Qui la mano, Dio!

Con il 2022 cominciamo un nuovo percorso alla conoscenza di Dio e della Sua Parola.


Qui la mano, Dio! #4 – La mano che salva

Caro giovane, buona Pasqua! “Ma non è già passata?” domanderai… Fino al 5 giugno, solennità di Pentecoste, siamo nel Tempo di Pasqua, per cui ancora possiamo annunciarci a vicenda: “Cristo è risorto! È veramente risorto!”

Riprendendo il nostro cammino “Qui la mano, Dio!” vogliamo questo mese metterci davanti alla mano (di Dio) che salva. Abbiamo contemplato la mano che crea scoprendo il volto del Dio Creatore; poi le mani ferite di Gesù che ci hanno rivelato il volto di un Dio che soffre con te; in questo mese, ancora profondamente immersi nella gioia di Pasqua, contempleremo la mano che salva. I salmi sono pieni di riferimenti alla mano salvatrice di Dio o all’interno di un contesto di supplica in cui l’orante in una situazione di pericolo invoca Dio di essere salvato, o in un contesto di lode e ringraziamento per l’avvenuta salvezza.

Ma che significa salvare? Non vogliamo dare nulla per scontato… Salvare è: liberare, guarire, sanare, recuperare, difendere, mettere in salvo, strappare al pericolo, sottrarre alla morte.

E tutto ciò Dio lo fa attraverso la sua mano, una mano che compie azioni precise: libera, scioglie le catene, viene stesa per prendere-afferrare quella dell’uomo, solleva, viene in aiuto, raggiunge i nemici, li sradica…

Se il Sabato Santo ti sei soffermato su ciò che è successo a Gesù dopo la sua morte, ti sarai reso conto che anche Lui, il Figlio di Dio, la Seconda Persona della Trinità, ha avuto bisogno della mano del Padre per risalire dagli inferi, per essere risvegliato alla Vita: non avrebbe potuto farlo da sé! Questa sì che è una bella notizia, un vangelo per la tua vita, perché nemmeno a te è chiesto di salvarti da solo!

Gesù stesso, dunque, ha sperimentato la mano del Padre che salva e, risollevato da quella mano, ha risollevato l’intera umanità, strappandola al potere della morte. Questo viene “narrato” molto bene dall’iconografia orientale, come puoi osservare nell’icona qui sopra. A differenza dell’iconografia occidentale nella quale Gesù sormonta il sepolcro come un guerriero vincitore, nell’iconografia orientale la resurrezione è rappresentata dalla “discesa agli inferi” di Gesù che libera dalla morte Adamo ed Eva. E come li libera? Afferrandoli con la propria mano, risollevandoli tenendoli per i polsi. La resurrezione non è per Gesù, ma per Adamo ed io sono Adamo! Veramente Gesù è venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cfr. Gv 10,10).

Allora in questo tempo di Pasqua se ti sei accorto che ci sono ancora degli “inferi” nei quali sei, dei luoghi privi di vita, supplica con fiducia il Risorto e chiedigli che con la sua mano ti salvi dalla morte. E se, invece, hai sperimentato già la sua mano che salva, rendigli grazie e benedicilo. Ti suggeriamo 2 salmi con cui puoi fare la tua supplica o il tuo ringraziamento. Buona preghiera! E ancora Buona Pasqua!

Salmo di supplica: Salmo 144

Benedetto il Signore, mia roccia,

che addestra le mie mani alla guerra,

le mie dita alla battaglia,

mio alleato e mia fortezza,

mio rifugio e mio liberatore,

mio scudo in cui confido,

colui che sottomette i popoli al mio giogo.

Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore?

Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero?

L’uomo è come un soffio,

i suoi giorni come ombra che passa.

Signore, abbassa il tuo cielo e discendi,

tocca i monti ed essi fumeranno.

Lancia folgori e disperdili,

scaglia le tue saette e sconfiggili.

Stendi dall’alto la tua mano,

scampami e liberami dalle grandi acque,

dalla mano degli stranieri.

La loro bocca dice cose false

e la loro è una destra di menzogna.

O Dio, ti canterò un canto nuovo,

inneggerò a te con l’arpa a dieci corde,

a te, che dai vittoria ai re,

che scampi Davide, tuo servo, dalla spada iniqua.

