia.

Risultato della giornata? Disastro totale, tutto è stato controllato da questi pensieri negativi che ci autosabotano. Io però so di non essere questo, e non lo sei neanche tu.

Ma quindi come mi difendo da tutto ciò?

Ci sono due possibilità: posso ignorarli e nasconderli, oppure li riconosco, li accolgo e imparo a conoscerli.

Se posso consigliarti io la risposta, ti assicuro che la seconda è quella con il lieto fine. Infatti, secondo me, la soluzione è non avere paura di questi pensieri, poiché noi non siamo i nostri pensieri. Anzi, questi vanno tirati fuori, magari scrivendo, parlandone o ancora meglio confessandoli.

San Benedetto in una delle sue regole dice di

spezzare subito in Cristo tutti i cattivi pensieri che ci sorgono in cuore e manifestarli al padre spirituale.

Beh, che tu ci creda o no, ti garantisco che, per quanto sia faticoso all’inizio, funziona.

 

 

Grazie a questo infatti so che dove non mi amo io lo fa Dio;

quando non ho la forza, so a chi chiederla;

dove io non mi perdono, lo fa lui;

se non capisco, so che mi guiderà.

 

Mi sono quindi resa conto che più cerco di armarmi contro tutte queste paranoie, più scopro che solo affidandomi posso trovare difesa.

Quindi, secondo me, ciò che dobbiamo fare è cercare l’opera di Dio durante la quotidianità, aprirsi e parlare con le persone che il Signore ci manda e scoprire che tutti noi siamo prodigi!

 

Nel mese di giugno affidiamo queste intenzioni all’intercessione di Madre Chiara Ricci

Le condizioni di salute di:

Juan Carlos, Lia, Gian Franco, NiKol, Laura, Giuliana, Mariangela, Blanca, Pina, Gigi, Niccolò, Valerio, Fausta, Enrica, Maria, Daniela, Margherita, Patrizio, Giovanni, Giancarlo, Graziano e Patrizia, Elisa, Irene, Emma, Anna, Ottavio, Renato, Anna, Margherita, Angelina, Alessandro, Lorenzo, Alice, Martina, Virginia, Fabiana, Francesco, Laura, Susanna, Cristian, Ornella, Aurelia, Giselda, Amalia, Marida, Luigina, Stefano, Sandro, Sara, Moira, Norma, Paolo, Kate, Daniele, Viviana, Rachele e Vincenzo, Loredana, Roberto, Gigi, Giovannarosa, Maria, Alessandra, Ermanno, Maria, Stefania, Clara, Herman, Andrea, don Claudio, Carlo, Anna Maria, Luigi.

e dei più piccoli: Sofia, Emma, Martin, Massimo, Maria, Alessandro, Giovanni, Edoardo, Noah, Milo, Alessandro, Arianna. 

 

I desideri di: Alice e Marco, Valentina e Andrea, Maria, Jenny, Irma.

 

Il lavoro di: Giovanna.

 

La vita di: Patrizia, Chiara, Ernestina, Paola, Loreto, Mariella e Andrea, Daniela, Greta, Giorgia, Ludovica, Leonardo, Marta, Vittoria, Tommaso, Francesco.

 

Intenzione particolare: Affidiamo all’intercessione di madre Chiara il prossimo XXIII Capitolo generale che vivremo a Roma dal 12 al 31 luglio 2025.

Quando Sperare significa “semplicemente stare”!

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

(Lc 1, 41-45)

 

Il mese di maggio si è ormai concluso ma la Sapienza della Chiesa non finisce di stupirci.

A conclusione di questo mese dedicato alla Vergine Maria, la liturgia ci fa porre lo sguardo sull’incontro tra due donne.

Due donne, custodi nel loro grembo di vita nuova, che si ritrovano, si abbracciano; si riconoscono destinatarie di un amore sovrabbondante e inaspettato ed elevano ciascuna il proprio canto di lode al Dio Onnipotente.

Maria, con tanta semplicità e umiltà, accoglie il saluto della cugina Elisabetta e poi, con altrettanta delicatezza e fermezza, sposta l’attenzione da sé a Colui che ricolma l’umanità intera di tenerezza e misericordia.

