Ecco le testimonianze di alcuni giovani che hanno partecipato al Triduo pasquale a Casa Laudato Sii dal 16 al 20 aprile.
Ciao a tutti!
Mi chiamo Chiara, ho 25 anni e abito in provincia di Torino.
Quest’anno ho avuto la grazia di vivere il Triduo Pasquale ad Assisi, a Casa Laudato Sii, insieme alle suore Francescane Angeline.
Che dire? Sono stati giorni molto intensi e forti, in cui ho proprio fatto esperienza di Pasqua, cioè di passaggio. Momento dopo momento, sono stata immersa in questo grande mistero, comprendendone sempre più il senso e ricevendo uno sguardo nuovo, più consapevole, su ciò che rappresenta per la mia fede e la mia vita.
Tante sono le cose che custodisco nel cuore, ma tra tutte, ciò che risuona maggiormente è la certezza e la speranza che, così com’è stato per Gesù, anche le piccole morti/fatiche/fallimenti del quotidiano non sono più l’ultima parola, qualcosa di definitivo, ma rappresentano il luogo in cui Dio, per mezzo del Suo Spirito, passa e opera (anche se magari non ce ne accorgiamo), portando luce e generando vita, nel modo che solo Lui sa e può fare.
Cristo è risorto, è veramente risorto, alleluia!
Chiara

Ciao a tutti!
Mi chiamo Massimo, ho 27 anni, sono di Milano e sono professore di religione in una scuola media.
Dal 16 al 21 Aprile ho avuto la grazia di poter vivere i giorni del triduo pasquale, fino al Lunedì dell’Angelo, ad Assisi, in una maniera diversa dal solito.
Ho vissuto questo tempo in un clima di fraternità, con persone che non conoscevo, con le quali è stato bellissimo poter condividere un tratto del mio cammino di fede.
Ho sperimentato la bellezza del pregare assieme e del sorreggersi a vicenda nella preghiera e nel quotidiano.
Durante questi giorni abbiamo potuto celebrare la celebrazione del Venerdì Santo nella chiesetta di San Damiano.
E’ stato un momento che mi ha colpito particolarmente: ascoltare la lettura della Passione di Gesù, in un luogo speciale come quello, luogo dove il Signore ha parlato a San Francesco dicendogli di riparare la sua chiesa, è stata un’occasione meravigliosa!
Sono grato di aver avuto la possibilità di vivere giorni di meraviglia e bellezza come questi!
Massimo

Ciao, mi chiamo Elisa e da quando ho incontrato le suore francescane Angeline sono un’affezionata frequentatrice di casa Laudato Sii! Sono arrivata al Triduo con un vecchio ricordo per la testa, riaffiorato dalla lettura della Parola di Dio; così è sorta una domanda: “Non è che facciamo peggio, Signore? Forse è meglio tornare indietro a quando ancora non ti conoscevo?”.
Ed ecco che le parole del Centurione mi hanno risposto:
Non mi preoccupo di sondare l’abisso nel profondo, mi basta aver intuito, e quello che so guida la mia vita e le dà senso.
Nei giorni del Triduo ho intuito che Dio Padre è sempre con me e non vuole che io, sua figlia, vada perduta.
Dio mi vuole viva, e affinché iniziassi a vivere era necessario attraversare quel ricordo, era necessario che capissi da dove iniziare a camminare. Ora che so da dove parto e per dove passo, posso dirigermi verso la meta: UNA VITA IN ABBONDANZA! Con la consapevolezza che…
In te, Signore, mi sono rifugiata, mai sarò delusa.
Elisa

















