Testimonianze

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? […] Voi siete la luce del mondo; non […] si accende una lampada per metterla sotto il moggio” (Mt 5, 13-14)

Vogliamo raccogliere qui le nostre testimonianze per dire, a chiunque le leggerà, la bellezza della vita e l’amore di Dio verso ciascuno di noi sperimentato nella quotidianità e nelle esperienze di fede.


Una bellissima esperienza ad Assisi: pochi giorni, ma intensi!!!!

Come ormai da più di dieci anni, durante il periodo estivo, dal 14 al 19 luglio, ad Assisi, presso il monastero delle suore francescane angeline viene svolto un Campo Adolescenti chiamato “time out 2”. Il time out è sia un tempo di pausa che un dono. In questa esperienza partecipano ragazzi dai 15 ai 20 anni provenienti da tutta Italia. Quest’anno abbiamo affrontato il tema delle relazioni con noi, con i genitori, con gli altri e con Dio. Per aiutarci a riflettere abbiamo immaginato le relazioni, e quindi la nostra vita, come un albero (le relazioni con noi stessi sono il tronco, quelle con i genitori le radici, quelle con gli altri i rami e quelle con Dio il sole e l’acqua) e giorno per giorno abbiamo scartato un pezzo di questo regalo. Abbiamo fatto molte attività per entrare meglio nell’argomento. Sulla relazione con noi stessi abbiamo parlato dei nostri talenti, dei nostri limiti e dei nostri sogni; invece sulla relazione con i nostri genitori abbiamo conosciuto la vita di San Francesco (prima che diventasse Santo) e anche la sua non è stata un’adolescenza facile. Oltre all’aiuto delle suore abbiamo avuto il piacere di ascoltare la testimonianza di una psicologa e di fare delle attività con una guida. Oltre a praticare queste bellissime attività abbiamo visitato anche i luoghi più importanti di Assisi. Alla fine, abbiamo capito che le relazioni sono dei rapporti reciproci fatti di scambi intensi, frequenti  e reciproci. Questa esperienza la consiglio vivamente a tutti, perché aiuta a capire meglio chi sei e chi vuoi diventare, che cosa vuoi veramente fare della tua vita. Inoltre, ti fa conoscere nuove persone provenienti da tutta l’Italia e fare nuove amicizie.

Chiara – Annone Brianza

Nei giorni dal 9 al 13 luglio ben 120 ragazzi provenienti da Reggio-Emilia, Padova, Bologna, Calabria e Umbria si sono cimentati in una nuova avventura: il time out 1. Il time out 1 è un campus organizzato dalle suore francescane angeline dove vengono affrontate da noi ragazzi tematiche che riguardano la vita. Tutti quanti siamo stati divisi per squadre e abbiamo avuto momenti di condivisione tra noi. Le tematiche affrontate sono state: conoscenza e accettazione di sé, relazioni e sogni, sofferenza, affettività e amicizia. Quest’ultime sono state spiegate in catechesi dalle suore. Un’esperienza fantastica molto bella che ci ha messo in gioco ogni giorno. Belle amicizie e molti insegnamenti nel cuore.

“Il time out è un regalo. I regali che si ricevono non si trattengono, ma sono da donare nuovamente.”

Chiara – Terni

Mi basta la tua grazia!

Missione popolare a MondragoneFin dal primo momento in cui mi è stato proposto di partecipare alla missione popolare, ricordo di avere provato dentro di me un grande entusiasmo, accompagnato però da tanti interrogativi che si facevano strada, uno dopo l’altro, nella mia mente. Avrei voluto conoscere qualcosa in più su questa missione, desideravo sapere cosa sarei stata chiamata a fare, come sarebbero state strutturate le mie giornate, chi avrebbe condiviso con me questa esperienza. Ma nulla di tutto ciò mi era dato sapere. Sono partita da casa senza sapere nulla, ma non smetterò mai di ringraziare per questo: l’assenza di certezze mi ha fatto sentire disarmata, e ciò mi ha permesso di affidarmi più fiduciosamente a Dio.

