Testimonianze

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? […] Voi siete la luce del mondo; non […] si accende una lampada per metterla sotto il moggio” (Mt 5, 13-14)

Vogliamo raccogliere qui le nostre testimonianze per dire, a chiunque le leggerà, la bellezza della vita e l’amore di Dio verso ciascuno di noi sperimentato nella quotidianità e nelle esperienze di fede.


Siamo venuti per lasciare un’impronta

Siamo Sara e Marco, una giovane coppia di fidanzati, futuri sposi.
Il nostro cammino di Fede di coppia ha avuto inizio a luglio del 2016, prendendo parte alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia.

Durante quella settimana abbiamo iniziato a comprendere che l’essere cristiani vuol dire essere testimoni della Parola del Signore nella vita quotidiana attraverso le nostre scelte e il nostro modo di affrontare la vita stessa, sia nei momenti felici che in quelli più difficili.

Durante la Veglia della GMG al Campus Misericordiae abbiamo fatto nostre le parole che il Papa ha detto a tutti noi giovani:

[…] Cari giovani, non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per lasciare un’impronta.

Abbiamo lasciato il Campus Misericordiae consapevoli che qualcosa dentro di noi stava cambiando e che il Signore ci stava chiamando a seguirlo, non solo come singoli, ma anche come coppia e sul cammino di ritorno a casa, abbiamo per la prima volta parlato di matrimonio.

Dopo questa esperienza, abbiamo iniziato a sentire la necessità di metterci maggiormente al servizio della nostra comunità, inoltre abbiamo deciso di intraprendere un percorso che ci aiutasse a comprendere meglio cosa significasse camminare da fidanzati cristiani.

Ad aprile del 2018 abbiamo partecipato al corso “fidanzati” ad Assisi che ci ha aiutato a capire meglio la nostra vocazione: il matrimonio; inoltre, durante questo corso, abbiamo compreso l’importanza di avere una guida spirituale di coppia e per questo motivo, al nostro rientro a casa, abbiamo chiesto al nostro parroco se era disposto a guidarci in questo percorso.

Negli anni seguenti abbiamo vissuto insieme delle esperienze che ci hanno accresciuto nella Fede anche grazie all’aiuto del nostro Don.

Mossi da alcune domande, desiderosi di accrescere il nostro credo e consapevoli di non conoscere un fondo il significato del Triduo Pasquale ci siamo iscritti al corso “Dalla morte alla vita”.

Un’altra motivazione che ci ha portati a frequentare questo corso insieme è stata il fatto di poter riflettere più a fondo sul sacramento che stiamo per ricevere, certi che i temi che sono stati trattati, anche se non direttamente, ci hanno dato nuovi spunti per comprendere più a fondo il sacramento del matrimonio e la nostra futura vita da sposi.

Con il tempo abbiamo capito che per noi è molto importante riuscire a vivere la Fede insieme, confrontandoci costantemente sul nostro modo di essere cristiani nella vita di tutti i giorni: questo è un altro motivo che ci ha portati ad iscriverci.

Durante il corso abbiamo riflettuto molto sull’amore e sul donarsi all’altro come ha fatto Gesù con noi; questo ci ha permesso di capire la ricchezza del dono di sé all’altro, alla famiglia, alla comunità parrocchiale, agli amici e tutti coloro che incrociamo sulla nostra strada. Questo dono gratuito ci dà la possibilità di incontrare Cristo risorto che, per mezzo del Suo Spirito, vive nella nostra vita quotidiana.

Abbiamo inoltre compreso che, anche nei momenti più difficili della vita, è importante abbandonarsi fiduciosamente a Dio, proprio come ha fatto Maria sotto la croce: pur non comprendendo, ha deciso di fidarsi e credere in Lui.
Dio sa quello che fa e quello che è meglio per noi e ce lo fa capire, sta a noi decidere di seguire il disegno che Lui ha pensato per noi da sempre.

Per seguire Gesù ci vuole una buona dose di coraggio, bisogna decidere di cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia.

Papa Francesco, GMG 2016.

Sara e Marco

Siamo le scelte che facciamo

Santa Maria degli Angeli, 24 marzo 2016, ore 13:45

Era la prima volta che mettevo piedi in casa Laudato Sii. Era il Giovedì della Settimana Santa. Non conoscevo ancora le suore, avevo sentito solo telefonicamente qualche giorno prima una suora, suor Maria Paola, per l’iscrizione al Triduo. Si dice che nella vita gli eventi importanti restano impressi nella memoria. Io ricordo ogni cosa di quei giorni: il profumo di pasta al pesto che ho sentito appena entrata in casa, le mie compagne di stanza, le prime parole che ho scambiato con le suore, la mia prima volta a San Damiano, l’attesa prima della Veglia delle Veglie, la mattina di Pasqua, il suono del violino, i canti.

Ricordo che molti dei ragazzi che erano al Triduo erano molto entusiasti poiché quell’estate avrebbero partecipato insieme alla Marcia Francescana. Ilenia e Alessio mi raccontano che si tratta di un cammino a piedi, di un pellegrinaggio, per arrivare ad Assisi il giorno del Perdono. Non so cosa mi passò per la testa ma senza pensarci troppo ho chiesto a Suor Sara di iscrivermi. Nonostante le iscrizioni già chiuse, vengo ripescata dalla lista di attesa e, dopo aver anticipato un esame, il 23 luglio comincio la Marcia.

Da qui ha inizio la mia esperienza Angelina, quella che posso definire una strada piena zeppa di persone ed esperienze che, passo dopo passo, mi hanno accompagnata con cura, fino a farmi guardare il mondo da un altro punto di vista, molto più bello. Di cose belle e memorabili ne ho vissute tante, ma ho scelto di farvi ripercorrere con me, in questo tempo di Pasqua, quelle che sono tre tappe emblematiche che mi hanno profondamente trasformata e mi hanno permesso di vivere dei passaggi, di vivere la Pasqua!

