Santi

«Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. (dall’esortazione apostolica “Gaudete et Exultate” di Papa Francesco)

In questa pagina troverai le storie di alcuni giovani che non hanno avuto paura di puntare in alto e che vogliono dire anche a te, oggi, che la santità è davvero possibile.


DON SALVATORE MELLONE: L’AMORE PER LA SCRITTURA E LA CHIAMATA DI DIO

Come sacerdote, sei sacramentalmente inserito nel grande ministero dell’alleanza nuziale di Cristo con la Chiesa sua sposa. […] La tua donazione a lui non diminuisce ma allarga le potenzialità del tuo cuore e lo apre a orizzonti senza limiti.

La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario

 

Don Salvatore Mellone nasce a Barletta il 7 marzo 1977. Cresce a Valenzano in provincia di Bari con mamma Filomena, papà Giuseppe e la sorella minore Adele. La sua infanzia ha un decorso lineare e sereno.

A otto anni la famiglia di trasferisce a Barletta, dove crea forti legami nel quartiere Borgovilla. Esso, infatti, viene descritto come una scuola di vita per lui grazie alla strada e agli amici che diventano compagni di viaggio. La sua crescita intellettuale invece inizia alle scuole medie: conosce veri insegnanti che lo formano molto, lasciando segni profondi che gli terranno compagnia per tutta la vita. Ha infatti un’insegnante che chiama la “mia professoressa del cuore”. Al liceo la strada si fa in salita: i professori che incontra lo formano a livello di conoscenze ma rimane molto deluso dal punto di vista umano.

Durante questi anni però Dio entra nella vita di Salvatore: sente la necessità di dover ricevere il sacramento della Cresima. La madre lo iscrive quindi al catechismo e, inserito in un gruppo di recupero per non aver frequentato gli anni precedenti, inizia il suo cammino di fede tra divertimenti, veglie di preghiera e campi scuola. Finito il liceo si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Bari dove riesce a superare tutti gli esami ma non ottiene la laurea perché sente che quella non è la sua vita.

Terminati gli studi decide di svolgere un servizio in parrocchia perché sente di non vivere la vita pienamente; fa da catechista a ragazzi che si avvicinano così ai sacramenti.

Il 2 gennaio 2003 però riceve una chiamata, quella alla leva obbligatoria. Il 15 aprile di quell’anno deve partire. Dio è sempre presente nella sua vita anche se Salvatore spesso non se ne accorge e decide spesso di accantonarlo. C’è un punto fermo nella sua vita: la scrittura. Salvatore scrive in ogni luogo e in ogni circostanza, annota tutto ciò che vede, immagina e sente. Nel 2009 pubblica la sua raccolta di poesie, e in quei giorni termina anche la relazione duratura con la sua ragazza.

In quel momento Dio bussa sempre più forte alla sua porta e Salvatore un po’ per volta inizia ad aprirgli il suo cuore. A maggio del 2011 riceve una proposta di lavoro presso l’Istituto Marcelline a Bolzano dove però resta poco perché la chiamata di Dio diventa concreta e torna a Barletta per iniziare il cammino sacerdotale.

Entra quindi nell’anno propedeutico presso il Pontificio Seminario Regionale Pio XI di Molfetta dopo due anni di discernimento con l’accompagnamento di Don Rino Caporusso. Nel 2012 entra al primo anno di formazione in seminario. Nel 2013 con l’amico Vincenzo de Gregorio pubblica per la casa editrice “Tau” un secondo testo: “L’umanità libera sorride a Dio-Agorà e Parola”.

Nel giugno 2014 termina il secondo anno di formazione e scopre di avere una neoplasia all’esofago. La paura che la malattia possa interrompere il cammino di formazione diventa molta ma Salvatore riesce a continuare il suo percorso tra le cure e la preghiera: riesce a sostenere tutti gli esami e ad ottobre di quell’anno si dedica agli esercizi spirituali propedeutici per l’ufficiale richiesta all’Ammissione agli Ordini Sacri. Essa viene accolta e il 26 dicembre 2014 compie questo passo presso la parrocchia del Santissimo Crocifisso.

La malattia avanza e lo mette a dura prova. Soffre molto all’idea di non poter terminare il percorso vocazionale e non ricevere l’ordine presbiterale, ma è sicuro che

ci penserà Dio a ordinarmi e farmi presbitero.

Salvatore non sbaglia: l’11 aprile 2015 telefona all’Arcivescovo, il quale accoglie la sua richiesta di essere ordinato presbitero in anticipo. Viene così conferito dal ministero del lettorato e accolitato 14 aprile, del diaconato il 15 aprile e del presbiterato il 16 aprile.

Iniziano i suoi giorni da presbitero nella casa cattedrale (definita così dall’Arcivescovo). Celebra 59 messe in 74 giorni di sacerdozio e quando si trova nel policlinico di Bari esercita il suo ministero tra gli ammalati.

Il 2 giugno battezza la piccola Jennifer che gli dona una gioia enorme. Da quel momento la malattia avanza così tanto da metterlo in grave difficoltà, ma con l’aiuto dei sacerdoti confratelli riesce a celebrare l’eucarestia.

Il 29 giugno 2015 nasce al cielo per continuare a celebrare “con Dio per sempre”.

