Chiaro e luminoso fu sempre il suo spirito #1

Cominciamo un breve percorso che ha l’obiettivo di mettere in luce alcune caratteristiche della vita di madre Chiara con il fine di vedere dove e come ella ha vissuto la santità e come il suo esempio possa essere per noi un modello oggi.

Partiamo da alcune domande: può una donna vissuta oltre 100 anni fa parlare al cuore di chi vive nel 2023? Il suo stile di vita e la sua spiritualità possono essere ancora attuali? Una religiosa di fine ‘800 può dire qualcosa alla nostra vita?

Per rispondere a queste domande partiremo dalla lettura dei testi scritti da madre Chiara e dalle testimonianze sulla sua vita che le suore francescane Angeline hanno raccolto dopo la sua morte. La sua figura e il suo modo di fare umile e al tempo stesso forte stupiscono e affascinano. Analizzeremo quindi alcuni suoi atteggiamenti che possiamo considerare significativi per vedere come la sua spiritualità e il suo carisma siano ancora oggi attuali e possano parlare al cuore di tutti.

L’atteggiamento che approfondiremo oggi è il modo in cui madre Chiara vive le relazioni. Percorrendo il volume Memorie e testimonianze colpisce l’affetto con cui ella è ricordata. Potrebbe sembrare scontato – e in parte lo è – che i brani raccolti dopo la sua morte parlino bene della sua figura, ma scorrendo le pagine sono tanti i piccoli aneddoti che narrano di come ella sapesse parlare al cuore delle persone e catturarne l’affetto.

In Memorie e testimonianze si dice:

un’altra cosa che distingueva madre Chiara era l’affabilità: chiunque andava da lei, fosse uomo o donna, anziano o bambino, veniva accolto con familiarità, come fosse di famiglia.

Ovviamente, le relazioni di cui si parla principalmente sono quelle con le suore sue figlie e sorelle, ma non mancano accenni ai suoi incontri con le educande e con le orfane che frequentavano gli istituti gestiti dalle suore francescane Angeline. Mi colpisce come Madre Chiara fosse una donna sapiente, in grado di vivere le sue relazioni con saggezza e amore per il prossimo avendo ben presente il Bene (con la B maiuscola).

Per le orfanelle e per le educande (spesso lontane da casa) si faceva madre amorevole, per lenire le sofferenze di una mancanza che lei (orfana di madre a 13 anni) ben conosceva.

Faccio un esempio tra tutti (tratto sempre da Memorie e testimonianze) citando il racconto di suor Emilia Conti, orfana di entrambi i genitori all’età di 12 anni, che si trovava nell’orfanatrofio di Castellazzo

Impossibile descrivere lo stato d’animo mio, in quel totale sacrificio: di familiari, di luoghi… non potevo rassegnarmi, ero tanto triste… La superiora dell’orfanatrofio, con l’intenzione di procurarmi un po’ di svago, mi accompagnò a Castelspina e fu per me provvidenziale. Descrivere l’impressione dell’incontro con la buona m. Chiara non mi è dato, ma quell’abbraccio, quel sorriso dolce, quell’espressioni affettuosamente materne furono per l’animo mio balsamo di conforto… non mi sentii più sola e come per incanto ritornai serena e tranquilla.

Un’altra suora ricorda che da ragazza:

[le] venne incontro la cara Fondatrice col suo benevolo sorriso; il mio cuore si sentì preso, ella avrebbe preso per sempre il posto della cara mamma perduta e non avevo sbagliato

Con le sorelle (e in particolar modo con le più giovani) si faceva guida, vigilando amorevolmente sul loro comportamento, sempre pronta a dare lei per prima il buon esempio e non tardando a rimproverare ove necessario. Mi ha sempre stupito molto come in vari brani i suoi rimproveri vengano indicati come dolci. Come può un rimprovero essere dolce? La sua saggezza stava nella capacità di raddrizzare il comportamento senza condannare la persona che lo aveva compiuto.

Suor M. Giuditta ricorda:

Anche nel castigare si rendeva cara. Ero ancora postulante: ricordo che una volta, per sbadataggine, lasciai sbattere la porta del laboratorio. Ella, che se n’avvide, mi chiese il perché, ed io non risposi, anzi cercavo scusarmi. Ma ella, che aveva il dono di penetrare gli animi, capì il mio tranello, e giustamente mi castigò, mettendomi in ginocchio vicino alla porta sbattuta. Passata una mezz’ora di castigo, pensai recarmi in sua camera, per chiedere scusa della mia mancanza di rispetto. Ella, con la solita dolcezza e soave amabilità, mi diede ottimi consigli, e poi soggiunse: “sei da me perdonata”, ma con un accento di modi che fui ripiena di coraggio e di sprone a far meglio per l’avvenire.