 

 

Salmo di ringraziamento: Salmo 18

Ti amo, Signore, mia forza,

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,

mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;

mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.

Invoco il Signore, degno di lode,

e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte,

mi travolgevano torrenti infernali;

già mi avvolgevano i lacci degli inferi,

già mi stringevano agguati mortali.

Nell’angoscia invocai il Signore,

nell’angoscia gridai al mio Dio:

dal suo tempio ascoltò la mia voce,

a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido. […]

Stese la mano dall’alto e mi prese,

mi sollevò dalle grandi acque,

mi liberò da nemici potenti,

da coloro che mi odiavano

ed erano più forti di me.

Mi assalirono nel giorno della mia sventura,

ma il Signore fu il mio sostegno;

mi portò al largo,

mi liberò perché mi vuol bene. […]

Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,

la tua destra mi ha sostenuto,

mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.

Hai spianato la via ai miei passi,

i miei piedi non hanno vacillato. […]

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,

sia esaltato il Dio della mia salvezza.

 

Qui la mano, Dio! #3 – Mani forate

Caro giovane, siamo alla terza tappa del nostro percorso che ci porterà a scoprire il volto di Dio a partire dalle sue mani. La volta scorsa sei stato invitato a guardare alle mani creatrici di Dio per risalire al suo volto di Creatore, di Colui, cioè, che ti ha formato con le sue mani, proprio come le mani di un esperto vasaio plasmano un vaso di argilla. Io, tu, siamo opera meravigliosa delle mani di Dio!

Il tempo liturgico che stiamo vivendo, la Quaresima, ci mette davanti agli occhi un tratto specifico delle mani di Dio: l’essere mani forate, trafitte.

Mani di Gesù trafitteSe le mani di Dio nella creazione sono mani che agiscono, sulla croce le mani di Gesù, Dio fatto Uomo, sono mani che si lasciano fare: si lasciano prendere, si lasciano legare, si lasciano inchiodare alla croce dalle mani degli uomini. Quelle stesse mani che durante la sua esistenza terrena avevano giocato, pregato, lavorato il legno, accarezzato, abbracciato, benedetto i bambini, toccato e guarito tanti malati… ora, quelle stesse mani si lasciano ferire dai chiodi.

Ma non era il Figlio di Dio, l’Onnipotente? Colui che già aveva vinto la morte risuscitando l’amico Lazzaro? Tutta la forza che in tante occasioni si era sprigionata da quelle stesse mani, ora, dov’è finita? Nascosta ai nostri piccoli occhi, al nostro misero sguardo, è invece potentemente presente in quelle mani, perché è la forza di chi ama fino alla fine, di chi si consegna all’amato per salvarlo, di chi è disposto a morire per donare ancora più Amore e ancora più Vita.

Quelle mani forate rimangono lì nel corpo di Gesù anche dopo la sua risurrezione per dire a te e ad ogni uomo che nessun dolore, nessuna ferita della vita è luogo di solitudine, ma è già stato e continua ad essere abitato dal dolore di Dio e dalla sua potenza di risurrezione.

Nessuna vicenda umana è estranea al cuore di Dio, tanto più nessuna vicenda di dolore e di morte. E quante morti oggi, quante mani ferite, bucate da proiettili, quante vite spezzate dal delirio di onnipotenza…

E se davanti a quanto sta succedendo oggi in Ucraina, ma non solo, se davanti alle situazioni di dolore, di non senso, di ingiustizia che forse anche tu stai vivendo, la domanda che nasce nel cuore è “Dio, ma dove sei? Non fai niente?”, guardando alle mani forate di Gesù in Croce la risposta può giungere al tuo cuore: “Sono lì, in quelle vite spezzate. Sono qui, in questa tua ferita, in questo tuo dolore”.

Madre Chiara Ricci, fondatrice delle Suore Francescane Angeline, una volta scrisse ad una sua figlia e sorella: “Guarda il Crocifisso di frequente e poi medita le sue pene per cinque minuti: ciò farà tanto bene all’anima tua”. Vogliamo farti questo invito perché possa anche tu arrivare a dire: “Sì, Signore Dio, tu davvero sei l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Sempre! Nelle tue ferite ritrovo le mie e quelle di ogni fratello e sorella che soffre, che muore. Donami di crederlo!”.