 

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.

(Lc 1, 49-50)

 

 

Nel canto del Magnificat Maria esprime in pienezza il suo essere donna di speranza. Anzi,  Madre di speranza!

E’ grazie a lei, infatti, che anche noi possiamo essere capaci di vivere con coraggio il nostro oggi, tenendo fisso lo sguardo sul futuro per intravederne germogli di bellezza, di novità, di salvezza.

Questo non vuol dire però illudersi che nella nostra vita e nel mondo tutto andrà sempre bene! La realtà, la storia, le notizie ce lo mostrano quotidianamente. 

 

Viviamo tempi difficili da percorrere e da raccontare, che rappresentano una sfida per tutti noi e che non dobbiamo fuggire.

(papa Leone XIV)

 

Ecco! Maria ci insegna questo: a non fuggire di fronte alle crisi, ai dubbi, a ciò che non conosciamo. Ce lo ha mostrato in tutta la sua vita. 

 

Maria: non è una donna che si deprime davanti alle incertezze della vita, specialmente quando nulla sembra andare per il verso giusto. Non è nemmeno una donna che protesta con violenza, che inveisce contro il destino della vita che ci rivela spesso un volto ostile. È invece una donna che ascolta: non dimenticatevi che c’è sempre un grande rapporto tra la speranza e l’ascolto, e Maria è una donna che ascolta. Maria accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato. Fino alla notte suprema di Maria, quando il suo Figlio è inchiodato al legno della croce.

(papa Francesco)

 

La Vergine Maria è Madre di Speranza proprio per la sua capacità di “stare”:

Stare… nella scelta di accogliere il Verbo di Dio nel suo grembo.

Stare… di fronte al Figlio di Dio che impara il mestiere del falegname ma che, ancora bambino, si ferma a discutere con i sacerdoti al Tempio di Gerusalemme.

Stare… in disparte in una festa di nozze, ma indicare ai servitori (e a tutti noi!) a Chi rivolgersi per gustare la pienezza della gioia.

Stare… sotto una croce, guardando il proprio figlio tradito, rinnegato, abbandonato e crocifisso; stare nell’attesa silenziosa del Sabato Santo. 

 

La ritroveremo nel primo giorno della Chiesa, lei, madre di speranza, in mezzo a quella comunità di discepoli così fragili: uno aveva rinnegato, molti erano fuggiti, tutti avevano avuto paura (cfr At 1,14). Ma lei semplicemente stava lì, nel più normale dei modi, come se fosse una cosa del tutto naturale: nella prima Chiesa avvolta dalla luce della Risurrezione, ma anche dai tremori dei primi passi che doveva compiere nel mondo. Per questo tutti noi la amiamo come Madre. Non siamo orfani: abbiamo una Madre in cielo, che è la Santa Madre di Dio. 

(papa Francesco)

 

A te, Maria, Madre della Speranza, vogliamo allora volgere il nostro sguardo.

Vogliamo affidarti la nostra vita, il nostro cammino, le nostre scelte.

Sostieni tu i nostri passi e, ogni tanto, ricorda al nostro cuore di alzare lo sguardo verso tuo Figlio; di non avere paura, ma di guardare l’orizzonte più lontano (che si chiama Regno dei Cieli) per essere portatori di speranza nella nostra quotidianità; di vivere il coraggio della speranza per diffondere ovunque il profumo di Cristo Risorto!

 

Il carisma di Madre Chiara tra i giovani brasiliani di Campo Grande e San Paolo

Bentornati sul nostro blog!

È passato un po’ di tempo dall’ultima volta in cui abbiamo condiviso parole, riflessioni e racconti sul nostro cammino nel mondo, accanto a Madre Chiara Ricci. Eppure, in questo tempo (di silenzio virtuale), la vita dell’Associazione non si è mai fermata: ha continuato a pulsare nei cuori, nelle esperienze, nelle preghiere quotidiane di chi, come Mariana, Bianca e Yara, giovani della comunità di Campo Grande e San Paolo in Brasile, portano dentro di sé la luce del carisma di Madre Chiara.