E allora che cosa ci chiede in questo tempo? Ci chiede di essere suoi testimoni. Che cosa significa questo? Significa che io riempito il mio cuore, come dicevamo prima, della sua presenza, se io ho riempito il mio cuore del suo amore, se io ho riempito il mio cuore di tutto ciò che di meglio riesco a scovare che mi proviene da lui, automaticamente non posso far altro che essere testimone. Chi è il testimone? Il testimone è colui il quale ha assistito a qualcosa. In questo caso noi siamo testimoni non solo perché abbiamo assistito a qualcosa, ma perché viviamo qualcosa. Gesù non è una favoletta, Gesù non è un raccontino. … Gesù Cristo è qualche cosa di reale, qualche cosa di presente. E noi siamo proprio testimoni di questo: testimoni di una gioia che non può avere fine, di una gioia eterna.

 

https://pastoralegiovanileandria.wordpress.com/wp-content/uploads/2019/12/don-salvatore-mellone.pdf

PAOLA ARDUINO – IL SORRISO E LA SPERANZA

Il santo: una persona con “una marcia in più”. […] È una persona ottimista perché è convinta di far parte di un progetto d’amore predisposto dal Padre. È ottimista perché vive nell’atteggiamento semplice e confidente del bimbo che sta felice fra le braccia del Padre. È ottimista perché è convinta che tutto concorre al bene in coloro che si affidano umilmente a Dio. È ottimista perché è convinta che tutto è grazia e dono, nonostante le sofferenze e le contrarietà di ogni giorno.

Santità – Le cose ordinarie in modo straordinario

 

Paola Arduino nasce il 23 marzo 1984 a cuneo. Della sua infanzia si sa poco, nei vari scritti infatti avviene un gande salto temporale fino all’adolescenza.

Frequenta il liceo linguistico. È alta e slanciata, spigliata e molto estroversa.

Paola ha una sua caratteristica che la distingue in mezzo agli altri: il suo radioso e luminoso sorriso che dona a tutte le persone che incontra.

Sogna di diventare hostess o interprete per poter viaggiare in tutto il mondo.

Ha molti amici: i compagni di scuola e gli amici del paese, con i quali spesso si trova il sabato e la domenica per feste, passeggiate o pizze in compagnia. È un’ottima amica e, nonostante la giovane età, è molto saggia e prudente, offre a tutti una “vera” amicizia.

Dagli scritti emerge una frase che ripete spesso:

Bisogna essere felici perché la vita è adesso ed è fantastica.

Frequenta anche il gruppo dei giovanissimi in parrocchia e partecipa al coro nella messa della domenica.

Lunedì 20 dicembre 1999 è una giornata intensa per Paola. Va a scuola, svolge due compiti in classe, uno dei quali è un tema. Nello scritto argomenta il malessere dei giovani, sempre insoddisfatti e dispersi in mille attività banali e insignificanti. Accende però una speranza in mezzo a tutta questa negatività: incoraggia i giovani a combattere contro la società che sembra destinare tutti a un futuro pieno di incertezze. Cita il gabbiamo Jonathan Livingstone per spronare i coetanei a fare come lui: a prendere il volo, che può essere motivo di gioia e pienezza, senso di libertà e soddisfazione, visto che per il resto dei gabbiani l’unico scopo è quello di cercare il cibo. I giovani devono fare come lui, senza arrendersi e abbandonare i sogni per adeguarsi alle vite degli altri, ma emergere e cercare di ottenere ciò che si vuole veramente.

Per concludere quella giornata alla sera va al gruppo giovanissimi della parrocchia per una pizza. Poco dopo essere uscita di casa viene investita e nasce al Cielo il giorno seguente.

Proprio negli istanti in cui avviene l’incidente la madre partecipa alla Novena di Natale. Nel suo cuore risuona una Parola tratta dal Cantico dei Cantici:

Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. Somiglia il mio diletto a un capriolo o a un cerbiatto. Eccolo, sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate. Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, Amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti spandono fragranza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nella fenditura della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro.

(Ct 2,8-14)

Fonte: https://www.gruppomariaportadelcielo.it/i_nostri_angeli/Paola_Arduino/Paola_Arduino.html

NINNI DI LEO: LA PASSIONE PER GLI AMICI

I santi “ordinari”, spesso sconosciuti e ignorati, sono la quasi totalità dei cristiani. Sono coloro che, nella vita di tutti i giorni, diventano testimoni visibili del mondo invisibile con la fedeltà al Vangelo. Essi non si separano dal mondo, ma vi si immergono allo scopo di santificarlo, di trasfigurarlo, di elevarlo e di ricondurlo al Padre.

La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario

 

Ninni di Leo nasce a Palermo il 4 aprile 1957. Fratello maggiore di Sergio e Valeria già dalla tenera età si trova ad aiutare la mamma ad educarli e standole accanto visto che il padre li lascia.

Trascorsa l’infanzia, a dodici anni inizia a frequentare un oratorio salesiano dove si forma con il loro carisma. Ama pregare in compagnia e lo spiega sempre con una frase del Vangelo di Matteo “dove due o più persone sono unite nel mio nome, io sono sempre presente in mezzo a loro”

Tutte le domeniche è puntuale a Messa, dove coglie la bellezza della comunione frequente ma non giornaliera per non farla diventare un’abitudine con il rischio di perderne la bellezza dell’incontro unico con Gesù. I pomeriggi invece si dedica all’ascolto delle radiocronache del campionato di calcio, il suo tifo è per l’Inter.

Adora ascoltare la musica e ballare i successi di quei giorni, tanto che con i suoi risparmi compra uno stereo. Tra queste sue passioni ci sono il calcio, la pallacanestro, la lettura e la geografia. Dedica il suo tempo anche alla lettura delle vite di San Giovanni Bosco e San Domenico Savio, è molto attratto dalle storie delle loro vite.