Penso che la virtù che sempre l’ha guidata nelle relazioni sia stata la carità. Mi pare quindi utile, in questo contesto, citare la lettera circolare, quella lettera da lei indirizzata alle suore francescane Angeline e nella quale indica cinque doveri (ma potremmo chiamarli virtù) che ricorda loro di adempiere. Tra essi si trova la carità. Madre Chiara scrive:

Niente vale l’abito che portiamo, niente l’orazione, niente la meditazione, niente i digiuni, la povertà, la castità ecc. se non abbiamo la carità fraterna

Senza la carità (che lei definisce scambievole, cioè reciproca, che si scambia: non a caso un aggettivo che indica come essa si viva – innanzitutto – nelle relazioni) non ha valore la scelta di vita che facciamo, né i gesti che compiamo. Lei stessa proseguendo indica la strada per vivere quella carità:

In che cosa consiste questa carità? Nell’amarsi l’una con l’altra, nel compatirsi, nell’aiutarsi, nel pazientarsi, nel soffrirsi, e nello scusare la sorella quando mancò. Consiste nell’astenersi dalla mormorazione, e dal dir male l’una dell’altra, correggere modestamente, benignamente, prudentemente quelle che mancano. Consiste nel volervi bene, desiderarvi del bene, e pensare sempre bene delle vostre sorelle.

Correggere modestamente, benignamente e prudentemente. La correzione non deve essere superba, ma benigna. Deve avere come fine il bene dell’altro che – come dice in chiusura – ognuno deve desiderare. Ed è proprio quel desiderio di bene che la guidò in tutte le sue relazioni.

Penso che queste indicazioni siano valide ancora oggi e per chiunque. Se traduciamo le sue esortazioni nel nostro stato di vita e nelle nostre relazioni (prima di tutto in famiglia o in fraternità, ma anche al lavoro, in parrocchia e in tutti i contesti che ci troviamo a vivere) penso che esse non perdano di significato, ma si arricchiscano e ci aiutino a farci prossimi a coloro che abbiamo vicino.

La carità nelle relazioni si accompagna all’umiltà e alla capacità di perdono e di riconciliazione che tanto caratterizzarono la sua vita. Ella ben conosceva i frutti del perdono e della riconciliazione e molte volte li aveva fatti sbocciare lei stessa con amorevoli cure di madre tra le sue figlie.

Porto anche qui due esempi tratti da Memorie e testimonianze:

La buona madre trovava sempre qualche parola buona per scusare le involontarie mancanze e, avvicinando la colpevole, col suo amabile sorriso, attirandola sul suo cuore diceva: “figliuola mia, dovrei rimproverarti ma per questa volta ti perdono, sicura che farai più attenzione per l’avvenire”; le giovani animate da tanta bontà promettevano e mantenevano.

Nei giochi e nelle penitenze, sapeva con discernimento suo proprio illuminato renderli adatti alle circostanze, cercando così, anche nel gioco, di correggere e vincere le cattive tendenze. […] se poi si accorgeva che tra qualcuna era sorta qualche divisione, le faceva baciare; in tutto il suo occhio ed il suo cuore arrivava.

E queste virtù, che tante volte aveva chiesto alle sue figlie, le visse anch’ella in prima persona lungo tutta la sua vita ma in particolar modo negli ultimi anni, dopo la deposizione da madre generale.

Parlando di quel periodo, suor Crocifissa ricorda che la madre “come una semplice Novizia ubbidiva e con semplicità cosciente ringraziava e benediceva”. È la capacità di farsi umile e piccola che le permette di vivere il perdono, di non chiudersi nella superbia ma nel lasciare spazio all’intervento di Dio.

(il presente articolo è un estratto della relazione tenuta a Castelspina durante le Giornate di spiritualità 2022)

Lo sguardo di Gesù, alfabeto dell’amore

È bastato solo un semplice sguardo
Per capire che
Che nei tuoi occhi io mi stavo perdendo
Senza capire il perché
Sensazione che io non provavo da tempo
E che ora vivo per te
Che prendi posto nei miei pensieri toccando
Tutti i miei punti più deboli, accarezzandoli
Come se fossero desideri irraggiungibili…

Partendo dalle parole di una canzone dei Modà dal titolo “Oltre un semplice sguardo” iniziamo insieme questo itinerario che quest’anno ci porterà alla scoperta dello sguardo di Gesù. Avete mai pensato o fatto esperienza della potenza che un semplice sguardo può avere sulla nostra vita o su quella di un’altra persona? A volte sono sguardi semplici, cordiali, altre volte possono essere giudicanti o severi… ma quanto è bello essere guardati in profondità, tanto da sentirci accolti e accarezzati anche in quelle zone deboli e fragili, dove non permettiamo a nessuno di entrare?!?!