La missione mi ha portato a entrare in contatto con tante persone diverse, e mi ha posto davanti le loro speranze, paure, sofferenze. Ho potuto vedere in loro un grande desiderio di felicità, talvolta offuscato e in parte schiacciato sotto il peso del dolore o dell’indifferenza, ma mai del tutto estinto. Mi sono chiesta inizialmente come la mia presenza potesse essere d’aiuto per le persone che incontravo, come io, nella mia piccolezza, potessi fare qualcosa. Ma ben presto ho capito che le mie forze non sarebbero mai bastate, così ho smesso di farmi domande e ho lasciato che il Signore si servisse del poco che avevo da offrire per farne certamente qualcosa di più. In questa nuova ottica, abbandonata ormai la logica del ‘dover fare’, ho potuto sperimentare la bellezza di mettersi al servizio, di farsi dono, di lasciare da parte il proprio io per fare spazio agli altri. Ho capito che davvero c’è più gioia nel dare che nel ricevere, e che arrivare a sera stanchi ma felici è un buon metro di misura per capire di avere vissuto pienamente, nella consapevolezza che la fatica che talvolta umanamente si fa sentire non potrà mai avere la meglio su quel senso di pienezza che ti riempie il cuore.

In questo contesto è stata grande per me la gioia di poter condividere con altri questa esperienza, sentendomi sempre accolta e parte di una famiglia all’interno della quale darsi da fare insieme nella logica del dono e della gratuità.

Sono tornata a casa da questi giorni di missione immensamente grata, riconoscente, rinnovata nella mia fede e visitata dal Signore in quelle parti di me che ancora faticano a vedere la luce. E soprattutto oggi sono certa che non ci sia nulla di più bello nella vita che essere strumento nelle mani di Dio.

Serena

Missione popolare a Mondragone

Vivere per l’altro e gli altri

Missione Mondragone 2018Quando, alla fine dell’esperienza della missione, mi è stato chiesto di descrivere in una parola cosa significasse per me la missione a Mondragone io ho scelto la parola “completezza”. Ho scelto questa parola perché descriveva al meglio tutto ciò che mi portavo e che mi porto dentro fin dal primo giorno. Mi sono sentita accolta in un paese così bello e genuino, semplice, pieno di persone belle e solari. Sono partita lasciandomi a casa i miei impegni universitari, lo studio, la routine giornaliera e mi sono affidata, non sapevo cosa avrei dovuto fare, come mi sarei dovuta comportare, e anche con qualche paura. Tutte cose che si sono poi sgretolate man mano nello scorrere dei giorni.

Missione Mondragone 2018Ho avuto l’opportunità di mettermi in gioco più volte: siamo andati nelle scuole, nelle piazze, “abbasc a mmar” (in spiaggia), davanti ai supermercati, per le strade e per le famiglie, in ogni dove abbiamo potuto portare la nostra testimonianza e proporre un invito di gioia alle persone, e molte lo hanno accolto! Il primo giorno, quando siamo arrivati, c’è stato spiegato che nelle strade avremmo camminato in modo diverso rispetto al solito, poiché il camminare da “missionario” è diverso, non è come quando cammino normalmente per strada, e così è stato!

È stata un’esperienza molto forte per me quella di camminare con un crocifisso al collo, essere riconosciuta come missionaria ed essere salutata; sicuramente un modo di camminare molto diverso rispetto a quello abituale, rispetto a come di solito camminiamo per strada, in forma talvolta troppo anonima e silenziosa. Ho sperimentato anche cosa significa mettersi a servizio degli altri, consegnando la parte più intima di noi stessi, come attraverso la testimonianza nella consegna della vita.

Missione Mondragone 2018

È stato bello scoprire quanta gioia si ottiene quando si dona la parte più bella di te stessa… È stata un’esperienza importante anche dal punto di vista della fede e del mio cammino! Per questo ringrazio le suore francescane Angeline e tutti i mondragonesi a cui ora sono molto, molto legata!

Chiaraluna

Missione Mondragone 2018

Dayenu Adonai…?