ACCOMPAGNAMENTO SPIRITUALE. Alla fine della Marcia, arrivati ​​a Santa Maria degli Angeli, chiedo ad una suora francescana angelina di aiutarmi a conoscere il Signore, di aiutarmi a dare del “tu” a Dio. E inizio a camminare. Prima scoperta: è faticoso e la fatica mi fa paura. Seconda scoperta: non sono sola nel viverla. Nella mia paura da lì a poco ha fatto breccia la Parola di Dio: nel febbraio 2017, durante la formazione missionaria con le suore, ho avuto modo di ascoltare questa Parola:

«Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro:” Che cercate? ” Ed essi gli dissero:“ Rabbì (che trasmette vuol dire “Maestro”), dove abiti? ”. Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Erano circa le quattro del pomeriggio.

Giovanni 1, 38-39

Questa parola interrogava la mia vita: “Cosa cerco?”. “Perché scegliamo quello che scegliamo?”. Domanda esistenziale, ma soprattutto concretamente personale per me che in quel periodo lottavo col mio desiderio di trovarmi in un’altra università. Grazie al confronto sono potuta risalire lungo la radice di quelle che erano le mie motivazioni profonde per arrivare poi alla verità di ciò che desideravo.

Rudolf Bultmann diceva che l’uomo non è determinato dalla sua storia, dall’ambiente in cui è cresciuto e dal suo carattere ma ciò che lo determina è la sua decisione.

Io ero finalmente libera di scegliere. Da lì a poco compilai la mia rinuncia agli studi per poi intraprendere un nuovo percorso concluso con gioia pochi mesi fa. In tutto questo l’accompagnamento è stato fondamentale. Senza, non so se avrei sperimentato quella grande fiducia nella scelta di lottare per i miei desideri, sconfiggendo il pericolo di vivere una vita all’insegna della mediocrità.

APPARTENENZA. Questa parola descrive ciò che ho iniziato a sperimentare dal settembre 2017: avevo partecipato alle Giornate di Spiritualità a Castelspina. Tante, tantissime persone e famiglie riunite per lo stesso, identico motivo. Incredibile. Ed è lì che per la prima volta ho sentito di appartenere a questa grande Famiglia Angelina, che io credevo essere formata solo da suore, per poi scoprire che in realtà questa famiglia ne racchiudeva tante altre, di tanti posti diversi, di tanti mondi diversi, di età e vissuti così differenti. È lì che ho scoperto di appartenere ad una Famiglia ancora più grande, che è quella della Chiesa.

SERVIZIO. È stato per me il luogo privilegiato per imparare ad alzare lo sguardo dal mio ombelico e per imparare ad entrare nelle cose non solo di testa, ma con tutto il mio corpo! L’occasione per imparare e per scegliere di passare all’altro. Ed è così che la mia appartenenza alla famiglia Angelina si è trasformata in un’esigenza di iniziare a sporcarmi le mani: ci catapultiamo nell’agosto 2018, al Campo Famiglie, in cui mi resi disponibile a prestare servizio. Fu un modo davvero incredibile di sentirmi interamente nella famiglia Angelina, senza il rischio di potermi trasformare in un’ospite. La quotidianità con le suore e le postulanti è ciò che ha fatto la differenza: faticare, ridere, pregare, scherzare… questo ha fatto la vera differenza. Questo è ciò che mi ha fatto sentire a casa in ogni minuto di servizio.

So che c’è ancora tanto da camminare, continuerò a percorrere la via che il Signore si compiacerà di aprire per me mentre la sto percorrendo (come mi ha insegnato la nostra cara Madre Chiara), ma non posso non riguardare al mio piccolo-grande pezzetto di strada con le Angeline con estrema gratitudine. Nel mio piccolo continuo a collaborare in questa famiglia, aiutando nella parte tecnica di questo blog, cercando di dare voce ai giovani che almeno una volta hanno sperimentato la cura e l’accoglienza in questa grande famiglia; inoltre faccio parte con Francesca dell’equipe di Pastorale Giovanile Vocazione delle suore Francescane Angeline dell’Italia.

Dopo questo piccolo viaggio retrospettivo nella mia esperienza, colgo l’occasione per augurare a tutti una santa Pasqua! Il Signore Risorto vi dia la forza di vivere scelte coraggiose e di ascoltare ogni cosa che ha da dire al vostro cuore!

Chiara

Mi hai donato un cuore nuovo

“Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi”; con questa affermazione vorrei iniziare la mia testimonianza in quanto descritto esattamente ciò che ho vissuto e continuo a vivere ancora oggi, ma facciamo un piccolo passo indietro.

È il 2019, ho 20 anni e frequento il secondo anno di università; è uno dei periodi più difficili della mia vita.

In casa mia, una causa di situazioni particolari, si respira un’aria pesante, di sofferenza che piano piano diventa sempre più opprimente.

Proprio in questo clima comincerà a sorgere in me molti dubbi: “Perché tutto questo dolore? Cosa abbiamo fatto per meritarci questo? “; non trovando risposte la mia fede comincia a vacillare.

Dio era per me sempre più distante, “si è dimenticato di me o forse in fondo non è così buono come ho sempre creduto”.

Ma non importa quanto il buio possa essere fitto, la luce trova sempre la sua strada; così dopo averci pensato un po ‘, decido di partecipare per la prima volta ad un corso organizzato dai frati del SOG intitolato “Corso Zero” dove si ripartiva dall’ABC della fede, proprio quello di cui avevo bisogno.

Le ragioni che mi hanno spinto a partecipare erano molteplici, da una parte volevo dirgliene quattro a Dio perché aveva abbandonato me e la mia famiglia davanti al nostro dolore non aveva fatto niente; dall’altra parte, nel profondo del mio cuore riecheggiava un grido di aiuto, volevo essere salvata da tutta quella situazione.

I primi due giorni non sono stati affatto facili, tutte le mie convinzioni vennero buttate all’aria da questi frati sempre sorridenti, lasciandomi disorientata, vuota.

Tutto ciò in cui avevo creduto era in realtà una grande catena.

La notte dormivo con difficoltà e spesso chiamai i miei genitori in lacrime; non ero più sicuro di niente e non facevo altro che pensare alle parole ascoltate durante i vari incontri, ma il suo amore non ha tardato ad arrivare, travolgendomi e cambiando qualcosa in me.

I giorni successivi sono stati una svolta, ecco che inizio a conoscere un Dio che era sempre stato con me, non mi aveva abbandonato ma anzi, aveva vissuto con me il dolore.