Sin da giovane mostra il suo spirito altruista, il suo sguardo è rivolto sempre all’altro. Un esempio è la giornata di quiz di cultura generale: alla classifica finale arriva secondo, il primo infatti è un suo compagno di classe. Ninni è davvero contento perché l’amico oltre a studiare lavora con il padre nel panificio, quindi, ha meno tempo per studiare e Ninni lo fa notare a tutti per esaltarne il successo.

Nell’estate del 1973, a sedici anni viene rimandato in una materia a scuola, deve recuperarla a settembre. A luglio però subisce una improvvisa crisi di mal di testa con vomito e viso bluastro. Si reca subito in pronto soccorso dove gli viene diagnosticata la leucemia.

Da un giorno all’altro la vita di Ninni viene stravolta, dove però non si fa abbattere dalla sofferenza, ha sempre per tutti, malati e sanitari, un sorriso e una parola di conforto.

Dopo poco si trasferisce con la mamma a Parigi in un centro specializzato per la cura della leucemia. Incontra tanti ragazzi e giovani affetti dalla stessa malattia, dove, con un po’ di fatica con la lingua, riesce a creare forti legami con loro. Grazie a questi ragazzi trova conforto e svago, ricambiando sempre con il suo splendido sorriso.

La preghiera rimane il suo porto fisso assieme alla madre. Trova rifugio in un ambiente dove molti sono atei.

Dopo le cure farmacologiche la sua terapia viene cambiata, deve ciclicamente recarsi in una camera sterile e starci per giorni isolato. Quella terapia è estremamente destabilizzante.

Quei giorni sono davvero faticosi per Ninni. La sofferenza è tanta. Un giorno il primario vedendolo soffrire gli dice:

Sfogati, dì le parolacce! Possibile che non ti ribelli mai? Che cosa hai fatto tu a Dio?

E Ninni senza esitare risponde:

Ma cosa c’entra Dio? Il Signore non ha forse sofferto tanto per noi? E poi a dire le parolacce non c’è alcun piacere, uscirebbero sterilizzate dalla camera sterile.

Durante la degenza in ospedale legge anche agli altri ragazzi la vita di San Domenico Savio.

Dopo le sofferenze per le cure inutili madre e figlio decidono di tornare a casa. Ninni riprende così un po’ di quotidianità. Viene anche organizzata una festa in suo onore dove balla con tanta energia.

Il 23 gennaio nasce al cielo, trova sollievo a tutte le sofferenze provate sulla terra.

 

https://www.santiebeati.it/dettaglio/92261

GIORGIA SAULEA LIUZZI: L’AMORE NEL DONARSI

Giorgia Saulea nasce il 20 aprile 1989 in Romania. Da giovane si trasferisce in Italia nella provincia di Milano dove, cliente abituale di una pizzeria d’asporto, conosce Michele Liuzzi, proprietario e pizzaiolo.

I due iniziano a frequentarsi: Michele è da subito colpito dalla sua delicatezza e purezza d’animo. Vede che in lei c’è qualcosa di diverso, dimostra l’amore nel ricevere ma nel dare.  

Giorgia è ortodossa non praticante e Michele cattolico. La profonda fede di Michele la porta a convertirsi, rafforzando maggiormente il loro legame.

I due si fidanzano e decidono di sposarsi il 31 maggio 2015. Il matrimonio li unisce in Cristo e fondano il loro amore in lui, sulla preghiera e sulla fiducia in Dio.

Giorgia soffre di una grave allergia al lattosio che già da giovane le causa frequenti episodi di vomito.

Dopo qualche anno di matrimonio Giorgia rimane incinta di Leonardo. La gravidanza però risulta a rischio perché lei è affetta da una condizione che le provoca costantemente nausea e vomito. Per questo deve essere ricoverata in ospedale, la sua vita e quella del bambino sono a rischio. La degenza è complessa e faticosa ma i due sposi ripongono ancora la loro fiducia in Dio e fanno una promessa:

Signore, se ci permetti di far nascere nostro figlio, ti doniamo la nostra vita per testimoniare cosa significa essere una famiglia cristiana.

La gravidanza viene portata a termine e il 19 settembre 2017 viene alla luce Leonardo.

I problemi di salute di Giorgia però persistono: le vengono infatti diagnosticate delle infezioni batteriche estremamente aggressive. Riceve così cure mediche continue senza però trovare sollievo dalla sofferenza se non nella preghiera e nella forza della famiglia:

Mi sento realizzata…Ho sposato l’uomo che amo e ho messo al mondo un bambino meraviglioso!

Ogni volta che preghiamo il Santo Rosario sento tanta pace e serenità nel cuore, al punto da commuovermi per l’emozione, nonostante questa malattia.

La convalescenza continua e sembrano esserci dei miglioramenti, ma nel 2019 ad ottobre le sue condizioni fisiche peggiorano improvvisamente. Giorgia inizia a vomitare sangue e le viene diagnosticato un cancro già con metastasi, dunque molto aggressivo, avanzato e inoperabile: sa che le rimane poco tempo da vivere.

La notizia non la fa cadere nella disperazione, Giorgia non si lamenta mai dei dolori atroci che prova, recita il Santo Rosario ogni giorno, trova pace nella fede e dice al marito:

Non voglio combattere contro questa malattia, voglio accoglierla. Se Dio ha scelto questo per me, vuol dire che ha un piano.

Michele racconta che nella sua sofferenza è presente Dio, più il dolore aumenta più il suo volto si irradia di una luce particolare. Tutta la comunità si riunisce a pregare con lei e per lei. Il suo volto non è mai rivolto sulla sua fatica e su sé stessa ma verso il marito e Leonardo.