Gesù compie spesso questo gesto, spinto unicamente dal desiderio di volerci guardare e incontrare nella nostra verità e nella nostra bellezza più profonda; guarda negli occhi i ricchi, i potenti, i peccatori, le prostitute, i ladri, i poveri, gli ammalati, gli invisibili, i bambini. Quante volte abbiamo provato ad immaginare i Suoi occhi chiedendoci quale fosse la loro trasparenza, la loro forza attrattiva, la loro capacità di leggerci dentro!! Lo sguardo di Gesù è l’alfabeto principale attraverso cui passa l’Amore. Come l’alfabeto non è fine a sé stesso (dal momento che le lettere vanno oltre il loro singolo valore e sono strumento con il quale formuliamo delle parole, e con le parole comunichiamo in ogni circostanza e in ogni luogo), allo stesso modo la profondità dello sguardo di Gesù è l’alfabeto dell’Amore perché non è fine a sé stesso, non si ferma ad osservarci ma ci accoglie, ci perdona, ci guarisce, ci consola, ci chiama, ci salva, ci rinnova, ci compatisce, ci benedice: è capace di andare sempre oltre.

Pensiamo alla chiamata di Matteo (Mt 9,9): Gesù vede certamente un pubblicano, come tutti, ma anche un discepolo, un potenziale apostolo, perché il Suo sguardo su di noi è capace di amare la realtà e di comprenderla secondo una profondità integra e piena: Gesù vede la verità nascosta delle cose. In Lc 19,1-10 Gesù incontra Zaccheo: Gesù lo vede arrampicato sul sicomoro, lo chiama e lo invita a scendere. Tutti vedono in Zaccheo solamente un peccatore e si scandalizzano della scelta di Gesù; Zaccheo, invece, si alza, dà metà dei suoi beni ai poveri e restituisce quattro volte la somma frodata. Ritroviamo questa profondità di sguardo nel brano della guarigione della donna curva (Lc 13, 10-17) in cui l’iniziativa è ancora una volta tutta Sua. Lui la vede, si accorge dell’oppressione nella quale era intrappolata e se ne prende cura, la chiama e la guarisce, mentre tutti contestano perché opera miracoli in giorno di sabato, fermandosi alla pura trasgressione della Legge. Ugualmente, quando Gesù vede molta folla prova compassione e si commuove perché “erano come pecore senza pastore” (Mc 6,34). Potremmo fermarci al movimento disordinato della folla o al suo essere inopportuna perché Gesù si era ritirato per riposare e pregare, eppure Lui va oltre, vede delle pecore lasciate allo sbando e se ne preoccupa.

E noi? Ci sentiamo guardati da Dio? Come pensiamo che ci veda?  Quali sono le zone d’ombra che ci portiamo dentro, dove solo il Suo sguardo può riversare fiumi di grazia? In questo itinerario lasciamoci accompagnare da queste domande e scopriremo che gli occhi di Gesù sulla realtà, su di noi, vedono, leggono e scrutano la nostra bellezza, la nostra sofferenza, la nostra verità, superano l’apparenza e guardano tutto dalla prospettiva di Dio perché il Suo sguardo è profondità, il Suo sguardo è tenerezza, il Suo sguardo è Amore.

Trascrivo uno stralcio del libro di don Luigi Verdi “Dio guarda il cuore” che credo possa aiutare la preghiera personale e la riflessione sullo sguardo di Gesù.

Dopo che ci hai partorito e rivestiti di bellezza, il settimo giorno ti sei fermato per guardarci meglio, per starci vicino, perché sapevi che il dono più grande che si può fare a chi si ama è l’intimità. Per questo da allora stai sempre in attesa di qualcuno che con te pianga, con te insieme veglia.

Il tuo luogo è senza soglie, né porte, è come un albero con le radici nell’eterno e i rami all’infinito. Abiti nella nuda dimora in cui termina il cammino e si apre lo spazio tra la veglia e il sonno, tra il silenzio e la parola, fra me e la coscienza di me.

Tieni sulle spalle il mio sacco di speranze che nel bisogno mi doni come pane e mi pongono al sicuro nelle tue braccia che riparano.

Hai amato i passi tremanti di Adamo e di Eva, il dolore di Agar che nemmeno il latte del pianto poté dare al suo Ismaele, il fuggire di Caino e il grido di Abele. Tu dietro ai loro occhi, ai loro respiri, al loro corpo, alla loro luce, donando ad ognuno una parola sussurrata, un messaggio di sguardi, una promessa.

Tu come una mamma inciampi di tenerezza per me, stai sempre al mio fianco anche se tutto mi abbandona e quando il dolore diventa un muro dove nessun fiore attecchisce, Tu su quel muro ti fai vedetta perché nessuno sia dimenticato e solo. A Te appartengono le uscite della morte e delle lacrime che nutrono di dolcezza il silenzio del dolore. A Te appartengono la misericordia e la tenerezza, la pietà abbracciata alla terra, la luce mischiata al dolore.

Sei caduto sopra il mondo come un bacio, senza chiedermi preghiere ma solo fiducia.

In Te il mio cuore smetterà di vagare, troverà un posto in cui fermarsi senza più il desiderio di partire. Con Te avrò il sapore del pane che spezzerai, il calore del fuoco che accenderai, la forza della vita che mi donerai, la dolcezza dell’amore che mi regalerai, la leggerezza dell’amicizia che mi offrirai.