Al termine del corso zero un seme era stato piantato nel mio cuore, ma dovevo capire come farlo germogliare nella mia quotidianità. “Come faccio a cambiare le mie cattive abitudini? Come posso mettere in pratica ciò che ho ascoltato?

Le Angeline sono state fondamentali in ciò, questa meravigliosa FAMIGLIA conosciuta proprio ad Assisi durante il corso zero che mi ha accompagnato e continua ad accompagnarmi nel mio cammino quotidiano verso Dio.

All’inizio del 2020 ho iniziato così a partecipare agli incontri da loro organizzati; il mio cammino spirituale proseguiva tra momenti di preghiera, attività di gruppo e condivisione, scoprendo passo dopo passo tratti nuovi del volto di Gesù.

Ad Agosto del 2020, in occasione del Perdono di Assisi, ho avuto la grazia di poter partecipare di persona al corso “Lasciatevi riconciliare”.

In questa occasione ho potuto vivere a pieno la realtà delle Angeline, una realtà a dir poco stupenda, ricca di amore, confronto, ascolto ma soprattutto di sorrisi!

Nel mio cuore porto, con particolare affetto, un momento di catechesi del terzo giorno intitolato “Misericordia: Esperienza di figliolanza”, dove per la prima volta capisco di essere Figlia di un Padre che mi ama tanto e che vede in me la possibilità di salvezza .

Non nascondo che non è stato facile da interiorizzare, era una cosa per me così grande!

Altri tasselli si sono aggiunti così all’immagine di Dio che io avevo, rendendola sempre più chiara e ampia.

Tutte queste esperienze hanno portato molti frutti nella mia vita: nei momenti difficili non mi sento più sola, ho accanto a me Dio che mi ama di un amore filiale incondizionato e tante persone che mi supportano e camminano accanto a me, inoltre cerco di essere più disponibile verso il prossimo contributo come catechista, volontaria in parrocchia.

Se guardo indietro non avrei mai pensato di poter fare tutte queste cose; Dio con il suo amore e attraverso tutte le persone che ho incontrato mi ha donato un cuore nuovo.

Le difficoltà ovviamente non mancano, ma il mio cammino continua, e cerco di vivere con pienezza ogni giorno che mi viene donato.                                  

Mariarosaria

Chi spera in Dio, non resta deluso

Il 2020 sarà ricordato, per la maggior parte delle persone, come l’anno del Coronavirus e per questo, per molti, forse, sarà un anno da dimenticare. Per me, invece, non sarà così. Certo, l’arrivo del virus ha scombussolato un po’ anche me ma, nonostante ciò, ho tre motivi per cui ricordare con gratitudine l’anno da poco passato.

Facciamo però un passo indietro. La prima volta che incontrai le Angeline fu nel 2011, quando avevo 23 anni. Allora le suore proponevano un corso dal titolo “Tu sei Santo”: tre giorni “per riscoprire la vocazione principale a cui Dio ti ha chiamato fin dal giorno del tuo battesimo: la Santità”, così c’era scritto sul volantino del corso. Mi incuriosì e decisi di partecipare. Risalgono a quel periodo, infatti, le prime domande importanti sul senso della mia vita: avevo sete di Dio e volevo capire qual era la mia vocazione, la mia missione in questo mondo. Avevo il desiderio di fare della mia vita un dono d’amore e stavo cercando di capire in quale modo il Signore mi chiamava ad esserlo.

Da quel corso, poi, ne seguirono altri, tanto che l’ambiente francescano e, in particolare, quello delle Suore Francescane Angeline mi divenne molto familiare. Tutte le volte che scendevo giù ad Assisi, era come se tornassi a casa.

Così gli anni passavano, la mia fede crebbe e iniziai a conoscere un Padre buono che mi amava così com’ero. Nel frattempo, lavoravo come impiegata in una ditta nel mio paese natale, Correggio, in provincia di Reggio Emilia. All’età di 25 anni decisi di prendermi un anno di aspettativa dal lavoro, perché quel desiderio di fare della mia vita un dono per qualcuno si stava facendo sempre più forte; in particolare, avevo una grande predilezione per i bambini. Per un anno intero mi dedicai al servizio dei più piccoli come volontaria in diverse associazioni. Contemporaneamente, avevo preso la decisione di farmi accompagnare nel mio cammino spirituale da un prete diocesano della mia zona.

Durante quell’anno di volontariato nacque in me il desiderio di consacrarmi al Signore, per cui intrapresi un cammino più specifico per quella vocazione. Varie vicissitudini mi portarono a incontrare e conoscere le Clarisse di Carpi (MO), e così il 2 febbraio 2015 entrai nel loro monastero come postulante. Credevo così di aver capito al 100% (o quasi) che quella era la mia strada, la mia vocazione, il mio modo di amare e di donare la vita.

Dopo quasi sei mesi, però, constatai che quella non era la strada che il Signore aveva pensato per me, e pertanto presi la decisione di uscire dal monastero e “ritornare nel mondo”. Non fu facile accettare quella “sconfitta”: pensavo di aver sbagliato tutto, di non aver capito niente… Invece, come capii più tardi, quell’esperienza era stata un dono per me, perché mi aveva dato la possibilità di conoscermi meglio e di fare maggior chiarezza sul disegno d’amore che il Padre aveva per me. Lui mi aveva lasciata libera di andare anche se quella non era la mia strada.

Successivamente all’uscita dal monastero, sentii il bisogno di una guida spirituale femminile e così chiesi a una suora angelina di accompagnarmi. Su suo consiglio, diedi ascolto a ciò che in quel momento abitava il mio cuore e feci la scelta di seguire quello che per diversi anni era stato uno dei miei più grandi desideri, ma al quale, per diverse ragioni, non avevo mai particolarmente dato ascolto fino a quel momento: lavorare con i bambini. Mi iscrissi così all’università a Scienze dell’Educazione. Avevo 27 anni ed erano passati otto anni dal diploma di maturità e pertanto ero piena di dubbi e di preoccupazioni, perché temevo di non farcela.

Ho ripreso così in mano la mia vita perché, nonostante quell’esperienza “andata male”, il desiderio di fare della mia vita qualcosa di grande non era per niente svanito, anzi! Durante gli anni dell’università, continuai a nutrire la mia fede, oltre che con la preghiera personale, anche attraverso i corsi dei frati del SOG e alcune esperienze con le Suore Angeline.