Riprendiamo oggi il filo del racconto, partendo proprio da queste giovani ragazze che testimoniano con semplicità e profondità come la presenza spirituale di Madre Chiara continui a generare fede, amicizia e impegno concreto. Le loro parole sono un invito ad ascoltare, a lasciarsi toccare e, perché no, a riscoprire insieme la bellezza di essere “amici” di Dio, di Madre Chiara e gli uni degli altri.

 

 

Mi chiamo Mariana, ho 20 anni, vivo a Campo Grande e studio biomedicina.

Fin dalla mia nascita, i miei genitori fanno parte dell’Associazione “Amici di Madre Chiara Ricci”, e così sono cresciuta partecipando sia agli incontri locali qui a Campo Grande sia agli incontri nazionali.

L’Associazione è per me una grande passione: tutto il percorso che ho vissuto mi ha aiutato profondamente nella mia crescita cristiana e personale.

Essere una “Giovane Amica di Madre Chiara Ricci” è per me un privilegio. Porto Madre Chiara con me nella mia vita quotidiana, nelle mie attività di ogni giorno, e questo mi aiuta a mantenere viva la preghiera in ogni momento.

Inoltre, so di poter contare su un’amica in cielo che intercede per me e mi accompagna sempre.

Mariana

 

Mi chiamo Bianca, ho 18 anni, vivo a San Paolo, studio Scienze Motorie e sono anche una calciatrice dilettante.

Fin da piccola ho sempre fatto parte del gruppo degli “Amici di Madre Chiara”. Ho frequentato la Scuola San Francisco e sono cresciuta partecipando ai gruppi dei piccoli, poi degli adolescenti, e oggi faccio parte dei “Giovani Amici di Madre Chiara”.

Far parte di questo cammino è per me molto significativo: ha allargato la mia visione della vita e mi ha aiutato a far crescere la mia fede, che è maturata in ogni fase del mio percorso.

Bianca

Sono Yara Casal Lopes, ho 28 anni, vivo a Campo Grande MS, sono laureata in economia con specializzazione in gestione del personale e dipartimento del personale, attualmente lavoro come analista in questo ambito.

Ho conosciuto l’associazione degli amici di Madre Chiara nella mia comunità; quando esisteva solo un gruppo di adolescenti.

Entrare a far parte di questa realtà è stato fondamentale per il mio cammino, ho potuto vivere concretamente tutto ciò che abbiamo appreso durante i momenti di formazione.

C’è una frase di Madre Chiara che porto come motto nella mia vita: “Dio sa quello che fa”. Quando qualcosa non va come previsto, mi impegno a rileggere quella situazione alla luce di queste parole, cercando di cogliere il disegno di Dio in ogni evento.

Da oltre 12 anni faccio parte dell’Associazione ed è meraviglioso condividere questo percorso con altre persone che, come me, si riconoscono nel carisma di Madre Chiara.

Yara

VITA IN ABBONDANZA

Ecco le testimonianze di alcuni giovani che hanno partecipato al Triduo pasquale a Casa Laudato Sii dal 16 al 20 aprile.

 

Ciao a tutti!

Mi chiamo Chiara, ho 25 anni e abito in provincia di Torino.

Quest’anno ho avuto la grazia di vivere il Triduo Pasquale ad Assisi, a Casa Laudato Sii, insieme alle suore Francescane Angeline.

Che dire? Sono stati giorni molto intensi e forti, in cui ho proprio fatto esperienza di Pasqua, cioè di passaggio. Momento dopo momento, sono stata immersa in questo grande mistero, comprendendone sempre più il senso e ricevendo uno sguardo nuovo, più consapevole, su ciò che rappresenta per la mia fede e la mia vita.

Tante sono le cose che custodisco nel cuore, ma tra tutte, ciò che risuona maggiormente è la certezza e la speranza che, così com’è stato per Gesù, anche le piccole morti/fatiche/fallimenti del quotidiano non sono più l’ultima parola, qualcosa di definitivo, ma rappresentano il luogo in cui Dio, per mezzo del Suo Spirito, passa e opera (anche se magari non ce ne accorgiamo), portando luce e generando vita, nel modo che solo Lui sa e può fare.