Giovedì SantoDurante la notte di tutte le notti, che è la Santa Notte di Pasqua, la tradizione ebraica è volta al ricordo dell’alleanza che Dio stringe col popolo d’Israele ripercorrendo le meraviglie della storia della salvezza di questo popolo tanto amato da Dio, e il tutto viene accompagnato dalle note di un canto che instancabilmente, dopo ogni prodezza divina riportata alla memoria, ripete “Dayenu, Dayenu, Adonai” ossia “Ci sarebbe bastato Signore”. È stato proprio con questo canto che siamo stati accolti ad Assisi presso la casa “Laudato sii” dalle Suore Francescane Angeline il Giovedì Santo, e sono state queste parole che mi hanno accompagnato lungo tutto il triduo di quest’anno, parole che in realtà mi risuonavano spesso in mente come un interrogativo: ci sarebbe (davvero) bastato?

Sono stati giorni intensi di preghiera e fraternità quelli trascorsi insieme ad altri giovani in preparazione alla Santa Pasqua, scanditi da vari momenti tra cui quelli dedicati a incontri più esistenziali, in cui ci sono stati offerti spunti di riflessione per permetterci di vivere da protagonisti questa grandiosa solennità cristiana, altri in cui abbiamo ricevuto una preziosa formazione liturgica in vista delle celebrazioni che avremmo vissuto presso i principali santuari francescani di Assisi, e altri incentrati sulla preghiera personale.

Il Giovedì Santo è stato per noi la porta d’accesso al triduo e, riflettendo sul significato del servizio e dell’unzione, ci ha introdotti al mistero dei giorni a seguire.

Il Venerdì Santo è stato a tutti gli effetti un giorno di preparazione: col corpo abbiamo fatto esperienza del digiuno e con lo spirito abbiamo meditato il grande mistero della croce, di fronte al quale non ci sono parole e che si può vivere solo sull’esempio di Maria e di Giovanni, il discepolo amato, che ci suggeriscono cosa fare davanti la croce: semplicemente esserci; con tutto l’amore possibile, essere presenza certa che, fermandosi sotto questo peso apparentemente privo di senso, sa starci con quella fiducia che è solo cristiana e che spinge a credere con tutte le forze che non è la fine. Dinnanzi al mistero della croce l’unica possibilità che ha l’uomo di restare saldo è quella di gettarsi totalmente nelle mani del Padre Creatore per essere ricolmato della speranza che solo da Lui, Signore della vita, può derivare e che ne preannuncia la vittoria.

Triduo PasqualeIl Sabato Santo è stato vissuto nella dimensione del silenzio. È infatti il giorno in cui tutto tace, l’unico giorno dell’anno in cui tutte le chiese del mondo rimangono prive di Gesù Eucarestia e in cui tutta la Chiesa universale si ferma e sospende ogni celebrazione: il Signore è morto. È il giorno in cui potrebbe prevalere il senso di sgomento e la tentazione di darsi definitivamente per vinti. Eppure il credo cristiano ci fa contemplare la discesa agli inferi di Gesù. In questo modo, se da una parte si dà ragione dei sentimenti che la Terra prova in quel giorno, perché in effetti sperimenta l’assenza dell’Amore, dall’altra ci riporta a un’intensa preghiera al fine di sostenere quel Signore che per amore nostro è in battaglia contro le forze oscure proprio nella loro dimora, per riscattarci per sempre. E l’esito di questa lotta abbiamo iniziato a pregustarlo nella notte di quello stesso giorno quando, nel buio della basilica di Santa Maria degli Angeli, i nostri occhi hanno visto la luce prevalere sulle tenebre e le nostre orecchie hanno sentito l’annuncio che proclamava quello che il cuore sapeva già: “Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro”.

È stata la gioia di questo annuncio a dare risposta a quell’interrogativo iniziale che aveva inaugurato questi giorni: l’uscita dall’Egitto, la manna, la Legge, la Terra Promessa, tutte queste cose non ci sarebbero mai bastate Signore, perché solo tu, Adonai vivo e ancora e in mezzo a noi, solo tu basterai.