Con il passare del tempo, crebbe in me un altro grande desiderio, quello di avere un ragazzo, di vivere cioè una relazione di coppia, per poi sposarmi e avere una famiglia. Non fu proprio un desiderio nuovo, bensì un desiderio che tornò a bussare alla porta del mio cuore. Infatti, proprio in questi giorni, mentre scrivevo questa testimonianza, mi è capitata tra le mani una riflessione che feci a un ritiro spirituale nel 2010: grande è stata la sorpresa nel leggere che questo desiderio abitava già allora in me!

Negli anni seguenti questo desiderio aumentava sempre più di intensità, ma non ebbi la “fortuna” di concretizzarlo nel breve termine. Ero circondata da amiche e conoscenti che si sposavano e avevano dei bambini, e il mio essere ancora “da sola” causava in me tanta sofferenza e tristezza. Quando queste emozioni facevano capolino, trovavo conforto in questa frase di Santa Teresa di Lisieux: “Invece di sentirmi scoraggiata, mi sono detta: Dio non può ispirare desideri irrealizzabili […]” e nelle parole del Salmo 25: “Chi spera in Dio, non resta deluso”. Anche la preghiera e la Parola di Dio mi sono state di grande aiuto e conforto, e hanno fatto parte del mio cammino di allora e di oggi, insieme a Madre Chiara Ricci, la fondatrice delle Suore Angeline. Da lei, infatti, ho imparato l’abbandono fiducioso nel Padre, perché Dio sa quello che fa.

Arriviamo dunque all’inizio dell’anno 2020. Io ho 31 anni e mi manca un esame per finire l’università, e la tesi; da un mese, poi, sto uscendo con un ragazzo che ho conosciuto poco tempo prima al matrimonio di una mia amica. 

La prima grazia non tarda ad arrivare: il 6 gennaio io e Roberto cominciamo a camminare insieme come coppia. Dopo aver atteso a lungo, ma sempre con la speranza nel cuore, il mio desiderio di avere un ragazzo aveva trovato finalmente compimento!

Il secondo motivo per cui ricordo con gratitudine il 2020 arriva dopo sei mesi: alle 11.30 del 9 luglio mi laureo, con tanta soddisfazione per essere riuscita a concludere gli studi nonostante i timori iniziali. Come l’attesa di un ragazzo, anche il percorso universitario è stato lungo e a tratti faticoso, ma ne è valsa davvero la pena.

I mesi successivi alla laurea li dedico a inviare il mio curriculum alle scuole, ma i colloqui che faccio non vanno a buon fine. Finché a metà settembre vengo assunta in una scuola dell’infanzia del mio comune, a pochi chilometri da casa mia. E così, anche quell’altro desiderio che da tempo avevo nel cuore si concretizza: finalmente potevo fare l’insegnante! L’arrivo di un lavoro è stata dunque la terza grazia ricevuta.

Non posso pertanto che ringraziare il Signore per le meraviglie donatemi nell’anno passato, e chiedergli di continuare a operare nella mia vita e in quella di tanti altri giovani che sono in cammino per scoprire il senso profondo della loro esistenza.

Anche per questo, da qualche anno, insieme ad altre ragazze e ad alcune suore angeline, curo il blog dei giovani amici di Madre Chiara. In particolare, io mi occupo della pagina sui Santi, dove ogni mese presento la figura di un giovane che ha vissuto in pienezza la sua vita. È un modo per me questo per mettermi a servizio degli altri, per donare parte del mio tempo e della mia vita a qualcuno, perché da questi esempi di vita tutti possiamo trarne beneficio per percorrere il nostro personale cammino di santità, ognuno secondo la vocazione alla quale è stato chiamato.

Elisa

La tribolazione per me è stata OCCASIONE

Alle porte dell’avvento, a seguito del difficile momento storico che stiamo vivendo, ciò che desta maggiore preoccupazione tra i miei coetanei è la paura di trascorrere i giorni di festa in solitudine, senza la presenza degli affetti più cari. “Speriamo di non essere zona rossa così almeno potrò tornare a casa per quei giorni!”: questa è l’affermazione che risuona più di frequente.

In un momento di riflessione personale, banalmente, ho pensato come il colore rosso, che da sempre rimanda alla gioia del Natale, di colpo si sia trasformato in un incubo. Andando più a fondo, ho maturato quanto le cose del mondo siano menzogna se osservate e vissute così come appaiono/ci vengono proposte. In questo caso il rosso ha assunto un’accezione diversa e quindi in esso risiedono due “verità”, ma la VERITÀ è, e non dipende dal significato che gli si attribuisce; quindi, allargando gli orizzonti, la chiave per vivere al meglio questo tempo di prova è guardare ciò che viviamo con gli occhi di Dio che è VIA, VERITÀ e VITA.

Quando la pandemia ha cominciato a prendere piede a marzo stavo lavorando in una casa di riposo in provincia di Modena e mi sono ritrovata, assieme ai miei colleghi, a lavorare per circa due settimane senza le giuste precauzioni: mi sono sentita come carne al macello. La paura del contagio era tanta, sia per la sofferenza tangibile nel corpo e negli occhi degli anziani che accudivo, sia per le notizie che passavano al telegiornale; non da meno erano anche le pressioni dei miei cari che quotidianamente, nonostante i chilometri di distanza che ci separavano, mi imponevano di non recarmi a lavoro se non avessi avuto le giuste protezioni facendo leva sul fatto che la vita vale più dei soldi. Come dargli torto? In effetti, a differenza di molti altri, non avevo una famiglia da accudire o un mutuo da pagare… ma avevano dimenticato una cosa fondamentale: avevo una vita da VIVERE. Se non io, chi? Se non adesso, quando? Esiste uomo la cui vita vale meno della mia, onde per cui valga la pena metterla a rischio? Ad ognuno di noi è chiesto di vivere qui ed ora con responsabilità e prudenza. Tengo a precisare che in quei giorni non mi sono sentita un’eroina come il mondo ha voluto far credere e che la tentazione di abbandonare il lavoro mi tormentava tutti i giorni, ma in compenso posso affermare di aver sperimentato che cosa significhi essere figlia amata e voluta da Dio.