Una sera Giorgia e Michele decidono di offrire un rosario per tutte le persone che pregano per loro. Lei è senza voce, da giorni non parla, invece in quella circostanza le esce la voce. Da quel momento entra in coma donandosi a Dio per la salvezza dei fratelli.

Il 18 gennaio 2020, già in coma si volta di scatto e si mette tra le braccia di Michele che è appoggiato al suo letto a pregare, le dà un bacio e Giorgia nasce al Cielo, con il rosario tra le mani.

 

Michele scrive un libro per condividere la loro profonda testimonianza di amore:

La grazia del dolore. Dio costituisce una strada quando una strada non sembra esistere.

 

In una testimonianza di Michele racconta:

Fu un momento di gloria perché sapevo che era nella gioia. Alla camera ardente arrivarono centinaia di persone, gente che ci ringraziava per i cambiamenti e le conversioni seguite alla nostra storia: una donna che non pregava da 40 anni tornò alla fede. Le conversioni continuano fra le persone che leggono il libro. Questo è il vero senso di quanto vissuto. Abbiamo chiesto di essere suoi testimoni, questa era la sua via per noi, onorati che Dio ci abbia scelto.

 

Fonti:

https://www.santiebeati.it/dettaglio/99101
https://primalamartesana.it/    
https://it.aleteia.org/2020/01/23/giorgia-mamma-moglie-morta-tumore-30-anni-storia-amore-non-dolore

CLAUDIO CONTARIN: LUI, GLI AMICI E DIO

[…] e se Cristo è il salvatore, unico e insostituibile, tutta la storia umana diviene storia di salvezza, cioè un succedersi di avvenimenti che, nella mente di Dio, Creatore e Padre, sono ordinati a realizzare la salvezza di tutti e di ciascuno.

La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario

 

Claudio nasce a Bassano del Grappa il 28 settembre 1988. È il secondo di 5 fratelli. Cresce in una famiglia cristiana dove mamma e papà, Alberto e Alessandra, lo educano alla religione cattolica.

Gioca a calcio nella squadra del paese, è molto introverso ma ha molti amici, gli piace stare in compagnia, ama la discoteca e fare festa fino a tardi. Si diploma all’istituto tecnico e va a lavorare con il padre nel suo studio di fotografia.

 

Claudio però oltre alla vita sociale coltiva una vita interiore profondissima: “[…] faceva riflessioni come un teologo, e si rivolgeva a Gesù, alla Mamma e al Papà (del Cielo) con una naturalezza straordinaria. Tutto ciò che succedeva, le riflessioni, le preghiere, i ringraziamenti, gli aiuti…li raccoglieva tutti nel suo diario.”  

Una cosa curiosa è il modo con cui si firma nel diario:

Claudio e tutti noi.

 

Claudio nel diario racconta anche delle partite di calcio, delle vittorie e delle sconfitte:

Aiutami a non mollare. A far giocare la palla col cuore, a giocare a calcio come Te e con Te.

 

 

Claudio si distingue per il suo carattere mite e per il modo in cui vive la sua vita in maniera piena. Nel suo diario si trovano infatti delle scritte:

Essere un cristiano grintoso e gioioso! Così dimostreremo che crediamo realmente nella Tua enorme misericordia.

Claudio prega da solo, creando un rapporto unico e speciale con Gesù e con i genitori del cielo fino ad arrivare ad essere migliori amici. Prega per coloro che vivono sulla terra chiedendo l’intercessione dal cielo.

Papà Alberto racconta: «Sono entrato un giorno nella sua camera e l’ho visto in ginocchio a pregare, ma si è subito alzato, quasi dispiaciuto di essere stato scoperto».

 

Pregando conosce e parla anche con madre Teresa, si accorge concretamente di quanto fossero state difficili le vite dei lebbrosi, così soli. Scrive che ascoltando quei racconti gli viene voglia di raccogliere cappa e sandali e andare lì in mezzo a quelle persone, a provare come può dare loro un sorriso.

Claudio si entusiasma di fronte alla bellezza della natura, come dono del Signore:

Camminavo per la via. Ad un tratto una luce rossa come il tramonto illumina l’orizzonte. Ascolto il mio cuore: sensazioni vere, emozioni gioie e grinta di vivere. E lì, davanti a me, un cuore rosso che batte (…) Mi avvicinai ad esso e guardandolo bene vidi una corona di spine che tutto attorno lo perforava, ad ogni battito lo trafiggeva sempre di più. E Lui così soffriva.

 

Per Claudio ringraziare era una parte fondamentale della sua vita, lo faceva per tutto.

Una sera, a 19 anni, in macchina con gli amici fa un incidente stradale e sale al cielo. Claudio viene trovato con un rosario in tasca. Ci ha lasciato il suo diario pieno di vita, da prendere come esempio da imitare.

Come lui diceva:

…Da fuori, mostrare sempre un gran sorriso, grinta, voglia di vivere e aiutare gli altri!

 

 

Fonti:

https://www.focolaredellamadre.org/it/rivista-hm/articoli/santi/13802-claudio-contarin

https://youtu.be/VL0Z3v2yhDM

https://youtu.be/ij0-bawHhxo

MARIA GRAZIA BASILE: L’INSTANCABILE ANIMATRICE

Che cosa hanno fatto i santi per diventare tali? Semplicissimo: vivere l’istante presente come espressione della volontà di Dio, che si manifesta nelle mille circostanze che formano il tessuto normale della vita. Il santo è colui che tutto accetta con serenità, pensando e agendo con amore. E così facendo, riesce a rendere straordinarie le cose ordinarie della vita.