GG

Ecco qualche foto del Triduo Pasquale vissuto ad Assisi:

  • Giovedì Santo
    Giovedì Santo
  • San Damiano
  • Venerdì Santo
  • Triduo Pasquale

Marco e Marina

Marco e MarinaIo, Marina, sono arrivata ad Assisi nel 2015, dopo un periodo in cui avevo perso tutti i riferimenti cristiani. Ho conosciuto le Suore Francescane Angeline e da subito ho visto il loro carisma come un dono che Dio metteva a mia disposizione per accompagnarmi nel percorso di ricerca vocazionale.

Io, Marco, ho conosciuto la fraternità delle Suore Angeline grazie a Marina, con cui uscivo da pochi mesi, la quale mi ha invitato a Santa Maria degli Angeli. Da subito mi ha colpito in quella casa un’accoglienza famigliare, le cure e le attenzioni di tutte le Sorelle sono state davvero materne.

Abbiamo continuato il nostro fidanzamento tenendo sempre a mente la frase scritta sui muri di Casa Laudato Sii: “Dio sa quello che fa”… non conoscevamo la storia di Madre Chiara né i motivi per cui avesse con fede pronunciato quelle parole, tuttavia quella frase diceva qualcosa alle nostre vite.

Incuriositi da ciò, a settembre 2017 abbiamo volentieri accettato l’invito a partecipare alle giornate di spiritualità a Castelspina. Nel clima di accoglienza familiare, che ha caratterizzato quei giorni, abbiamo intuito che anche noi eravamo chiamati a essere famiglia: vedere la gioia dello stare insieme, con Cristo al centro, e il donarsi nelle varie attività, ha messo nel nostro cuore il desiderio di riportare l’esperienza di Castelspina nella nostra quotidianità.
Non vi nascondiamo che le paure sono tante, ma proprio l’abbandono fiducioso di Madre Chiara alla volontà del Padre ci ha aperto il cuore e, durante una catechesi, ci è stato annunciato che l’unico modo per verificare una vocazione è, con discernimento, intraprendere la strada… poi il resto lo fa Dio e le conferme arriveranno da Lui!

Un mese dopo quell’esperienza abbiamo deciso con gioia di sposarci, di intraprendere veramente quella strada!
La certezza è che le difficoltà non mancheranno, ma Dio è con noi e tutto ciò che dobbiamo fare è abbandonarci fiduciosamente alla Sua amorevole volontà… proprio come ha fatto Madre Chiara.

Ringraziamo Dio per tutte le Suore Francescane Angeline che sempre si donano a noi, ma soprattutto lo ringraziamo per Madre Chiara, perché tramite lei ha dato vita a una Famiglia così bella!

 

Pausa libertà

Volevo raccontarvi di un dono ricevuto inaspettatamente, un dono speciale dato nel bel mezzo della partita più difficile: la vita! Nella confusione del mondo, Dio ha gridato, Dio ha chiesto un “Time out”, con la scusa delle più svariate proposte e aspettative ci ha chiamato a sé, ci ha chiesto di fare una pausa. E noi, ancora con la palla in mano, pronti alla prossima azione, abbiamo accettato, aprendo, chi più chi meno, il cuore e la mente. Così è iniziata la nostra avventura di ascolto, obbedienza e di tanto divertimento; ogni giorno c’era un dono in più, talvolta difficile da comprendere ma che lascia, nonostante tutto, un segno. Parole nuove, parole vere che risuonano ancora in testa, fino ad ancorarsi nel profondo dell’animo; quelle stesse parole che hanno portato alla luce le nostre catene e schiavitù, le nostre paure e ferite: pietre nella nostra vita.

Passo dopo passo le abbiamo riconosciute e nella condivisione abbiamo iniziato a spezzarle nella luce. Abbiamo lasciato le nostre pietre ai piedi del nostro confessore durante la riconciliazione, e le nostre catene, bruciando, sono salite a Dio. Abbiamo ripreso la partita, con pesi in meno, più certezze e tanti nuovi compagni di squadra! Persone speciali, impossibili da dimenticare… legami che non si spezzeranno mai, ma che cresceranno sempre! È stato questo il nostro “time out”, una pausa dal mondo, un momento per svuotarci e riempirci, un momento per ritrovare la nostra LIBERTÀ!