La tribolazione per me è stata OCCASIONE di crescita nella relazione con il Signore, fondamentale è stato rapportarmi con la Parola che davvero ogni giorno si è fatta carne e percepivo, in cuor mio, che nulla avrebbe potuto scalfirmi. Riportando le parole di San Paolo “per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene”; è per FEDE che l’emorroissa si è salvata, è per FEDE che il cieco sulla strada di Gerico è tornato a vedere: è per FEDE che noi possiamo affrontare e superare con intima gioia questo momento. La paura è stata vinta perché abitata dalla consapevolezza che Dio è Padre e può un padre volere il male dei propri figli o persino abbandonarli? Se è vero che l’altro è il luogo dove Dio prende dimora, allora è altrettanto vero che nel nostro prossimo possiamo sperimentare il suo amore e il suo aiuto.

In virtù di questo, rendo grazie a Rossella che con il suo fare materno mi ha fatto sentire sempre a casa, a Fabiola che con la sua complicità mi è stata sorella, a Paolo che è riuscito a dare dimostrazione di come un uomo possa amare una donna anche senza sfiorarla, alla signora Maria Teresa che con il suo donarsi senza misura mi ha fatto comprendere che vi è più gioia nel donare che nel ricevere, alle sue nipotine Miriam e Margherita che non avendo filtri nel parlare mi hanno fatto riscoprire la bellezza della sincerità, agli anziani di cui mi sono presa cura che hanno riacceso in me il sentimento della tenerezza…

Come vivere, quindi, l’avvento in questo tempo di prova? Come poter gioire di questa attesa se la nostra preoccupazione principale è diventata la paura del contagio o il colore della Regione di appartenenza? 

Prova a chiedere a Dio la forza di portare la tua croce perché un buon Padre non toglie la sofferenza ma ti insegna ad affrontarla; impara a RICONOSCERE il kairòs, il passaggio di Dio nel tuo quotidiano perché sapere di essere amati non basta… hai bisogno di sentirti amato per poter amare; ASCOLTA è l’opera di carità più grande che tu possa compiere nei confronti del tuo prossimo che si sente frustrato, stanco e irascibile perché non compreso nei suoi bisogni; PREGA perché bisogna vivere e non sopravvivere; AMA perché una vita senza amore, non è vita.

Mi chiamo Addolorata, per gli amici Dora, ho venticinque anni e sono un’infermiera. Ti saluto lasciandoti come spunto di riflessione l’immagine di Zaccheo che nonostante il suo limite fisico e la presenza della folla attorno a sé, non si è lasciato prendere dallo sconforto e si è lasciato incontrare dal Signore salendo su un albero. Se la folla dovesse essere il Covid e il tuo limite la paura del contagio, quale sarebbe il tuo albero?

Marta&Maria.. uno stile di vita!

«Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».

Lc 10, 40

L’esperienza di preghiera e servizio del campo Marta e Maria è stata per me motivo di crescita, di condivisione e di approfondimento della relazione con Cristo. Sono stati giorni preziosi durante i quali ho riscoperto la bellezza dell’affidarsi completamente e ho sperimentato la bellezza della vita piena basata su due pilastri inscindibili: la preghiera e il sevizio. Sono grata a Dio per avermi donato questo tempo illuminante e per aver incontrato donne che hanno il coraggio di dire il loro sì a Cristo mettendosi a servizio, facendoci sentire accolti e amati.

Teresa- Termoli

Il primissimo giorno di campo ci è stato chiesto di pensare ad una parola che potesse racchiudere tutti i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre aspettative rispetto ai giorni che si sarebbero vissuti insieme: io ho risposto “novità”, sia perché non sapevo cosa aspettarmi di concreto da questa esperienza, sia perché speravo in qualcosa di veramente nuovo, “diverso”, per me.
Il campo servizio Marta e Maria è stato davvero una novità, ma è in modo del tutto “normale” che me l’ha fatta vivere. Come? Imparando a stare, conoscendo persone, conoscendo le suore che ci hanno seguito e accompagnato in questo percorso, stringendo nuove amicizie, ascoltando la Parola e vederla, manifesta e presente nella nostra quotidianità, normalità.
Ringrazio tantissimo per il bello che ci è stato mostrato su di noi, sugli altri e, soprattutto, sull’Altro, questo Amico desideroso di conoscerci e farsi conoscere.

Anna- Lodi

Bellissima esperienza…
Arricchente è stato sperimentare come la Preghiera e il Servizio siano due espetti complementari, uno a sostegno dell’altro. Incontrare Dio attraverso l’Azione e la Contemplazione, due aspetti che si nutrono a vicenda, due binari paralleli che permettono di portare “profumo di vita nuova”. Sia a Villa Chiara che a Villa Letizia ho imparato quanto sia importante “lo stare” e “l’ascoltare”, “la relazione”. Questo binomio, Preghiera e Servizio é stato essenziale per alimentare la mia Fede e per Concretizzarla. Ho chiesto a Gesù di aiutarmi a riconoscerlo in quegli sguardi che sembrano “distratti” e “persi”, quegli sguardi “alla ricerca”, in quei sorrisi sinceri, in quelle parole titubanti che cercano un contatto.

“Muoviti e guardati intorno con sguardo profondo!” , da oggi cercherò di farlo! Inoltre condividere questo vissuto é stato fondamentale, infatti ringrazio tutti i miei compagni di viaggio e le suore che ci hanno “condotto”, sostenuto e accompagnato.
Grazie di tutto.

Alice- Arcore

Marta e Maria è stata davvero un’esperienza unica. Giorni trascorsi nella “normalità”, dove ciò che ci veniva chiesto (e ad oggi penso sia stato un dono averlo vissuto) era “stare” nelle relazioni. Esserci, con una parola, ma anche in silenzio, attraverso uno sguardo, una stretta di mano, un abbraccio, un bacio. E con stupore ogni giorno è stato davvero bello scoprire che la preghiera vissuta al mattino poi trovava pieno compimento nel servizio durante la giornata. Che quei volti incontrati, quei momenti vissuti in fraternità sono stati esperienza dell’amore di Dio per me. Ricorderò inoltre i volti e le testimonianze ascoltate di storie, di vite in cui con immenso stupore ho ritrovato la concretezza e grandezza dell’amore di Dio, e quella gioia che viene dalla consapevolezza di sentirsi figli amati e accompagnati sempre, anche nella sofferenza e nelle difficoltà.