Cristo è risorto, è veramente risorto, alleluia!

Chiara

 

 

Ciao a tutti!
Mi chiamo Massimo, ho 27 anni, sono di Milano e sono professore di religione in una scuola media.
Dal 16 al 21 Aprile ho avuto la grazia di poter vivere i giorni del triduo pasquale, fino al Lunedì dell’Angelo, ad Assisi, in una maniera diversa dal solito.
Ho vissuto questo tempo in un clima di fraternità, con persone che non conoscevo, con le quali è stato bellissimo poter condividere un tratto del mio cammino di fede.
Ho sperimentato la bellezza del pregare assieme e del sorreggersi a vicenda nella preghiera e nel quotidiano.
Durante questi giorni abbiamo potuto celebrare la celebrazione del Venerdì Santo nella chiesetta di San Damiano.

E’ stato un momento che mi ha colpito particolarmente: ascoltare la lettura della Passione di Gesù, in un luogo speciale come quello, luogo dove il Signore ha parlato a San Francesco dicendogli di riparare la sua chiesa, è stata un’occasione meravigliosa!
Sono grato di aver avuto la possibilità di vivere giorni di meraviglia e bellezza come questi!

Massimo

 

 

Ciao, mi chiamo Elisa e da quando ho incontrato le suore francescane Angeline sono un’affezionata frequentatrice di casa Laudato Sii! Sono arrivata al Triduo con un vecchio ricordo per la testa, riaffiorato dalla lettura della Parola di Dio; così è sorta una domanda: “Non è che facciamo peggio, Signore? Forse è meglio tornare indietro a quando ancora non ti conoscevo?”.

 

Ed ecco che le parole del Centurione mi hanno risposto:

Non mi preoccupo di sondare l’abisso nel profondo, mi basta aver intuito, e quello che so guida la mia vita e le dà senso.

Nei giorni del Triduo ho intuito che Dio Padre è sempre con me e non vuole che io, sua figlia, vada perduta.

Dio mi vuole viva, e affinché iniziassi a vivere era necessario attraversare quel ricordo, era necessario che capissi da dove iniziare a camminare. Ora che so da dove parto e per dove passo, posso dirigermi verso la meta: UNA VITA IN ABBONDANZA! Con la consapevolezza che…

In te, Signore, mi sono rifugiata, mai sarò delusa.

Elisa

Nel mese di maggio affidiamo queste intenzioni all’intercessione di Madre Chiara Ricci

Le condizioni di salute di:

Attilio, Ugo, Renato, Alessandro, Lorenzo, Alice, Martina, Virginia, Fabiana, Francesco, Laura, Susanna, Cristian, Ornella, Aurelia, Giselda, Amalia, Marida, Luigina, Stefano, Sandro, Sara, Moira, Norma, Paolo, Kate, Daniele, Viviana, Rachele e Vincenzo, NiKol, Laura, Giuliana, Mariangela, Blanca, Ciro, Tina, Gigi, Niccolò, Valerio, Fausta, Enrica, Maria, Daniela, Margherita, Patrizio, Giovanni, Giancarlo, Fabrizio, Filippo, Giovannarosa, Gigi, Roberto, Loredana, Alessandra, Ermanno, Clara, Maria, Emanuela, Andrea, Nanda, Gino, Filippo, Giovanni e Massimo, Andrea, don Claudio, Carlo, Anna Maria, Irma, Salvatore, Sandro, Angela, Gianfranco.

e dei più piccoli:Noah, Milo, Alessandro, Arianna, Emma, Martin, Massimo, Maria, Alessandro, Giovanni.

 

I desideri di: Valentina e Andrea, Fabio e Silvia, Letizia.

 

Il lavoro di: Giovanna, Daniele, Fabio, Giorgio.

 

La vita di: Paola, Loreto, Mariella e Andrea, Daniela, Greta, Giorgia, Ludovica, Leonardo, Marta, Vittoria, Tommaso, Patrizia, Chiara, Ernestina, Francesco.

 

Intenzione particolare: Affidiamo all’intercessione di madre Chiara il prossimo XXIII Capitolo generale che vivremo a Roma dal 12 al 31 luglio 2025.