(La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario)

Maria Grazia Basile nasce il 13 novembre 1988 a San Giovanni Rotondo nella provincia di Foggia. Vive in una famiglia semplice, trascorre l’infanzia serena con i suoi genitori, Vittoria e Nicola, e la sorella minore Giovanna, con la quale crea un legame profondo. Vive la sua quotidianità in maniera ordinaria come i coetanei, alternando la scuola alla parrocchia e amici.

Maria Grazia coltiva varie passioni, una in particolare è quella per il suo gruppo ACR (Azione Cattolica Ragazzi), di cui è una straordinaria educatrice presso la parrocchia di San Nicola di Mira e San Cirillo d’Alessandria in Carpino.

A soli 14 anni, il 23 dicembre 2002 inizia a soffrire di forti dolori, si reca così in pronto soccorso. Dopo qualche accertamento inizia ad intuire che si tratta di una malattia grave, rifiuta però il ricovero perché è animatrice e non vuole perdersi la venuta al mondo di Gesù con i suoi coetanei e animati. La malattia è importante e il suo decorso altalenante. Maria Grazia la accoglie “con grazia e dignità”, sorretta da profondi valori innati dentro di lei. La sua giovanile vitalità la sostiene nei momenti più difficili, insieme alla sua fede che le dona sempre forza, luce e speranza.

Le piace passare le giornate stando al servizio accanto ai più piccoli e ai sofferenti e mostra una vera passione verso l’insegnamento, in particolare frequenta il reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, condividendo con i bambini ricoverati le lunghe degenze. Dopo aver conosciuto lo stile e la spiritualità di San Pio desidera diventare medico.

Nelle corsie dell’ospedale, Maria Grazia spicca come amica e animatrice instancabile, partecipando a numerose attività educative e di sostegno.

Chi la conosce la descrive come un’ape laboriosa, sempre intenta a produrre dolcezza e bene.

C’è una cosa però che le dà una luce particolare: è il suo profondo legame con Dio, che alimenta ogni suo gesto. Considera la preghiera una priorità assoluta, anche a scapito delle terapie necessarie.

La sua condizione si aggrava sempre più e Maria Grazia trova conforto e forza nella fede, affrontando le sue sofferenze con coraggio.

È disposta a sacrificare le cure per partecipare agli incontri di ACR o per restare lucida durante la preghiera. Con il suo esempio, trasmette agli altri l’importanza di vivere nella speranza, servendo la vita e coltivando la fiducia in un futuro pieno di significato.

Grazie al suo legame profondo con Dio, si impegna per far conoscere la Sua presenza viva a bambini e ragazzi, condividendo esperienze di Fede e promuovendo il messaggio sempre attuale del Vangelo. La sua testimonianza le permette di aumentare sempre più il suo rapporto con il Signore, tanto che viene definito confidenziale e dialoga con Lui come con un amico.

Il giorno di Natale del 2006, nel giorno in cui Dio si fa piccolo e uomo Maria Grazia sale al cielo.

 La sua vita, segnata da amore, dedizione e allegria, rimane un modello per tutti coloro che la seguono, dimostrando che la chiamata alla santità si realizza pienamente nella semplicità della vita ordinaria.

 

 

Fonti:

https://www.santiebeati.it/dettaglio/95129

https://www.facebook.com/watch/?v=655962429081062

MARCO SANTAMARIA: IL TOTALE ABBANDONO A DIO

SI, il mondo appartiene a Dio! A Lui appartengono l’universo e tutte le persone tutte, perché sia l’uno che le altre sono opera delle sue mani e tutto è stato creato per amore.

(La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario)

Marco Santamaria nasce a Benevento il 13 giugno 1987. Già dalla tenera età si avvicina alla fede grazie ai genitori. Mamma Rita e papà Carmine sono infatti membri del cenacolo “Missione Immacolata Mediatrice” a Benevento, consacrati con “l’atto di consacrazione illimitata” e successivamente con il Voto Mariano. Anche Marco fa parte del cenacolo ed è consacrato alla MIM dei piccoli.

Non è mai assente alla Messa e ne diventa un vero esperto della liturgia, facendo da guida e maestro a tutti gli altri chierichetti. Da adolescente entra a far parte della Gioventù Francescana di Benevento dove inizia anche un cammino spirituale.

La sua fede cresce sempre più e diventa concreta nella sua vita quotidiana: è molto altruista e dimostra sempre amore verso Gesù. Lo sguardo di Marco è rivolto sempre “all’altro” e mai a sé stesso, soprattutto quando si relaziona con persone bisognose o ammalate. Per questo si iscrive assieme alla mamma all’Associazione Volontari Ospedalieri “distribuendo aiuto, sorrisi e coraggio agli ammalati”.

La solarità di Marco si nota anche nelle relazioni che vive: adora fare sport di squadra, ha tantissimi amici e tra questi trova anche una fidanzata con la quale condivide la fede.

Appassionato di calcio intraprende l’attività di giornalista sportivo: è il sogno della sua vita. Mentre il sogno si realizza, anche i colleghi che gli stanno attorno si accorgono del suo talento e della Luce che emana con la sua vita.

Durante la giovinezza di Marco avviene un cambiamento che segna in maniera indelebile la sua vita: la malattia e la successiva morte della mamma, alla quale il ragazzo è profondamente legato, grazie alla fede e agli ideali che condividevano: è un grande esempio di riferimento per lui. Marco riesce però a vivere questo dolore con Dio, rimanendo sereno nella fatica e si prendendosi cura del papà e della sorella minore.

Dopo un anno dalla nascita al Cielo della madre, Marco nota dei segni sul suo corpo. Ipotizza una diagnosi grazie a internet: tumore all’apparato genitale, ma decide di non dire nulla a nessuno.