 

Qui la mano, Dio! #10 – Mano che stringe alleanza

Mano e arcobaleno

Caro giovane, siamo giunti all’ultimo appuntamento del 2022 e il nostro cammino mano nella mano con Dio giunge al traguardo, anche se in realtà continua nella tua quotidianità, se lo desideri…

Ripercorrendo brevemente le tappe che di volta in volta ci hanno fatto conoscere un po’ di più i tratti particolari delle mani di Dio e, di conseguenza, del suo volto, possiamo dire di aver conosciuto mani che creano, mani forate, mani che salvano, mani che provvedono, mani che custodiscono, mani che sostengono, mani potenti, mani che operano. Manca ancora un tratto che chiude il cerchio di questa rubrica dal titolo “Qui la mano, Dio!”: la mano che stringe alleanza. Lasciamoci illuminare ancora una volta dalla Sacra Scrittura.

Salmo 89,4-5

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,

ho giurato a Davide, mio servo.

Stabilirò per sempre la tua discendenza,

di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

 

Salmo 89,28-29

Io farò di lui il mio primogenito,

il più alto fra i re della terra.

Gli conserverò sempre il mio amore,

la mia alleanza gli sarà fedele.

 

Salmo 89, 34-35

Ma non annullerò il mio amore

e alla mia fedeltà non verrò mai meno.

Non profanerò la mia alleanza,

non muterò la mia promessa.

 

Salmo 132,11-18

Il Signore ha giurato a Davide,

promessa da cui non torna indietro:

«Il frutto delle tue viscere

io metterò sul tuo trono!

Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza

e i precetti che insegnerò loro,

anche i loro figli per sempre

siederanno sul tuo trono».

 

Isaia 55,3

Porgete l’orecchio e venite a me,

ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,

i favori assicurati a Davide.

 

Ecco: Il nostro Dio è il Dio dell’alleanza, il Dio che ha scelto di fare alleanza (“berît” in ebraico) con l’uomo, di stringere un patto di fedeltà con lui, è il Dio che vuole condurre l’uomo ad una vita di piena comunione con Lui.

Arcobaleno alleanza

La Storia della Salvezza è storia di alleanza di Dio con l’umanità[1]: l’Antico Testamento ci racconta dell’alleanza di Dio con Noè (Gen 9,12-13), di quella con Abramo (Gen 15,18-21), con Mosè sul Monte Sinai (Es 20; 24,4-7), dell’alleanza stretta con Davide (2Sam 7,4-5.12-14.16). E poi Geremia (Ger 31,31-33) ed Ezechiele (Ez 36,24-28; 16,60) annunciano una nuova alleanza, in continuità con quelle precedenti ma, nello stesso tempo, diversa: non scritta su tavole di pietra ma incisa nel cuore dell’uomo. Troppo difficile per l’uomo rimanere fedele a Dio rispettando delle leggi; impossibile per l’uomo stare nell’alleanza con Dio confidando sulle proprie forze, sulla propria volontà. E allora Dio stesso si è fatto luogo di questa alleanza, Lui si è donato come luogo della piena comunione tra l’umano e il divino. Di più: Dio stesso si è fatto Alleanza, quella nuova ed eterna, che mai più avrà fine. Come? Nel grembo giovane di una ragazza vergine, Maria di Nazaret.


E la notte del 24 dicembre i nostri occhi contempleranno la nascita di Colui che è la nuova ed eterna Alleanza che si compirà poi sulla Croce e al mattino di Pasqua e raggiungerà la tua vita con il dono dello Spirito Santo. Sì, Dio ha stretto alleanza con l’uomo, con me e con te donandoci il Suo Figlio Gesù, nella cui carne è presente la tua carne, la tua umanità. Nulla di te è e sarà più estraneo al nostro Dio, eccetto il peccato, ovviamente… E questa è la buona notizia che ci stiamo preparando ad accogliere in questo tempo di Avvento da poco iniziato, tempo in cui la Chiesa con forza ci fa invocare “Vieni, Signore Gesù!”.

Sì, Signore Gesù, anche se sei già venuto su questa terra,

vieni ancora nella terra della mia vita:

visitala, dissetala, fai germogliare il bene, porta luce.

Vieni, Signore Gesù!

Tu che sei l’Alleanza che il Padre ha voluto stringere con l’umanità, con me,

donami di vivere felicemente e con gratitudine in questo patto d’amore.

E Tu, Maria, Arca della nuova ed eterna Alleanza,

prega per me, intercedi per me. Amen!

Caro giovane, buon cammino incontro al Dio che viene, incontro al Dio dell’Alleanza!

[1] Per un ulteriore approfondimento: https://www.famigliacristiana.it/blogpost/berit-alleanza-impegno-patto.aspx

 

Dio sa quello che fa – Campo famiglie 2022

“Dio sa quello che fa”

Con questa frase di Madre Chiara vogliamo raccontarvi la nostra esperienza al Campo Famiglie, dall’11 al 16 agosto 2022.