Come lettura-preghiera per questo mese ti consegniamo il Salmo 22. Non ti far spaventare dalla lunghezza! Puoi anche suddividerlo in più parti, ma vai fino in fondo: ci sarà una Parola di Speranza per la tua vita.

E, per vivere insieme il passaggio dalla morte alla Vita, ti aspettiamo ad Assisi nei giorni del Triduo pasquale.

Buon cammino incontro alla Pasqua, incontro al Risorto!

Salmo 22

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido!

Mio Dio, grido di giorno e non rispondi;

di notte, e non c’è tregua per me.

Eppure tu sei il Santo,

tu siedi in trono fra le lodi d’Israele.

In te confidarono i nostri padri,

confidarono e tu li liberasti;

a te gridarono e furono salvati,

in te confidarono e non rimasero delusi.

Ma io sono un verme e non un uomo,

rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente.

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,

storcono le labbra, scuotono il capo:

«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,

lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo,

mi hai affidato al seno di mia madre.

Al mio nascere, a te fui consegnato;

dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.

Non stare lontano da me,

perché l’angoscia è vicina e non c’è chi mi aiuti.

Mi circondano tori numerosi,

mi accerchiano grossi tori di Basan.

Spalancano contro di me le loro fauci:

un leone che sbrana e ruggisce.

Io sono come acqua versata,

sono slogate tutte le mie ossa.

Il mio cuore è come cera,

si scioglie in mezzo alle mie viscere.

Arido come un coccio è il mio vigore,

la mia lingua si è incollata al palato,

mi deponi su polvere di morte.

Un branco di cani mi circonda,

mi accerchia una banda di malfattori;

hanno scavato le mie mani e i miei piedi.

Posso contare tutte le mie ossa.

Essi stanno a guardare e mi osservano:

si dividono le mie vesti,

sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Libera dalla spada la mia vita,

dalle zampe del cane l’unico mio bene.

Salvami dalle fauci del leone

e dalle corna dei bufali.

Tu mi hai risposto!

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,

ti loderò in mezzo all’assemblea.

Lodate il Signore, voi suoi fedeli,

gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,

lo tema tutta la discendenza d’Israele;

perché egli non ha disprezzato

né disdegnato l’afflizione del povero,

il proprio volto non gli ha nascosto

ma ha ascoltato il suo grido di aiuto.

Da te la mia lode nella grande assemblea;

scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.

I poveri mangeranno e saranno saziati,

loderanno il Signore quanti lo cercano;

il vostro cuore viva per sempre!

Ricorderanno e torneranno al Signore

tutti i confini della terra;

davanti a te si prostreranno

tutte le famiglie dei popoli.

Perché del Signore è il regno:

è lui che domina sui popoli!

A lui solo si prostreranno

quanti dormono sotto terra,

davanti a lui si curveranno

quanti discendono nella polvere;

ma io vivrò per lui,

lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

annunceranno la sua giustizia;

al popolo che nascerà diranno:

«Ecco l’opera del Signore!».

Qui la mano, Dio! #2 – Mani che creano

Caro giovane, bentornato a questo nostro appuntamento per scoprire insieme il volto di Dio a partire dalle sue mani. Dicevamo, infatti, la scorsa volta che potremmo sintetizzare questo nostro percorso così: “Dalle mani al volto”.

Il primo tratto della mano di Dio che vogliamo mettere a fuoco ci viene suggerito dal famosissimo affresco della Cappella Sistina, dove Michelangelo ci consegna il momento della creazione di Adamo proprio attraverso il tocco, appena avvenuto o che accadrà di lì a poco, tra la mano del Creatore e la mano della creatura.

Non a caso nella Bibbia la creazione viene narrata all’inizio; all’origine del mondo, all’origine di ogni vita c’è l’atto creativo di Dio: volontà, cuore, parola e mano di un Dio che crea, dà origine, dà vita. Tutta la creazione è opera Sua, è fattura delle Sue mani come ci viene ricordato in diversi passi biblici: “Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, è lui che l’ha fatto; le sue mani hanno plasmato la terra” (Salmo 95,4-5); “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita…” (Salmo 8,4); “Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani” (Salmo 8,7); “I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento” (Salmo 19,2); “In principio tu hai fondato la terra, i cieli sono opera delle tue mani” (Salmo 102,26)); “Il Signore Dio fece la terra e il cielo” (Gn 2,4); “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo” (Gn 2,19) … 