Dopo un anno, a causa di dolori alla schiena, esegue una visita col padre, nel quale poi emerge la sua malattia e viene confermata la diagnosi. Come risposta alla domanda sul motivo per il quale tiene la malattia segreta, il ragazzo risponde che non vuole essere causa di nuove preoccupazioni e dolori in famiglia dopo la morte della madre.

Inizia quindi le cure e, nonostante tutte le sofferenze e i disagi, sul volto di Marco è sempre presente un sorriso. È abbandonato alla volontà di Dio. Per questo continua a lavorare e svolgere le sue attività, non si lamenta mai, ad eccezione di qualche volta con la fidanzata: “Marco arrivava a far sentire qualche suo lamento solo quando non ne poteva davvero più e umanamente aveva bisogno di essere sostenuto”.

La malattia evolve e lo stato di salute di Marco peggiora sempre di più. Tutti pregano per lui e per la sua guarigione ma egli è pronto ad accettare tutto. Una settimana prima della morte, l’arcivescovo (con il quale aveva un rapporto di paterna amicizia) gli dice di voler chiedere l’intercessione della prossima beata Teresa Manganiello, con la speranza che l’eventuale guarigione possa essere presentata come miracolo per la canonizzazione della Beata. Risponde Marco: “Non pregate per la mia guarigione, ma perché si compia in me la Volontà di Dio e per la grazia di una buona morte”.

Il 19 maggio recita questa preghiera da lui scritta:

Grazie, o Signore,
perché anche oggi mi hai chiamato
a partecipare al tuo sacrificio eucaristico.
Grazie, Signore Gesù,
per avermi invitato alla tua mensa eucaristica.
Grazie, Signore Gesù,
per questo grande, immenso dono d’amore
che ci hai lasciato
e perché continui
a sacrificarti per noi sull’altare.
Ti ringrazio e Ti prego per me
e per tutti quelli che ogni giorno ti ricevono
nella Santissima Eucarestia:
illuminaci con il tuo Spirito.
Fa’ che il tuo Spirito possa aprire
il nostro cuore, la nostra mente, il nostro intelletto
così che possiamo farti conoscere a chi non Ti ama,
Tu che sei un Dio buono che tutto dà
senza nulla chiedere.
Come già avvenuto, tutto Ti abbraccio.
Dammi il tuo santo Amore
e la perseveranza finale.

Il 20 maggio si compie la Volontà di Dio ed egli nasce al Cielo durante la recita di un Santo Rosario.

Fonte: http://www.marco-santamaria.it/index.php/

REBECCA COLOMBANO: UN CUORE CHE BATTE ETERNAMENTE

È una persona bella perché irradia quella purezza e quella luce che sono il riflesso dello splendore di Dio. […] È una persona bella perché la santità interiore si manifesta all’esterno rendendo bello il sorriso, vivo lo sguardo, dolce e carezzevole il viso, affascinante il modo di aprirsi con gli altri.

(La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario)

 
Rebecca nasce il 12 gennaio 2010 dopo una gravidanza difficile e un parto molto complesso definito fin da subito “prodigioso”.

La piccola è solare e contagia tutti con il suo sorriso e lo “spirito vulcanico” come testimoniano le sue maestre dell’asilo: “Con i tuoi occhi grandi ed espressivi osservavi tutti e in particolare scrutavi noi insegnanti per capire se potessimo essere per te un punto di riferimento. Con il tuo viso bello e simpatico hai saputo infondere simpatia in tutti noi e farti proteggere e coccolare anche dai bambini poco più grandi di te”.

Il suo primo disegno è un cuore per mamma e uno per papà: “già allora ci stavi insegnando che nella vita non c’è nulla di più importante che l’amore e il saper amare!”.

A tre anni Rebecca impara il Padre Nostro. A messa, infatti, è sempre irrequieta ad eccezione del momento in cui si recita la preghiera: sale in braccio al papà per ripeterla insieme.

Mentre Rebecca cresce, aumenta anche la sua sensibilità, nella quale prova compassione per chiunque non sta bene. La madre riguardo questa attenzione verso i più deboli esprime al marito: “Speriamo che riesca poi a costruirsi anche una corazza per vivere con giusta attenzione questa sua sensibilità e così avere la forza di affrontare anche l’inevitabile ingratitudine che purtroppo incontrerà”.

Il 24 giugno 2013 accade un fatto particolare: Rebecca e la mamma devono svolgere alcune commissioni in macchina. Prima di essere allacciata al seggiolino in macchina abbraccia il papà con grande affetto e gli dà un bacio, ma dopo aver percorso pochi metri la macchina torna indietro perché la piccola insiste molto nel volerlo salutare nuovamente. Dopo qualche varie coccole col papà la macchina riparte e Rebecca dice alla madre: “Mamma, adesso io dormo, ma ricordati che saremo per sempre amiche!” e alza il pollice come fa solitamente con gli amici dell’asilo. La madre le risponde di dormire perché la strada sarebbe stata lunga. Dopo pochi chilometri, a causa di un grave incidente stradale, Rebecca subisce un grave trauma e dopo due giorni, mercoledì 26 giugno, sale al Cielo nel “posto preparato per lei nella Casa del Padre, da tutta l’eternità” (cfr Gv 14).

Nei giorni del ricovero in ospedale Rebecca dona il suo cuore, fegato e reni ad altri quattro bimbi. “Il chicco di grano non è caduto a terra invano, perché accettando di “morire” ha portato abbondante frutto” (cfr Gv 12,24-25).