È un dono che non si può spiegare nel dettaglio, perché per comprenderlo e gustarlo bisogna viverlo.
E allora ringrazio tutte le suore che ci hanno dato la possibilità di vivere questa pausa, ringrazio tutti gli altri 100 ragazzi per la loro amicizia, gli educatori per averci donato parte di loro e ringrazio Dio per tutto questo e soprattutto per aver fatto incrociare tutti i nostri cammini.

Vi lascio con il dolce ricordo e la certezza che sono e siamo liberi nel nostro cammino.

Annalisa Burcheri

Corso Dabar

“Questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica” (Dt 30, 14)

Con questa frase del Deuteronomio (e molto altro…) suor Sara, suor Maria Paola, suor Veronica e suor Margherita ci hanno salutato dopo quattro giorni insieme davanti alla Parola di Dio. E con questa frase posso sintetizzare la mia esperienza al termine del corso Dabar: sono tornata a casa con la sensazione che la Parola di Dio è molto vicina a me, più vicina di quanto pensassi e soprattutto più necessaria al mio cammino. Ringrazio per aver avuto la possibilità di riscoprire la bellezza e la sapienza contenute nella Bibbia: un testo che mi ero riproposta spesso di leggere e che, dopo questa esperienza, ho il desiderio di meditare. Oltre ai preziosi contenuti che ho appreso e oltre all’esperienza di fraternità, che sempre mi riempie il cuore e mi fa brillare gli occhi, ciò che più di tutto considero un dono è essere tornata a casa con il desiderio di meditarla, questa Parola, di sentirla operante nella mia vita: Parola che trasforma, Parola viva. San Francesco non aveva una Bibbia tutta sua, eppure si è lasciato totalmente stravolgere da questa Parola, semplicemente ascoltandola durante le celebrazioni. Quanto mi stupisce! Mostra la presenza dello Spirito Santo dentro la Sacra Scrittura, una presenza potente, che bussa al cuore e non lo lascia tranquillo!

Torno alla mia quotidianità sostenuta dalla certezza di avere a disposizione uno strumento in più per incontrarLo, perché come ci hanno detto al corso: “non mi rapporto al testo sacro per risolvere un problema, per capire che scelta fare, per saperne di più… ma innanzitutto per entrare in relazione con Dio”. Un inizio di anno tanto fecondo non può che essere promettente: ho rigustato la bellezza di sapermi amata, e di essere cercata. E a questo Suo desiderio di incontrarmi, non posso che rispondere di sì, facendo spazio nella mia quotidianità a questa Parola che dice di me, dice di Lui, dice dell’Amore.

Marta Cricelli

Dalla paura nasce la tua forza

Carissimi giovani amici, in questi giorni legati alla speranza della vita nuova che scaturisce dalla Pasqua, condividiamo con voi la testimonianza della giovane Martina. Una ragazza di 17 anni che, dopo aver lottato con forza, fede e coraggio per tre anni contro un tumore, ha raggiunto l’abbraccio della misericordia del Padre lo scorso marzo. Leggere le sue parole ci può aiutare a scegliere come stare nella vita.

Martina

Buongiorno,

io sono Martina Ciliberti, un’alunna dell’istituto Manlio Rossi Doria, ma invece di stare tutti i giorni in classe come una ragazza normale, sono costretta a combattere contro la malattia del secolo, il tumore. Sì, il tumore, già nominarlo mette paura a tutti, ma mette meno paura a chi ci lotta ogni giorno perché sa che non può permettersi di perdere nessun colpo, sa di dover combattere per non perdere qualcosa che gli appartiene: la vita! Il mio tumore si chiama Linfoma di Hodgking e ci faccio a botte da ben tre anni per riprendermi ciò che è mio… ovviamente non è facile affrontare tutte le cure e i trattamenti da fare perché ogni cura porta le sue conseguenze e il suo star male… ma se si vuole vincere nella vita non bisogna mai smettere di lottare.