Non solo la creazione è il frutto della manualità di Dio, ma lo è anche l’uomo stesso: tu che stai leggendo sei opera bellissima, molto buona, delle mani di Dio: “Le tue mani mi hanno fatto e plasmato” (Salmo 119,73; Gb 10,8); Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia.  Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra” (Salmo 139,13-15); “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gn 2,7); “Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo” (Gn 2,22); “Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani” (Salmo 138,8); “Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani” (Is 64, 7) …

Sì, Dio ha plasmato l’uomo (ʾādām, in ebraico) con polvere dal suolo (ʾădāmâ, in ebraico), e non l’ha certo fatto solo col pensiero, ma con le mani: con le mani ha raccolto la terra, con le mani ha plasmato quella terra, le ha dato forma. Scrive Giovanni Cesare Pagazzi commentando Tertulliano, un Padre della Chiesa: “…il coinvolgimento di Dio nella creazione dell’uomo è mozzafiato: non si è accontentato di chiamare all’esistenza mediante la propria Parola onnipotente, ma si è proprio sporcato le mani, prendendo la terra e plasmando la statua umana e animandola col proprio respiro. […] Dio è «tutto dedito e occupato in quel fango», «toccato», «preso dalle sue mani», materia poverissima, plasmata tenendo davanti come modello il suo Figlio, prossimo a diventare carne”[1].

Se ci fai caso il tuo corpo e in particolare alcune parti, assomigliano proprio ad argilla lavorata dalle mani esperte di un vasaio: guarda le tue orecchie, modellate dal dito di Dio; le parti concave del viso, modellate dal suo pollice… 

È vero: io, tu siamo terra, fango, poca cosa, ma siamo terra benedetta e molto buona perché raccolta e plasmata dalle mani stesse di Dio. Su questa certezza vogliamo far riposare il nostro cuore in questo mese facendo nostra la preghiera del padre del ragazzo indemoniato: “Credo; aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,24)

 

[1] GIOVANNI CESARE PAGAZZI, Fatte a mano. L’affetto di Dio per le cose, EDB, 2013, 26.

Qui la mano, Dio! #1

Carissimi giovani, cominciamo un nuovo percorso che ci accompagnerà lungo tutto quest’anno e che ha come titolo “Qui la mano, Dio!”. Da dove nasce l’idea? Dal ricordo delle giornate vissute insieme ad alcuni di voi nel mese di novembre a Castelspina (AL), terra dove siamo nate noi suore francescane Angeline e dove riposa in pace il corpo di Madre Chiara Ricci, nostra Fondatrice. Sì, perché in quei giorni ci siamo interrogati insieme sull’esperienza spirituale di Madre Chiara domandandoci: “Che esperienza di Dio ha fatto Madre Chiara? Quali tratti del volto di Dio lei ha incontrato, conosciuto e testimoniato?”. Senza spoilerare tutto (l’anno prossimo, a Dio piacendo, riproporremo quelle giornate!) ci basti ora sapere che una delle espressioni ricorrenti riferite a Madre Chiara dalle sue figlie e sorelle è “Accettava tutto dalle mani del Signore”, mani che guidano, sostengono, confortano, accolgono, conducono…

Se ci pensi, dopo i lineamenti del volto, è dalle mani che tu puoi riconoscere una persona, o comunque, in ogni caso, puoi intuire qualcosa di quella persona anche se non la conosci. Per esempio: se sono mani rugose probabilmente saranno mani di una persona anziana; se sono affusolate, mani di una ragazza; se sono callose, potrebbero essere mani di un muratore, un artigiano, di qualcuno che lavora duramente con le proprie mani… Anche dal modo di gesticolare di una persona, da come usa le mani puoi conoscere qualcosa di essa. Mani protese in avanti, mani in tasca, mani chiuse a pugno, mani aperte, mani fredde, mani calde…

Ebbene: le mani parlano di te, dicono agli altri qualcosa di te. E questo non può valere anche per Dio? Saper riconoscere le mani di Dio nella storia e nella tua storia personale, non ti permetterà, forse, di conoscere Dio?

Se ci stai, faremo questo viaggio insieme alla scoperta delle mani di Dio per risalire al Volto di Dio. Ecco qua un altro possibile titolo del percorso: “Dalle mani al volto”: scegli tu il titolo che preferisci!

Buon cammino!