Daniela- Reggio Calabria

Che grande dono per me è stato partecipare al campo servizio Marta e Maria. In primis perché ho fatto esperienza di Cristo che mi si è rivelato nel volto delle persone incontrate. E, inoltre, ho potuto sperimentare come il servizio e la preghiera non sono due atteggiamenti contrapposti, ma, al contrario, vanno vissuti in profonda unità e armonia.

Francesca- Salerno

 

«Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Lc 10, 42

 

 

 

 

Giovani&Missione

Da molti anni ormai, le Suore Francescane Angeline sono presenti in Bolivia, in Argentina, in Brasile, in Tchad e nella Repubblica Democratica del Congo. In ogni missione sono impegnate nell’alfabetizzazione, nell’assistenza sanitaria, nella catechesi e nell’annuncio del Vangelo. Nei villaggi più poveri assicurano ai bambini l’alimentazione quotidiana e l’assistenza scolastica. Spinte dall’amore di Cristo e da Madre Chiara, la quale ricordava alle sue figlie “Da noi tutti attendono”, le suore non smettono mai di operare, soprattutto in queste terre lontane.

Negli ultimi tempi sono molti i giovani che hanno scelto di partire per vivere un’esperienza di missione nelle fraternità delle Suore Francescane Angeline. Tra questi un gruppo guidato da Sr Roberta Arcaro, presso Santa Maria degli Angeli, ha partecipato al corso Giovani&Missione in preparazione all’esperienza missionaria che vivranno prossimamente.

Rachele ci racconta il perché della sua scelta:

“mi ha spinto ad iniziare questo percorso, il desiderio di uscire da me stessa e dai miei schemi. Durante l’anno le motivazioni sono aumentate: imparare a vivere da missionari la quotidianità, guardare alla mia vita in modo più profondo e con lo sguardo di Qualcun altro. È nato così il desiderio di avere occhi per vedere il Signore nella mio quotidiano e vivere la fede in modo sempre più concreto”.

 

 

Affidiamo a Madre Chiara Ricci la vita di ciascun giovane che si prepara per quest’esperienza missionaria!

La gioia della scoperta del carisma di Madre Chiara

Cos’è stato per me il meeting? Dirlo in poche battute è difficile ma una cosa è certa, mi sono sentita in una grande famiglia. Si respirava un’aria di gioia, comunione tra persone anche mai viste. E questo solo grazie a Madre Chiara, leggendo alcuni suoi scritti comprendo sempre di più ogni momento del meeting anzi conosco di più le suore perché hanno incarnato un gran dono.. il suo senso materno, la sua accoglienza, il suo trovare sempre una parola giusta, il suo far gioia si evince nel suo passato che passato non è, perché era presente anche lei con noi in quei giorni e continuerà a farlo nel futuro perché… è vero che “da noi tutti attendono” però altrettanto vero che “Dio sa quello che fa”!

Antonietta – Mondragone

Pensando alle giornate passate con gli AMC ad Assisi mi viene in mente una grande gioia e la necessità di dover proprio ringraziare per il grande dono di averli incontrati! Conosco ancora molto poco gli AMC, le Angeline e Madre Chiara; ho partecipato al meeting accettando l’invito di un’amica e devo dire che per me si risolveva tutto nel passare qualche giorno insieme, mi preoccupava poco capire cosa fosse questo incontro all’inizio. È successo, però, che ho avuto la fortuna di vivere non solo dei bei giorni insieme, ma delle bellissime giornate insieme! Ho potuto vedere e ascoltare il carisma delle suore, la loro passione passata agli “amici” e ho potuto sentirmi amica anch’io. Ho conosciuto persone, giovani e grandi, ricche di fede, sorridenti in volto, desiderose di vivere in maniera sempre più autentica avendo di fronte una grande testimone come Madre Chiara. Ho vissuto questo meeting non solamente con l’idea di partecipare ad un incontro, ma di farne parte e di far già parte, seppur appena conosciuta, di una grande famiglia. È stata veramente una bella sorpresa, sono rimasta stupita di un dono così bello! Grazie!!

Anna – Lodi

Devo dire che sono stato praticamente costretto da mia sorella a partecipare al Meeting (lei ha coinvolto i miei genitori, io non potevo rimanere a casa da solo) e non ero molto convinto della scelta fatta, o meglio: della scelta che mi avevano obbligato a fare. Ero l’unico adolescente e quindi mi sentivo un po’ isolato: avevo soltanto i miei genitori con cui parlare, perché vedevo poco anche mia sorella. Nonostante questo, devo dire che tutto sommato è stata una bellissima esperienza, che non mi sarei mai aspettato, e ne sono uscito veramente in pace, rilassato, felice, pieno di “emozioni positive” in generale – faccio fatica a capire cosa ho provato! Ne sono uscito davvero riappacificato con il mondo. Ero più solare, anche perché spesso a casa rimango chiuso in camera mia.