Prima di tutto ci presentiamo… noi siamo Ilaria e Luca, giovane coppia di fidanzati (non prossimi al matrimonio). Nel costruire la nostra relazione, fin da subito, abbiamo voluto mettere al centro Dio e curare la nostra vita di fede. Questo ci dà ogni giorno una carica in più, ci dà quell’energia e quella tenerezza che dovrebbero essere alla base di ogni relazione.

Ci siamo sempre fidati e in questo anno insieme abbiamo potuto vivere e sperimentare esperienze che mai avremmo immaginato, tra queste c’è proprio il Campo Famiglie.

Come ci siamo arrivati? Il nostro desiderio era quello di frequentare il “Corso Fidanzati” per poter ricevere delle basi solide su cui costruire la nostra relazione e in futuro il nostro matrimonio, ma ovviamente per problemi lavorativi non siamo riusciti a frequentarlo, ma Lui aveva già un altro piano per noi, più intenso e di gran lunga più concreto. Perché fermarsi alla teoria se si può già “fare tirocinio”  con la pratica?

E così, in una mattina di Giugno, è arrivato inaspettatamente una telefonata di suor Maria Paola in cui ci chiedeva se eravamo disponibili come gli educatori per i ragazzi del campo famiglie a metà agosto; abbiamo accettato molto entusiasti di partecipare a questa esperienza del tutto nuova per noi. Dopo un incontro di programmazione con suor Maria Francesca, Edoardo e Michela, altri animatori prescelti come noi, abbiamo organizzato le varie attività da fare con i gruppi di ragazzi divisi per età, e l’11 agosto siamo partiti alla volta di Nocera Umbra dove si è tenuto il campo.

Siamo partiti da casa carichi per questa avventura ma senza troppe aspettative e con l’idea che dopo tutto il nostro ruolo sarebbe stato solo quello di educatori (non nuovo considerato il nostro servizio in parrocchia), subito però siamo stati smentiti dall’accoglienza semplice e genuina delle suore e delle famiglie. Giochi, sorrisi, musica, condivisione, quotidianità, preghiera e fraternità sono stati la base delle nostre giornate insieme.

Con la gioia nel cuore e tanta gratitudine per le suore e le famiglie possiamo dire che Dio “vede più lontano di noi”.

 Ilaria e Luca (Correggio)

Nel mese di settembre affidiamo queste intenzioni all’intercessione di Madre Chiara Ricci

Le condizioni di salute di: Monica, Filippo, Alfonso, Irma, Francesco, Simone, Federica, Massimo, Fabrizio, Debora, Leone, Alessia, Assunta, Alessandro, Lorenzo, Daniele, Fabiana, Cristian, Ornella, Mariama, Lorenza, Omar, Nisa, Fabio, Amalia, Rita, Daniele, Marida, Stefano, Sandro, Maria, Daniela, Enrica, Luciano, Giorgio, Enza, Dina, Angelo, Sandra e il piccolo che porta in grembo, Ivana, Nando, Ida, Carla, Nina, Paola, Adriana, Clara, Costanza, Luciana, Luca, Giovanni, Sara, Claudio, Rinaldo, Gianni, Andrea, Alessandra, don Claudio, Carlo, Anna Maria, don Carlo.

e dei piccoli: Michelangelo, Milo, Alessandro, Arianna, Alice, Martina, Massimo, Claudietta.

Il lavoro di: Marco, Luigi, Marino, Giorgio.

I desideri di: Arabella, Umberto e Carlotta, Gabriele e Silvia, Pietro e Ilaria, Luca e Maddalena, Andrea e Valentina, Gianluca e Angela.

La vita di: Angelica, Paola, Olga, Loreto, Mariella e Andrea, Daniela, Greta, Giorgia, Ludovica, Leonardo, Marta, Alvise, Lorena e la sua famiglia.

Nel mese di agosto affidiamo queste intenzioni all’intercessione di Madre Chiara Ricci

Le condizioni di salute di: Gianni, Andrea, Alessandra, don Claudio, Carlo, Anna Maria, don Carlo, Ida, Carla, Nia, Paola, Adriana, Clara, Luciana, Costanza, Michele, Aladina, Antonio, Ivana, Sara, Luca, Luciano, Maria Grazia,Giorgio,Angelo, Dina, Enza, Nando, Paola, Daniela, Enrica, Fabrizio, Debora, Leone, Alessia, Assunta, Alessandro, Lorenzo, Daniele, Fabiana, Francesco, Cristian, Ornella, Mariama, Lorenza, Omar, Nisa, Fabio, Amalia, Rita, Daniele, Marida, Stefano, Sandro, Bitali, Lucia, Irma, Francesco.

e dei piccoli: Aladina, Claudietta, Martin, Massimo, Milo, Alessandro, Arianna, Alice, Martina.

Il lavoro di: Marino, Giorgio , Marco, Luigi.

I desideri di: Gabriele e Silvia, Pietro e Ilaria, Valerio e Marta, Luca e Maddalena, Andrea e Valentina.