(fonte: https://www.gruppomariaportadelcielo.it/i_nostri_angeli/Rebecca_Colombano/Rebecca_Colombano.html)

ANTONIO TERRANOVA: LA DEVOZIONE VERSO LA MADONNA

La necessità di un’intima comunione con Gesù è personalmente illustrata da Gesù stesso con le note similitudini della vite e del pane. […] «Io sono il pane della vita: chi viene a me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà più sete». La preghiera e i sacramenti creano questa comunione vitale fra Gesù e il singolo cristiano.

(La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario)

 
Antonio Terranova nasce il 14 luglio 2004 a Palermo.

La famiglia non frequenta la Chiesa, ma da subito Gesù conquista il cuore di Antonio e lo plasma a sua immagine: da quando è piccolo mostra attenzione verso i più deboli, ad esempio si accerta che la mamma gli metta nello zaino qualche merendina in più per condividerla eventualmente con chi è senza oppure aiuta i compagni con maggiore difficoltà.

A sei anni, ammalato di tumore al fegato con cirrosi, necessita urgentemente di un trapianto. I medici inizialmente sono così sfiduciati che non vogliono metterlo in lista d’attesa e la famiglia da subito si attacca alla Croce del Signore pregando incessantemente giorno e notte.

Al centro trapianti imparano la preghiera della “Divina Misericordia” che ripetono ogni pomeriggio nella cappella dell’ospedale insieme al Santo Rosario. “Alla fine della preghiera Antonio si fermava, ci guardava tutti e diceva: “Avete dimenticato di dire una cosa importante “Gesù Confido in Te””.

Una mattina, straziato da prelievi, tac e visite, prende tra le mani la Croce di San Benedetto e stringendola forte a sé urla: “Gesù dove sei? Io ho sempre creduto in te, ma se ora tu non mi aiuti, io a te non ci credo più”.

Durante il ricovero, un giorno, arriva un fegato pediatrico compatibile per il trapianto, stupendo medici e infermieri. Sono tutti contenti, ma la madre soffre terribilmente perché quel giorno muore un bimbo di undici anni per aneurisma cerebrale per il quale non c’è stato il tempo di pregare.

Il trapianto è un successo, rimangono tutti increduli per la semplicità dell’intervento, ma pochi giorni dopo, alla tac di controllo, emerge che il tumore sta invadendo i polmoni, per questo Antonio inizia un ciclo di chemioterapia di 20 sedute.

Dopo quel ciclo di terapie sembra che la situazione migliori, invece all’improvviso sfugge tutto di mano e la malattia avanza molto velocemente. Nonostante tutto Antonio non si lamenta quasi mai e raramente si comporta come un bambino della sua età abbandonandosi ai pianti. Dà sempre coraggio alla famiglia dicendo: “Mamma perché ti disperi, devi stare tranquilla tanto la Madonnina mi ha detto che presto tutto finirà”, dice che la Madonnina non gli parla con la voce ma nel cuore.

Più passano i giorni e più aumenta la fede di Antonio, la madre infatti testimonia che il figlio “si chiedeva come fosse possibile che ci fosse gente che non credeva in Gesù, che lui invece sentiva così vicino. Un pomeriggio alle tre in punto, mentre stavamo recitando la Divina Misericordia in casa nostra, il mio sguardo e quello di Antonio si incrociarono l’uno verso l’altro, ed io un po’ spaventata, mi fermai chiedendogli cosa fosse successo. Lui mi rispose con voce incredula: “Mamma, zitta zitta, continua a pregare altrimenti se ne va’”. Continuammo a pregare e alla fine disse: “Mamma c’era la Madonnina e la vedevo attraverso i tuoi occhi, era venuta a benedirmi””.

A settembre 2012, a soli otto anni, dopo averla desiderata per moltissimo tempo, Antonio riceve l’Eucarestia per la prima volta.

Verso la fine di novembre la situazione peggiora sempre di più, per questo la famiglia decide di partire in viaggio verso Lourdes. A Marsiglia, una sera, Antonio appare strano e in preda a dolori fortissimi afferma di provare una sensazione nuova: “Papà…papà: è una sensazione bellissima, mi sembra di essere in cielo, sento calore nella pancia che mi fa stare bene, mi viene di ballare, di cantare, di gridare, papà sto bene e pregherò per te perché possa sentirla anche tu questa bella sensazione che sto provando”.

Giunti a destinazione Antonio prega per gli altri e non per la sua guarigione, rassicurando sempre tutti che l’avrebbe fatto successivamente. Inizia lì la preghiera incessante della famiglia, ma la situazione non migliora e anche a casa il bimbo soffre con dolori atroci incontrollabili.

La fede di Antonio cresce sempre più grazie anche alla maestra delle elementari, che dopo aver preso in carico la classe si accorge di dover affrontare la terza recidiva di un tumore maligno. La sua grandissima fede la porta a raccontare agli studenti il suo solido rapporto con Dio e il senso della Vita Eterna. Quando il bambino si aggrava confida alla collega: “Se Antonio sta andando, devo andare prima io: devo essere io ad accoglierlo in Cielo!” e così accade.

Dopo una notte passata svegli per via dei dolori e della sofferenza, alla vigilia dell’Epifania, decidono di andare in ospedale e finalmente gli operatori sanitari riescono ad alleviare i dolori. Stremato, Antonio si reca nel corridoio del reparto e inizia a piangere. Questa cosa stupisce la madre perché Antonio non piange mai per la sofferenza e lo fa quando essa smette di tormentarlo, lui risponde: “Mamma sto pensando a quanto ha sofferto Gesù sulla croce, la mia sofferenza in confronto è niente”.