Matteo 16 anni – Correggio

CONDIVIDERE IL DONO DI DIO
“E i tuoi? Gliel’hai proposto?”.
A pochi giorni dal termine delle iscrizioni al Meeting, queste parole mi hanno raggiunta un po’ come una doccia fredda. Perché… no, ai miei genitori non l’avevo proposto. E non lo avevo fatto per (quelle che mi sembravano) due buone ragioni: perché non erano iscritti agli Amici e perché, conoscendoli, mai mi sarei aspettata che, pieni di timori come sono, accettassero di partecipare. Ma, al solito, peccavo di mancanza di speranza, oltre che di superficialità. Conoscendo le Angeline, avrei dovuto sapere che i loro inviti e il loro desiderio di accogliere e condividere il dono di Dio vanno ben oltre i confini dell’Associazione. E, conoscendo Dio, avrei dovuto sapere che il Suo Spirito può fare quel che vuole e piegare ogni rigidità. Insomma non avevo capito niente, come qualcuno ha specificato con grande carità. Così l’invito è stato fatto e… accettato (anche attraverso qualche aiuto provvidenziale)! Già qui c’è il primo punto della testimonianza: la potenza di Dio. Sono svariati anni che conosco le Angeline, svariati anni che desidererei condividere questa bella conoscenza con la mia famiglia e, quando ormai non ci speravo più… ecco la sorpresa! Un po’ come Abramo che riceve Isacco. Questo è il cuore della mia testimonianza: anche questa volta ho potuto sperimentare tutto il calore e la forza della Testimonianza della famiglia Angelina, ma stavolta non è stato solo per me. Ho vissuto l’incontro tra due Famiglie. Una biologica e una spirituale-adottiva. E l’ho vissuto con un po’ di tensione, mista a grande gioia. Individualmente, partecipare al Meeting è stato scegliere di rimanere in una relazione che profuma di bene, continuare un cammino di comunione, rispondere con gratitudine ad un desiderio di condivisione. E infatti sono entrata ancora una volta in contatto con donne belle, gioiose, libere, che fanno respirare il profumo del Dio vivo e vero, che è concreto e vuole far fiorire e liberare l’uomo, rispondere al suo desiderio di felicità. Il mio desiderio era che, in questa occasione, questo Volto di Dio fosse visibile anche per la mia famiglia. E devo dire che non sono stata delusa, anzi! Il Volto è emerso a cominciare dalle parole che abbiamo ascoltato: le Angeline si sono presentate con il desiderio di condividere un dono di Dio, il carisma della fondatrice M. Chiara Ricci, a partire dall’idea che questo carisma sia vivibile e fecondo in ogni stato di vita, quando la vita si apre per farsi plasmare dallo Spirito e diventa vita spirituale perché tutta nello Spirito. In queste parole abbiamo respirato Apertura, Desiderio di comunione, Desiderio di camminare insieme, di relazione. Quando la vita cristiana in tante realtà è purtroppo sinonimo di chiusura e separazione, queste parole sono davvero parole di risurrezione. Soprattutto quando diventano Parole con la ‘P’ maiuscola e si fanno carne in chi le annuncia. Infatti, le abbiamo potute vedere e toccare nella bellezza di tutto ciò che abbiamo vissuto: la cura con cui siamo stati accolti, la precisione con cui tutto era stato preparato, la novità degli incontri, la ricchezza dei gruppi di riflessione… E quel Gesù che è sempre al centro in quello che le Angeline fanno si è fatto gustare un po’ anche dalla mia famiglia. Hanno colto senza ombra di dubbio che si stava consumando qualcosa di buono. E i gusti e i profumi buoni, una volta che si sono sperimentati, sono un’assicurazione, perché il cuore li ricorda con nostalgia. Vedere la mia famiglia ricevere un dono mi ha ricolmato il cuore di gratitudine. Ho trascorso questi giorni con animo riconoscente, veramente commossa dalle tante piccole tutt’altro che scontate attenzioni di chi, pur con il peso delle responsabilità, ha avuto il pensiero di chiedermi: “Allora, come è stato oggi per i tuoi?”, di chi ha insistito tanto per conoscerli, di chi ha colto l’occasione per presentarsi o per dire una parola buona. C’è una cosa che mi stupisce sempre: da tanti anni che le conosco, le Angeline non sono ancora riuscite a deludermi. La mia parte realista e pessimista non si rassegna e dice che prima o poi ci riusciranno. Ma in fondo mi rendo conto che ciò che mai mi delude è proprio questo loro essere centrate su Cristo, in una solidità che viene da Lui. Allora penso che è Lui che le rende solide ed è Lui che non delude mai! Allora, grazie Signore! E grazie, suore Angeline, per essere suo strumento.

Jessica – Correggio

Ho accolto l’invito a partecipare al meeting senza pensarci troppo e senza sapere cosa di preciso avrei vissuto in quelle giornate, ma è bastato davvero poco per sentirmi subito parte di una gioiosa famiglia. Ogni attività e ogni catechesi si è rivelata un’ occasione per comprendere l’importanza di custodire e condividere il carisma che ci viene donato. Il momento che più di tutti mi ha fatto riflettere è stato quello delle testimonianze, perché nell’ascoltare esperienze di persone il cui lavoro e il cui modo di vivere è affine al mio, ho compreso che non bisogna avere doti particolari, ma il fiducioso abbandono a Dio Padre, alla sua volontà di vita e la scelta consapevole di uno stile di vita suggerito dallo Spirito Santo ci fa essere testimoni credibili.

Annalisa – Mondragone

Dal 29 al 31 marzo si è tenuto ad Assisi il primo meeting degli amici di Madre Chiara. Quando ho accettato di partecipare non sapevo cosa aspettarmi, ma decisi di non pensarci e mi ripetevo: “Dio sa quello che fa”. Arrivato alla Domus Pacis subito mi sono sentito accolto. Sono stati giorni di confronto e di crescita. Sono arrivato che conoscevo pochissime persone e sono ritornato a casa con la consapevolezza di avere “fratelli e sorelle in Cristo sparsi in tutta Italia e oltre”. Questa è la cosa che più mi ha colpito. A distanza di un mese e mezzo custodisco nel cuore la testimonianza di fede di varie persone, che non riporto qui, ma ringrazio Dio perché sono state per me di grande esempio ed aiuto. Ora l’unica cosa che mi viene da dire è GRAZIE. Grazie per chi si è impegnato a preparare il tutto facendoci sentire a casa. Grazie a chi è stato disposto a mettersi in gioco senza il timore di essere giudicato. Grazie a chi nella sua semplicità è stato dono per il fratello. Grazie a chi invece di lamentarsi ha scelto di vivere le difficoltà e le contrarietà nel silenzio, donando gioia a chi gli era accanto. Grazie a Dio per il dono di questa famiglia.

Francesco – Villaricca

 

La gioia di condividere un dono: il carisma di Madre Chiara!

Se dovessi riassumere il Meeting con una sola parola, questa sarebbe sicuramente FAMIGLIA. Sì, perché quei giorni sono stati per me l’occasione per sperimentare, ancora una volta, la bellezza di far parte di questa famiglia, che sono le Suore Francescane Angeline, ma non solo.
Da una parte, posso ritenermi privilegiata per essere stata scelta, prima, come nuova referente dei Giovani Amici di Madre Chiara e, poi, come una delle animatrici dei laboratori che si sono svolti il sabato pomeriggio. Perché l’essere referente mi ha permesso, insieme agli altri referenti dell’Associazione degli Amici di Madre Chiara, di pensare e, in parte, anche di organizzare i giorni del Meeting, con il vivo desiderio di creare un’opportunità speciale per coloro che vi avrebbero partecipato, per far sperimentare loro la bellezza di essere una famiglia, sentendosi membri attivi della stessa. E ciò è stato proprio quello che, come animatrice, ho visto durante il momento dei laboratori: in questo essere membri attivi, ognuno ha portato il suo contributo, con la volontà e il desiderio di crescere sempre più insieme come famiglia che cammina nello spirito francescano angelino.
Questa per me è stata l’esperienza del Meeting: un’esperienza di e in famiglia.