Sono Amanda, ho 28 anni e sono un’infermiera. C’è da dire che il mio incontro col Signore risale giusto a poco più di un anno fa. Eppure, la scorsa primavera ho concluso il percorso “Come un Prodigio” tenuto dalle suore francesca Angeline a Santa Maria degli Angeli. Grazie proprio a questo percorso in più tappe ho pian piano preso consapevolezza di molte cose. Ma oggi scelgo di raccontare quella, a mio avviso, più importante: il vero significato del mio nome. Amanda viene dal latino e significa “colei che deve essere amata”. Ho sempre pensato che significasse semplicemente essere circondata di persone che mi vogliono bene, ma ad un certo punto e frequentando le varie tappe, si è accesa in me una lampadina, che potrebbe sembrare banale, ma che per me è stata come un neon accecante in una grotta: è il Signore che mi ama. Ho capito che non importa quanto io possa sentirmi sbagliata o possa sbagliare, perché ai suoi occhi non sarò mai sbagliata; posso solo sbagliare ed essere amata ancora, ancora di più. Poi, ho capito qual è la mia vocazione? Diciamo che adesso ho degli strumenti per capirlo; devo ancora capire la forma da darle nel concreto, ma ho la certezza che il mio desiderio è quello di vivere una vita con l’ambizione di amare come Lui ha amato noi.
Prodigio” ho sentito che era il momento giusto. Quasi un anno fa, ho deciso di intraprendere questo cammino, per fare un regalo a me e anche ad una persone speciale, perché sentivo che non sarei mai stata in grado di amare e donarmi pienamente se prima non avessi imparato ad amare me stessa. Tutto è incominciato con queste parole: “Hai fatto di me una meraviglia stupenda”. Non posso dire che sia stato indolore, ma tappa dopo tappa, sono riuscita, sotto la guida delle suore francescane Angeline, ad andare a fondo all’origine delle mie zone d’ombra, delle mie insicurezze e ho imparato ad abbassare le mie difese per poter far entrare la luce della Grazia di Dio in quelle ferite permettendogli di guarirle. Perché è solo mettendomi in ascolto della Parola che ho potuto conoscere Dio attraverso di essa e così mi sono (ri)conosciuta come Figlia amata e protetta. Non potrò mai ringraziare abbastanza suor Sara, suor Maria Paola e suor Federica per l’esperienza che mi hanno fatto vivere e tutte le mie compagne di viaggio che mi hanno toccata nel profondo con le loro storie uniche e prodigiose.

Ciao, mi presento, sono Mariapia, ho 21 anni e studio medicina a Perugia, città in cui vivo da quando ho fatto le valigie, lasciandomi alle spalle l’eco dei rintocchi delle campane di Agnone, paesino di montagna in cui sono nata. Perugia e poi Assisi sono state mete a cui non avrei mai previsto, immaginando la vita da fuori-sede, ero inquieta e mille erano i dubbi che abitavano in me circa la scelta universitaria, il mio passato… Forse, stavo tralasciando la domanda più importante di tutte: quella sulla mia fede! Questa fame di senso che mi abitava, ha trovato radici durante i giorni di grazia della 42° marcia francescana, in cui ho scoperto di stare vivendo al 10%, di stare perdendo non solo tempo, ma anche vita proprio come da una ferita si perde sangue. Di fronte a queste verità, le difese vengono meno e ci si spoglia, anche perché, il primo modo per curare è scoprire le ferite dalle loro bende. Così, come il malato, che per lasciarsi curare le ferite le scopre, anche noi marciatori abbiamo abbandonato la nostra chiave di lettura e ci siamo lasciati curare, guarire, risorgere! Questa esperienza di amore mi ha permesso di vivere, già ora, la promessa di vita in abbondanza che il nostro Dio ha da sempre pensato per noi, ho potuto riconoscermi figlia di un Padre che si fa presente attraverso i fratelli e le sorelle. “Fatti vivo e donati” sono parole preziose ricevute nei giorni della marcia, come coordinate, affinché io possa vivere ricercando costantemente quel volto misericordioso che ho conosciuto, coltivando nella quotidianità il seme di verità che mi è stato donato.
Quando mi è stato proposto di fare servizio alla marcia francescana non ci ho pensato due volte e ho subito accettato la proposta, perché dopo quello che ho ricevuto l’anno scorso da marciatore avevo proprio il desiderio di restituire con il servizio tutti i doni ricevuti. L’esperienza da “guastatore” ti permette di togliere “l’io” e poter mettere al primo posto la persona che in quel momento ha più bisogno di te. Nonostante le fatiche, poter tendere la mano e poter nel tuo piccolo aiutare un tuo fratello in difficoltà ti ridona molto di più, versare l’acqua ad un assetato, donare un sorriso, alleggerire il peso della fatica, tutte cose gratuite che possiamo fare senza il bisogno di inventarci chissà che cosa e proprio come diceva san Paolo “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Ritorno nel quotidiano con la consapevolezza che basta davvero poco per aiutare il prossimo, rendersi disponibili alle esigenze della persona che hai a fianco perché è proprio nell’amare senza la pretesa di ricevere nulla in cambio che sperimenti la gioia piena.