La fatica continua e anche Antonio cade nella tentazione e afferma di arrabbiarsi con Gesù dicendo che non lo aiuta e che è inutile pregare. Questi momenti però durano poco, chiede quindi scusa a Gesù e torna a fidarsi di Lui nonostante sia scoraggiato.

Un pomeriggio, a casa di Padre Marco Lupo della Chiesa dell’Acquasanta dove frequentano un gruppo di preghiera, avviene un primo miracolo del cuore: Antonio non si lamenta più e incoraggia tutti ad andare avanti. In ginocchio a causa dei dolori stringe i pugni e dice alla madre: “Mamma, non ha importanza se adesso Gesù non mi guarisce, tanto io so che con la mia sofferenza sta guarendo i bambini del reparto”.

Negli ultimi mesi Antonio passa le giornate facendo recitare giorno e notte la Divina Misericordia alla famiglia e nutrendosi solo di Eucarestia e, pur sembrando in coma, riesce sempre ad aprire gli occhi e dire “Amen”.

Il 21 febbraio 2013 viene portata a casa la Madonnina di Medjugorje in scala reale che non va mai negli appartamenti perché non rientra nei progetti della Signora Cetty che si occupa di donarla solo alle chiese. Quando vanno via tutti, la madre gli chiede per quale motivo è in casa loro, lui risponde che la Madonnina è venuta a prenderlo.

Il 23 febbraio Antonio sale al Cielo con la sua amata Madonnina. “Signore… non ti chiediamo perché te lo sei preso, ma ti ringraziamo per avercelo donato”.

(fonti: https://it.aleteia.org/2017/09/23/mamma-sto-pensando-a-quanto-ha-sofferto-gesu-sulla-croce-la-mia-sofferenza-in-confronto-e-niente, https://lanuovabq.it/it/un-bambino-predestinato-nellamore)

GIOVANNA DI MARIA: L’AMORE PER IL PERDONO

La penitenza ci concede il perdono dei peccati ridonandoci la Grazia perduta e sostenendoci nel combattimento contro il male.

(La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario)

 
Giovanna Rita di Maria nasce il 30 novembre 1989 ad Alghero. Cresce a Sassari con una famiglia di sani principi e una fede molto salda.

Ha molti amici e una passione per la pallavolo, piena di energia e di entusiasmo “in questa ordinarietà cresceva con lei qualcosa di straordinario”.

È una bambina ordinata e sempre pronta ad aiutare chi le chiede aiuto, come bambini e anziani. La sua attenzione verso l’altro si nota quando decide di iniziare a dormire per terra, dice che la fa stare bene perché si sente vicino a chi lo fa per necessità.

Già ad otto anni mostra una grande maturità nella fede: “II grande messaggio di Gesù è: pace, amore, gioia. Io vorrei fare qualcosa per migliorare il mondo. Secondo me se ognuno si impegnasse a fare buone azioni il mondo migliorerebbe. Gesù nel nostro cuore non deve vivere come ospite ma come padrone di casa”.

La preghiera preferita di Giovanna è quella del perdono, prende dalla madre una cartolina sul perdono portata a casa dopo un incontro con il Rinnovamento nello Spirito Santo: “Fin da bambina la teneva gelosamente custodita sotto il cuscino, raccomandando ad ogni occasione che restasse sempre lì, costantemente a portata di mano, a mo’ di compagna inseparabile anche durante il sonno. Lei ripeteva sempre che Dio è gioia e non c’è gioia nel cuore se non c’è il Perdono”.

Per lei il perdono è tutto, infatti una volta un’amica le fa un torto grave, i genitori le consigliano di tenersi a distanza da lei, dopo poco le vedono abbracciate, chiedendo spiegazioni risponde alla madre: “Mamma tu ancora non mi conosci: io devo perdonare”.

Quando le giunge la notizia di una bambina ammalata di tumore decide di mandarle libri e videocassette di cartoni animati, chiede di conoscerla, ma la bambina sale al Cielo prima.

Spesso parla della vita dopo la morte, una volta parlando con sua madre dice: “Mamma, se io dovessi morire non ti preoccupare, intanto hai Ettore e devi stare serena… Se il Signore mi vuole io sono pronta”. La madre in una testimonianza racconta: “Mi diceva che sarebbe morta da giovane e che voleva andare in cielo e da lì vedere le persone che avevano bisogno per poterle aiutare. Una mattina, appena sveglia, mi raccontò che prima di addormentarsi aveva ricevuto la visita di un Angelo, tutto bianco e con grandi ali. “Mi ha preso in braccio – disse – mi ha fatto fare il giro della casa, entrando in tutte le stanze, e poi mi ha rimesso a letto”.

Il 18 ottobre, a 12 anni, finito un allenamento di pallavolo, sceglie di salutare tutte le compagne e le allenatrici una ad una anche se le avrebbe riviste dopo due giorni, quando torna a casa chiede al fratello di vedere il diario e di nascosto gli scrive: “Vivi la cosa che non avrai mai due volte: la vita”.

Facendo una ruota le viene un forte mal di testa, il padre la porta velocemente in pronto soccorso e arriva la diagnosi: Giovanna è colpita da una devastante emorragia celebrale. Dopo 6 giorni, nasce al Cielo.

“Io e mio marito non ci siamo mai arrabbiati perché ci è stata tolta, ma abbiamo sempre ringraziato Dio per avercela donata. Come se in quel momento io sentissi dentro di me da dove era venuta e dove era ritornata Giovanna: il Paradiso”.

(fonti: http://giovannadimaria.altervista.org/vita.html, https://santuariosantarita.it/un-angelo-di-nome-kiri/, https://youtu.be/25YADWhuumg)