Elisa- Correggio

 

Il meeting per noi è stata un’occasione dove siamo riusciti a conoscere quasi tutti gli amici vicini alla nostra famiglia ma soprattutto è stata l’opportunità per conoscere meglio Madre Chiara. In queste giornate ci siamo riscoperti “famiglia” non per simpatie o per desiderio di passare del tempo insieme ma perché siamo Chiesa e anche noi “fruitori” del dono del carisma di Madre Chiara. Collaborando insieme, abbiamo avuto modo di sentirci davvero anche noi parte di qualcosa di grande. Siamo tornati a casa grati di essere coeredi di un dono così prezioso e desideriamo che anche nella nostra storia possa tradursi in scelte concrete e atti di fede.

Antonio e Chiara- Gaeta

 

Ripercorrendo con la mente e soprattutto con il cuore le giornate trascorse al 1° meeting con la grande famiglia delle Angeline, ritrovo nel cuore una grande gioia e un senso di gratitudine per questo dono immenso che il Signore, nella persona di Madre Chiara, ha fatto a me e a coloro che ormai fanno parte da più o meno tempo di questa grande famiglia. Già nelle giornate vissute a Castelspina tutti riuniti, giovani, coppie, famiglie e adulti, avevo potuto respirare quell’aria che si respira solo in una grande e bella famiglia; ma queste giornate sono state un’ulteriore conferma e per certi versi una bella sorpresa. Vi ho partecipato come animatrice giovani, ma penso di poter affermare che ho vissuto questa esperienza intensamente, così come tutti gli altri. È stato bello constatare che un unico carisma può unire tantissime persone diverse tra loro. Si, perché come ha ben spiegato suor Mary in quelle giornate, il carisma non è altro che uno stile di vita suggerito dallo Spirito Santo, che ci aiuta ad impostare la nostra vita, a partire dalla quotidianità, e in maniera concreta. Questo è ciò che ho ascoltato lì, ma che in primis mi porto dietro dalla mia esperienza personale vissuta in questi ultimi anni, fin dal momento in cui nel mio cammino ho incrociato le Angeline. Ed è ciò che ho ampiamente vissuto e riscontrato nei laboratori, che penso siano stati segno concreto di come la diversità animata dallo stesso carisma possa diventare ricchezza e bellezza. Tantissime proposte son venute fuori dalle attività dei laboratori, e maturate son certa in ognuno, da questo stile di vita “Angelino” che ormai è entrato inequivocabilmente nella quotidianità di noi giovani, delle famiglie (con i loro piccoli carichi di idee super!) e dei più adulti. 

La speranza è che proprio nella comunione e fraternità, vissute in quelle giornate, possiamo insieme arrivare a realizzare, poco per volta, tutte le idee proposte. Perché credo che ogni proposta esprima per quella persona ( e non solo) un desiderio che porta nel cuore, mosso dal carisma che ci unisce.
Porto con me l’accoglienza, la fraternità vissute in queste giornate e la bellezza di tanti volti incontrati.

Daniela- Reggio Calabria

È stato bello contribuire alla realizzazione del Meeting mettendo a disposizione semplicemente.. noi stessi! Nessun Animatore era “esperto in materia” ma ciascuno è stato prezioso e necessario, proprio come le piccole tessere che compongono un mosaico! Ho scoperto che i doni ricevuti diventano vera ricchezza solo se condivisi, perché arricchiti dai doni di chi ci è accanto. Ho fatto una bellissima esperienza di fraternità insieme agli altri animatori, perché nonostante le tante diversità davvero ci siamo sentiti parte di una sola Famiglia. Questa è la dimostrazione di quanto il Carisma di Madre Chiara abbia raggiunto le nostre vite e le nostre famiglie! Ringrazio le Suore Francescane Angeline perché oltre a testimoniare ciò che hanno ricevuto, scelgono di condividerlo con noi laici.

Chiara- Mondragone

Animatori in formazione

Le giornate vissute a Roma sono state davvero intense ed arricchenti. Sinceramente non sapevo cosa mi sarei dovuta aspettare. A Castelspina ci era stato detto che la formazione degli animatori nasceva dal desiderio di condividere il carisma delle suore francescane Angeline anche con noi laici, quel carisma che traspare dai gesti, dalle parole, dagli sguardi delle suore Angeline incontrate lungo il cammino e che ci ha affascinati tanto da spingerci a tornare ogni volta che lo abbiamo fatto. Non sapevo, però, come questo sarebbe potuto accadere. A Roma ho capito che la condivisione di questo carisma sarebbe potuta avvenire solo partendo dalla radice del grande albero: Madre Chiara Ricci. Le suore ci hanno dato la possibilità di conoscere in modo più profondo la persona di Madre Chiara, partendo dai suoi scritti e dalla sua storia, calandoci innanzitutto nel suo contesto storico. Ho incontrato poco più di un anno fa la famiglia delle Angeline, quindi conoscevo solo in parte la figura della loro fondatrice. Questi giorni sono stati un dono inaspettato perché, piano piano, ho avuto modo di scoprire una donna estremamente lungimirante, pronta a rispondere con il servizio alle problematiche sociali del suo tempo, esempio di amore concreto nella quotidianità e di abbandono fiducioso alla volontà del Padre. Oltre ad approfondire la storia della nascita della congregazione, questi tre giorni sono stati l’occasione per stare insieme come famiglia che unisce persone di tutte le età e condividere la gioia di camminare insieme nella fede. Un grazie alle suore francescane Angeline che ci hanno consegnato così tanti doni in così poco tempo. Tra tutti custodisco come più prezioso la consapevolezza di poter portare nella vita di tutti i giorni il carisma di Madre Chiara, come anche lei fu capace di seguire i passi di San Francesco molti secoli dopo la sua morte.

Elis – Brescia