La vita di: Gabriella, Stefano e Diana, Paola, Olga, Loreto, Mariella e Andrea, Daniela, Greta, Giorgia, Ludovica, Leonardo, Marta.

Con semplicità cosciente

Nel mese di luglio festeggiamo il dono della vita di madre Chiara, nata l’8 luglio, e lo facciamo prendendo spunto dal racconto di suor Domenica, contenuto nel volume Memorie e testimonianze.

[Madre Chiara] con semplicità cosciente ringraziava e benediceva la mano di Dio

Questa frase, contrariamente a quanto uno si aspetterebbe, non fa riferimento a un momento facile della vita della fondatrice, ma a quello più doloroso e faticoso quando, ormai anziana, viene deposta dal ruolo di generale e abbandonata da molte delle sue figlie. Se si legge l’intero periodo, infatti, lo sguardo si apre

Mai dalla sua bocca uscì ombra di mormorazione o di lamento, ma come una semplice Novizia ubbidiva e con semplicità cosciente ringraziava e benediceva.

Colpisce come suor Domenica indichi l’atteggiamento della fondatrice simile a quello di una novizia: madre Chiara è capace di farsi piccola e non ha perso la capacità di farsi umile. Il suo atteggiamento è lo stesso che ha guidato l’intera sua esistenza: un abbandono fiducioso nel Signore, come una figlia amata tra le braccia di un Padre amorevole. E questo comportamento è “cosciente”, come sottolinea suor Domenica, come a sottolineare che madre Chiara non era un’ingenua, ma una persona che aveva conquistato la fiducia nel Signore lungo tutta la sua vita con perseveranza e costanza.

Madre Chiara sa essere grata al Signore e riconosce la Sua presenza al proprio fianco. In questa consapevolezza ella fonda il suo comportamento e le sue relazioni che furono sempre guidate da una grande attenzione per tutti coloro che incontrava. Il suo cuore non cede all’orgoglio e al lamento, come una buona madre non viene meno all’amore che provava per le sue figlie.

Il suo atteggiamento è un atteggiamento di santità. Come ci ricorda papa Francesco, infatti, essere santi significa coltivare la gioia e non permettere che il cuore si ammali di tristezza:

La beatitudine, la santità non è un programma di vita fatto solo di sforzi e rinunce, ma è anzitutto la gioiosa scoperta di essere figli amati da Dio. E questo ti riempie di gioia. Non è una conquista umana, è un dono che riceviamo: siamo santi perché Dio, che è il Santo, viene ad abitare la nostra vita. È Lui che dà la santità a noi. Per questo siamo beati! La gioia del cristiano, allora, non è l’emozione di un istante o un semplice ottimismo umano, ma la certezza di poter affrontare ogni situazione sotto lo sguardo amoroso di Dio, con il coraggio e la forza che provengono da Lui. I Santi, anche tra molte tribolazioni, hanno vissuto questa gioia e l’hanno testimoniata. Senza gioia, la fede diventa un esercizio rigoroso e opprimente, e rischia di ammalarsi di tristezza.

(Angelus 1 novembre 2021)

Ringraziamo per il dono di madre Chiara alla Chiesa e chiediamole di insegnarci la gioia della santità.

Qui la mano, Dio! #5 – Mano che provvede

Eccoci al 5° appuntamento del nostro percorso dal titolo “Qui la mano, Dio!” attraverso il quale stiamo scoprendo il volto di Dio a partire dalle sue mani. Per chi avesse iniziato solo ora a seguire il nostro blog potrebbe essere utile darsi una letta all’articolo del mese di febbraio…

Il tratto delle mani di Dio che in questo mese vogliamo conoscere ci viene consegnato direttamente dalla natura in questo tempo di primavera incamminata verso l’estate.

È una vera esplosione di colori e di vita che ritorna dopo il riposo invernale. Bella questa ciclicità della vita, questo alternarsi ordinato delle stagioni, nonostante i cambiamenti climatici… Tanto abbiamo da imparare dalla natura, a partire dal ritmo ordinato che la governa!

Se hai avuto modo di passeggiare tra le strade di campagna nei mesi invernali e poi in quelli primaverili ti sarai accorto delle trasformazioni di alberi e campi. E come non rimanerne stupiti! Qui ad Assisi ormai i campi di grano sono dorati e quasi pronti per la mietitura: grano che ritroveremo sulle nostre tavole disponibile ad essere mangiato, pronto per saziarci. Giustamente cantava San Francesco:

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Sì, la terra ci è madre perché ci nutre. Ed è la sapiente mano di Dio che regola i ritmi della vita, i rimi delle stagioni. Allora i campi rivestiti di erba, di fiori, di grano e di tanti altri doni sono segno della Provvidenza di Dio. Proprio come il Figlio di Dio, Gesù, ci ha insegnato attraverso la sua vita e le sue parole. Ricordate?