 

Dalla paura nasce la tua forza

Martina

Una persona mica è forte perché è forte, ma dalla consapevolezza di aver paura, nasce la forza di affrontare la situazione. Dalla non conoscenza nasce la forza … Io quando ho fatto il trapianto la prima volta non sapevo ciò che io avrei vissuto … quindi dalla non conoscenza e dalla paura è uscita la forza. La seconda volta già così, la paura è di più, ma la forza mi verrà di più. Alla prima chemio non sapevo, ma l’ho fatta, anche la seconda … raggiungi il traguardo se sei davvero convinto di raggiungerlo. Se tu pensi prima di fare la terapia, «starò male», tu starai male davvero … se dici mi affido alle mani di Dio, non ci pensi e il dolore è meno forte, non lo accentui.

Martina

E la felicità

Pronunciare la frase ‘la vita è bella’ nel tuo periodo più buio, non è cosa da niente. Dirlo forse è più semplice che crederci, ma se ci credi, forse riuscirai a comprendere il vero significato di questa vita … perché la vita è bella non perché tu hai, ma perché tu dai, nonostante tutto … La felicità la trovi nei piccoli gesti quotidiani … nei silenzi ascoltati … nei vuoti riempiti … nei sorrisi regalati e nell’amore vissuto … La vita è bella se cerchiamo di vivere la felicità e non d’inseguirla.

Grazie Martina per il dono del tuo sorriso luminoso e pieno di gioia, per la forza della tua speranza. Continua a camminare accanto a noi e insegnaci a vivere in pienezza ogni giorno: con il cuore unito al Signore e lo sguardo attento alle necessità dei fratelli.

Share the love

share the loveVorrei condividere, care sorelle, la gioia e l’amore che ho provato durante il meraviglioso weekend vissuto a casa vostra, dal 22 al 25 aprile, per l’attività Share the Love rivolta a noi adolescenti. Personalmente sono partita con un obiettivo chiaro: cercare di interpretare cosa Dio ha in serbo per noi, cosa la fede ci riserva, o meglio riserva a me. Dobbiamo però fare tutti un passo in più: dal sapere al conoscere. Noi non siamo mai soli, e questo il nostro cuore lo sa. Dobbiamo offrire al Signore un piccolo spazio del nostro cuore perché vi possa stare, crescere e compiere quanto desidera. In questi giorni ci siamo soffermati a pensare e a riflettere su noi stessi, accorgendoci che nella vita quotidiana spesso trascuriamo, o diamo per scontate, quelle piccolezze che ci sembrano banali.

Le parole di suor Sara e suor Maria Paola sono arrivate dritte nel nostro cuore, a me e a tutti i miei compagni di viaggio. Sì, perché è stato un viaggio e lo è ancora, con una vera e propria partenza e con un arrivo che si può percepire come il paradiso. Non so bene come le loro parole, i loro pensieri e i loro consigli siano potuti arrivare a noi, ma la gioia illumina i loro occhi e i nostri cuori, insomma sono riuscite a trasmetterci ciò di cui avevamo bisogno. In quei giorni ho capito che noi siamo alberi al contrario: abbiamo le radici nel cielo e i frutti sulla terra. L’argomento che mi è rimasto maggiormente nel cuore è stato il mondo delle relazioni e come queste possono essere una ricchezza a seconda del rapporto che viviamo con noi stessi.

Ci dobbiamo amare così come siamo, dobbiamo accettarci così come Dio accetta noi. E in questo possiamo incontrare la felicità! Quest’ultima va cercata negli scompartimenti della nostra anima, ce l’abbiamo tutti, ce l’hanno regalata quando eravamo piccoli nel giorno del nostro battesimo. Era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto talmente bene che non ci ricordiamo più dove l’abbiamo messa, ma c’è. Un po’ come Dio, il pilastro della nostra vita, attorno al quale a volte giriamo senza accorgerci che è lui a tenerci in piedi.

Concludo ringraziando le suore per le eccezionali esperienze che ogni anno ci permettono di vivere, ricordando che questo è il frutto delle loro missioni e fatiche! Ringrazio inoltre per averci dato la possibilità di comprendere la bellezza di sentirsi capiti nell’intimo e condividere qualcosa di profondo. E’ stato bello conoscere altre persone speciali che ci accompagnano in questo lungo e intenso viaggio verso l’amore di Dio.

Sara