NINNI DI LEO: LA PASSIONE PER GLI AMICI

I santi “ordinari”, spesso sconosciuti e ignorati, sono la quasi totalità dei cristiani. Sono coloro che, nella vita di tutti i giorni, diventano testimoni visibili del mondo invisibile con la fedeltà al Vangelo. Essi non si separano dal mondo, ma vi si immergono allo scopo di santificarlo, di trasfigurarlo, di elevarlo e di ricondurlo al Padre.

La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario

 

Ninni di Leo nasce a Palermo il 4 aprile 1957. Fratello maggiore di Sergio e Valeria già dalla tenera età si trova ad aiutare la mamma ad educarli e standole accanto visto che il padre li lascia.

Trascorsa l’infanzia, a dodici anni inizia a frequentare un oratorio salesiano dove si forma con il loro carisma. Ama pregare in compagnia e lo spiega sempre con una frase del Vangelo di Matteo “dove due o più persone sono unite nel mio nome, io sono sempre presente in mezzo a loro”

Tutte le domeniche è puntuale a Messa, dove coglie la bellezza della comunione frequente ma non giornaliera per non farla diventare un’abitudine con il rischio di perderne la bellezza dell’incontro unico con Gesù. I pomeriggi invece si dedica all’ascolto delle radiocronache del campionato di calcio, il suo tifo è per l’Inter.

Adora ascoltare la musica e ballare i successi di quei giorni, tanto che con i suoi risparmi compra uno stereo. Tra queste sue passioni ci sono il calcio, la pallacanestro, la lettura e la geografia. Dedica il suo tempo anche alla lettura delle vite di San Giovanni Bosco e San Domenico Savio, è molto attratto dalle storie delle loro vite.

Sin da giovane mostra il suo spirito altruista, il suo sguardo è rivolto sempre all’altro. Un esempio è la giornata di quiz di cultura generale: alla classifica finale arriva secondo, il primo infatti è un suo compagno di classe. Ninni è davvero contento perché l’amico oltre a studiare lavora con il padre nel panificio, quindi, ha meno tempo per studiare e Ninni lo fa notare a tutti per esaltarne il successo.

Nell’estate del 1973, a sedici anni viene rimandato in una materia a scuola, deve recuperarla a settembre. A luglio però subisce una improvvisa crisi di mal di testa con vomito e viso bluastro. Si reca subito in pronto soccorso dove gli viene diagnosticata la leucemia.

Da un giorno all’altro la vita di Ninni viene stravolta, dove però non si fa abbattere dalla sofferenza, ha sempre per tutti, malati e sanitari, un sorriso e una parola di conforto.

Dopo poco si trasferisce con la mamma a Parigi in un centro specializzato per la cura della leucemia. Incontra tanti ragazzi e giovani affetti dalla stessa malattia, dove, con un po’ di fatica con la lingua, riesce a creare forti legami con loro. Grazie a questi ragazzi trova conforto e svago, ricambiando sempre con il suo splendido sorriso.

La preghiera rimane il suo porto fisso assieme alla madre. Trova rifugio in un ambiente dove molti sono atei.

Dopo le cure farmacologiche la sua terapia viene cambiata, deve ciclicamente recarsi in una camera sterile e starci per giorni isolato. Quella terapia è estremamente destabilizzante.

Quei giorni sono davvero faticosi per Ninni. La sofferenza è tanta. Un giorno il primario vedendolo soffrire gli dice:

Sfogati, dì le parolacce! Possibile che non ti ribelli mai? Che cosa hai fatto tu a Dio?

E Ninni senza esitare risponde:

Ma cosa c’entra Dio? Il Signore non ha forse sofferto tanto per noi? E poi a dire le parolacce non c’è alcun piacere, uscirebbero sterilizzate dalla camera sterile.

Durante la degenza in ospedale legge anche agli altri ragazzi la vita di San Domenico Savio.

Dopo le sofferenze per le cure inutili madre e figlio decidono di tornare a casa. Ninni riprende così un po’ di quotidianità. Viene anche organizzata una festa in suo onore dove balla con tanta energia.