25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.  (Mt 6,25-32)

Ecco allora che in questo mese vogliamo conoscere la mano provvidente di Dio che ci mostra la sua paternità donandoci il necessario per vivere. Ma, affinché il nostro sguardo non si fermi qui, affinché la nostra fame non si accontenti solo di cibo corruttibile, ecco che subito arriva il seguito dell’insegnamento di Gesù:

 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

Sarai capace di riconoscere quanto Dio ti dona e di goderne, nella misura in cui alzerai lo sguardo dal tuo ombelico e ripercorrerai a ritroso il cammino che dal dono ti condurrà al Donatore, come quando qualcuno ti porge un dono con la sua mano: il tuo sguardo non si ferma al regalo, ma si sposta alla mano e poi, risalendo il braccio, giunge fino al volto. Percorso obbligato per incrociare lo sguardo del donatore…

Allora in questo tempo dell’anno trova il tempo per ammirare madre terra e alza il tuo sguardo per scorgere la mano di Dio che ti sta nutrendo e, oltre la mano, il suo volto di Padre.

Cerca, per dirla come Gesù, il Regno di Dio, che è Dio stesso!

Buona contemplazione, buon cammino dal dono al Donatore, buona ricerca di Dio!

Un Salmo con cui pregare? Eccolo: il Salmo 104.

1 Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
2 avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda,
3 costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
4 fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.
5 Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare.
6 Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste;
al di sopra dei monti stavano le acque.
7 Al tuo rimprovero esse fuggirono,
al fragore del tuo tuono si ritrassero atterrite.
8 Salirono sui monti, discesero nelle valli,
verso il luogo che avevi loro assegnato;
9 hai fissato loro un confine da non oltrepassare,
perché non tornino a coprire la terra.
10 Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti,
11 dissetino tutte le bestie dei campi
e gli asini selvatici estinguano la loro sete.
12 In alto abitano gli uccelli del cielo
e cantano tra le fronde.
13 Dalle tue dimore tu irrighi i monti,
e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.
14 Tu fai crescere l’erba per il bestiame
e le piante che l’uomo coltiva
per trarre cibo dalla terra,
15 vino che allieta il cuore dell’uomo,
olio che fa brillare il suo volto
e pane che sostiene il suo cuore.
16
 Sono sazi gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
17 Là gli uccelli fanno il loro nido
e sui cipressi la cicogna ha la sua casa;
18 le alte montagne per le capre selvatiche,
le rocce rifugio per gli iràci.
19 Hai fatto la luna per segnare i tempi
e il sole che sa l’ora del tramonto.
20 Stendi le tenebre e viene la notte:
in essa si aggirano tutte le bestie della foresta;
21 ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
22 Sorge il sole: si ritirano
e si accovacciano nelle loro tane.
23 Allora l’uomo esce per il suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.
24 Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
25 Ecco il mare spazioso e vasto:
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi;
26 lo solcano le navi
e il Leviatàn che tu hai plasmato
per giocare con lui.
27 Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
28 Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.

29 Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
30 Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
31 Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
32 Egli guarda la terra ed essa trema,
tocca i monti ed essi fumano.
33 Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare inni al mio Dio finché esisto.
34 A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.
35 Scompaiano i peccatori dalla terra
e i malvagi non esistano più.
Benedici il Signore, anima mia.
Alleluia.

Maria madre di Misericordia

Nel mese di maggio, mese dedicato alla devozione di Maria, vogliamo approfondire il rapporto di madre Chiara con la Vergine e lo facciamo a partire dalle ultime parole da lei pronunciate prima di morire:

Maria madre di Dio, madre di Misericordia santificate l’anima mia

Negli ultimi istanti della sua vita, quando era chiaro per lei che di lì a poco avrebbe incontrato il suo Sposo, madre Chiara si affida alla Vergine Maria nella sua accezione di madre di Misericordia. Questo affidamento, pur nella sua semplicità, ci dice molte cose. Innanzitutto ci parla della sua storia con Dio e dei primi passi che lei compì nella fede: a Savona infatti è presente il Santuario di Nostra Signora della Misericordia e qui madre Chiara si è recata più volte nella sua giovinezza. Una volta a Castelspina decise di portare copia dell’immagine di Maria madre di Misericordia in convento ed è possibile che su di essa pose il suo sguardo prima di morire. Ma la sua devozione alla Misericordia non caratterizza solo l’inizio e la fine della sua vita. Tutta la sua esistenza fu infatti segnata da un affidamento costante alla misericordia divina, atteggiamento tipico di chi pone fiducia in Dio.

Come ci ricorda papa Francesco nel documento Misericordiae vultus:

Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona.

Madre Chiara aveva una grande consapevolezza della bontà di Dio che si fa misericordioso nei confronti dell’uomo e questo atteggiamento lo rese vivo e reale nel suo modo di vivere e testimoniare la fede. La sua attenzione nei confronti delle sue figlie e di coloro che le erano affidati ne è un segno. Molti ricordano come madre Chiara esigesse un comportamento retto e non risparmiasse penitenze alle figlie che trasgredivano l’obbedienza; ma al tempo stesso le penitenze non erano punizioni, tanto che la stessa madre non serbava mai rancore nei confronti di chi sbagliava e sempre era pronta a incoraggiare e sostenere nel bene. La penitenza era solo uno strumento per colui che la praticava: essa permetteva di cancellare l’errore e incoraggiare a fare meglio. Anche quando si sentì abbandonata e incompresa dalle sue stesse figlie e sorelle, madre Chiara non smise di avere fiducia in Dio e nella sua misericordia e tutto fece perché le decisioni prese non portassero ulteriori divisioni, ma offrì la sua sofferenza per l’unità e il futuro della famiglia da lei fondata.

Anche noi possiamo affidarci a Maria madre di Misericordia nel nostro cammino di fede. Leggiamo ancora un brano tratto dal documento Misericordiae vultus:

Il pensiero ora si volge alla Madre della Misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni … perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore.

Scelta per essere la Madre del Figlio di Dio, Maria è stata da sempre preparata dall’amore del Padre per essere Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende «di generazione in generazione» (Lc 1,50). Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria.

Presso la croce, Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell’amore, è testimone delle parole di perdono che escono dalle labbra di Gesù. Il perdono supremo offerto a chi lo ha crocifisso ci mostra fin dove può arrivare la misericordia di Dio. Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno.

Anche l’icona di Maria madre di misericordia ci parla della bontà di una madre che tutti accoglie sotto il suo mantello. Questo non è solo simbolo di protezione, ma anche di dignità filiale. Nel Medioevo (epoca in cui nasce questo tipo di iconografia) il manto protettore aveva un significato giuridico ben conosciuto: indicava la figliolanza legittimata (i figli nati prima del matrimonio erano legittimati se tenuti sotto il mantello della madre durante le nozze), protezione e amore caritatevole (un perseguitato che si fosse rifugiato sotto un manto regale aveva diritto alla grazia essendo il mantello simbolo di dignità).

Maria, accogliendoci tutti sotto il suo mantello si fa tramite per la misericordia divina e ci ricorda che siamo figli amati di un unico Padre.

Dio, vivo e vero, sempre ci guarda

Pasqua

In questo tempo immerso nel mistero pasquale della morte e risurrezione di Gesù, continuiamo a rivolgere lo sguardo a madre Chiara col desiderio di comprendere questi giorni anche grazie alla sua parola e al suo modo di vivere il rapporto con Dio. Tra le memorie e testimonianze che la ricordano e che narrano la sua vita, si trova una frase che si lega bene al mistero che stiamo vivendo in questi giorni:

Dio, vivo e vero, sempre ci guarda

Quale fu l’occasione in cui venne pronunciata? Madre Chiara rivolge questo ammonimento a una giovane suora che, durante le preghiere della sera, si era distratta e non era riuscita a continuare nel suo ufficio perché le veniva da ridere. La madre il giorno dopo la chiama e con amorevolezza le ricorda che Il coro è il luogo santo dove Dio, vivo e vero, sempre ci guarda.

Come sempre, nella semplicità e in poche parole, viene racchiusa tutta l’attenzione e la consapevolezza di una relazione viva e profonda con Dio Padre. Si vede in questa frase tutta l’intensità del rapporto che la fondatrice delle suore angeline aveva con Dio e la certezza che il Suo sguardo amorevole è sempre rivolto ai suoi figli: uno sguardo di un Dio che è vivo e vero. Questi aggettivi possono sembrare dovuti semplicemente a un’educazione religiosa o alla spiritualità del tempo, ma se ci soffermiamo sul significato che hanno, non possiamo non renderci conto della loro profondità. Dio è vivo ed è risorto dalla morte! Ed è un Dio vero, la cui presenza è tangibile nella nostra vita. Questo fa sì che la relazione con Lui sia altrettanto viva e reale! E questa relazione madre Chiara l’ha vissuta intensamente nella sua vita.

Ma lo sguardo di Dio è rivolto a noi solo quando siamo in preghiera (o nel coro, cioè in chiesa)? Anche in questo le testimonianze su madre Chiara ci aiutano. Nello stesso racconto da cui abbiamo estrapolato la frase che abbiamo commentato sopra si legge, poco più avanti:

Voleva far comprendere come la vita religiosa è intessuta non di cose appariscenti e luminose, che potrebbero essere pascolo all’amor proprio od alla superbia, ma di piccoli fili d’erba, piccole gocce di sacrifici nascosti, briciole di atti virtuosi, granelli di atti d’amore che talvolta possono passare inosservati all’occhio umano ma non a quello Divino.

Ecco allora che lo sguardo di Dio si allarga a tutta la nostra vita, così come la relazione con Lui si nutre non solo nella preghiera, ma nei piccoli gesti di ogni giorno, nei piccoli passi possibili che compiamo per amor Suo e dei fratelli che accompagnano il nostro cammino.

Madre Chiara ci insegna la certezza che lo sguardo di Dio è lo sguardo di una presenza amorevole, viva e reale nella vita dei Suoi figli; uno sguardo che illumina ogni gesto, anche il più insignificante, di amore e lo trasforma con la luce della risurrezione.

Alba