Il 23 gennaio nasce al cielo, trova sollievo a tutte le sofferenze provate sulla terra.

 

https://www.santiebeati.it/dettaglio/92261

La notte è luminosa come il giorno

Bentornati a tutti in questa rubrica sui Centenari francescani!

È da un po’ che ci stiamo soffermando sul centenario delle stimmate, festeggiato l’anno scorso nel mese di settembre. Questo mese, però, questo appuntamento ha una tonalità tutta particolare, in quanto abbiamo da poco celebrato la Pasqua, fulcro di tutto l’anno liturgico, centro della nostra fede e memoriale di quello che Francesco ha poi ricevuto in dono sul suo stesso corpo: la Passione, morte e Resurrezione del Signore Gesù.

Come negli ultimi mesi, anche questa volta ci soffermeremo su uno dei tanti attributi che il Santo di Assisi attribuisce al Signore nella preghiera de Le Lodi di Dio Altissimo. In questo mese così bello, e in questo periodo di festa e di lode, ci soffermeremo su Tu sei Bellezza. E allora, lasciamo parlare Mariapia, che condivide con noi una piccola riflessione:

“«Tu sei bellezza» con queste parole Francesco si rivolge al Padre. É proprio la bellezza una delle forme con cui il Padre si è manifestato a lui attraendolo sempre di più a sé e rinnovando il suo sguardo e il suo cuore come accadde con l’esperienza dei lebbrosi. I luoghi in cui si manifesta molto spesso non sono quelli dove lo cerchiamo, ma come può uno sguardo distratto o malato riconoscere la luce e abituarsi ad essa? Ecco che una risposta a questa domanda viene proprio dall’esperienza di Francesco: dobbiamo avere il coraggio di rivolgere lo sguardo altrove per scorgere la bellezza autentica, scoprendo che non si tratta di una mera forma contemplativa ma concreta, viva e generativa.

Uno dei luoghi in cui la bellezza del Signore si esprime pienamente è la nostra interiorità. «Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori» Come narra S. Agostino nelle Confessioni: la nostra interiorità è una strada che conduce proprio a questa bellezza autentica ed è luogo di incontro con il Padre.  Lasciare spazio alla sua presenza nel nostro cuore non è cosa facile nella vita di tutti i giorni, ma solo così possiamo rinnovare il nostro sguardo su di noi e sul resto del mondo, scoprendo di avere da sempre posseduto il dono della grazia di amare come il Padre, nonostante i nostri limiti. Concludo questa breve riflessione, augurando a tutti i lettori il coraggio di volgere lo sguardo lì dove non si vuole e lasciare che sia il Signore a rilevarne la vera bellezza.”

Mariapia

Proprio così, la bellezza del Signore c’è, non è un qualcosa che un giorno arriverà, né un concetto tanto bello quanto distante da noi. C’è in tutto ciò che viviamo, persino lì dove noi sperimentiamo l’amarezza, come Francesco con i lebbrosi. Infatti, è proprio lì, in ciò che gli sapeva brutto e insopportabile vedere, che il poverello di Assisi, cambiando il suo sguardo, incontra il suo Dio, e ciò che gli sapeva amaro gli fu trasformato in dolcezza e bellezza. Lui, il Signore, il più bello tra i figli dell’uomo, creando il mondo ha lasciato la Sua impronta di Luce, Vita e Bellezza in ogni cosa, bisogna solo imparare a riconoscerla. Ma noi crediamo a questa notizia tanto bella quanto, a volte, lontana da ciò che viviamo?

Come dice il Vangelo che abbiamo ascoltato durante la Veglia di questa Pasqua da poco trascorsa (Lc 24, 1-12), a volte crediamo di più alla morte che alla Bellezza che si cela in ogni cosa, e andiamo dal Signore con gli oli della sepoltura, perché in fondo gli vogliamo bene, ma la sua buona notizia è troppo distante da quello che viviamo per crederci. E allora, che questa Pasqua possa essere per noi la riscoperta di questa Bellezza che va oltre ogni morte. Buona notizia sconvolgente, ricca di Luce… e di Vita. Una Bellezza che si chiama Resurrezione.

Emma