Le grazie del Signore non sono finite

Ecco le testimonianze di una marciatrice e di una guastatrice che hanno partecipato alla 43° marcia francescana “Tu Speranza certa”.

 

Sono Paola, ho 25 anni e vengo da Santa Venerina, un piccolo paese in provincia di Catania. Mi accompagna da quando ero piccola una profonda ammirazione per San Francesco e un legame con Assisi, che solo da poco tempo ho intuito essere “semplicemente” il modo con cui il Signore mi stava chiamando, aspettandomi in Porziuncola per incontrarmi. Così, dopo alcuni corsi con le suore francescane Angeline ed il SOG, alternati ad esami universitari, ho deciso di mettermi fisicamente in cammino per scoprire il Suo volto.

Questo è stato l’anno della mia laurea e “fermarmi” con l’esperienza della marcia aveva perfetto senso. Non sapevo in cosa consistesse nello specifico, ma mi sono affidata completamente: a suor Maria Francesca e a suor Margherita (guide preziose e dolci in questo cammino), agli altri frati e suore, ai guastatori, ai marciatori… Ma soprattutto al Signore, che mi parlava attraverso tutte queste persone, attraverso i girasoli, le salite, le albe. La Sua Provvidenza che si manifestava continuamente nella sua sorprendente semplicità.

Tra tutti i momenti speciali che hanno scandito la marcia, quello che custodisco con più cura è (sarò banale) l’arrivo in Porziuncola: inchinarmi e baciare la terra, varcare la soglia tenendo per mano persone fino a pochi giorni prima estranee, sentirle invece compagne di viaggio. È stato molto emozionante, eppure non emotivo: grazie ai giorni di marcia, di ritiro, di preparazione, mi sentivo presente e consapevole di quello che stavo vivendo, della Speranza certa che è il Perdono, l’Amore del Padre.

Quello che la marcia mi ha insegnato è che la meta è importante (è l’obiettivo del viaggio ed è a quello che gli occhi ed il cuore devono essere puntati), ma che il percorso non è solo il mezzo per arrivarci. Ciò che conta è la preparazione all’arrivo, il modo con cui il cuore si apre gradualmente, passo dopo passo, all’incontro che ci aspetta, riscoprendosi figli, creature amate e benedette. Le nostre fragilità diventano allora parte di un disegno più grande, strumenti nelle mani del Signore, per essere pellegrini in armonia con i passi altrui.

E ho imparato soprattutto che, per tutto questo viaggio, non sono da sola, ma Lui è con me (Isaia, 43).

Paola

 

Mi chiamo Dora, ho 30 anni e quest’anno prima ancora che lo desiderassi, il Signore mi ha chiamata come guastatrice alla marcia francescana Orvieto-Assisi.
Il motivo più profondo che mi ha spinto a partecipare è stato l’intimo desiderio che mi abita: donare e spendere la vita che mi è concesso di vivere per l’altro. In questi anni ho compreso che è Dio che cerco in tutto ciò che faccio e in chi incontro e, quindi, se è vero che l’altro è il luogo dove Dio prende dimora, per me donarmi al prossimo diventa occasione privilegiata di incontro con Lui e questo mi basta.
Ciò nonostante, questo non mi ha sollevata dalle preoccupazioni umane che mi hanno abitata e come nella logica matematica del “come volevasi dimostrare”, si sono materializzate tutte, nessuna esclusa! Tuttavia, grazie all’amabile logica di Dio secondo cui la croce non ti viene tolta ma ti è concessa la capacità di portarla, sono riuscita ad essere amabile (o almeno spero) anche con quattro ore di sonno al giorno! Sono stati sicuramente giorni di fatica: con gli altri guastatori abbiamo fatto cose che “voi umani non potete neanche immaginare”!, ma è stato bello scoprire che non esistono cose impossibili (questo viene da pensarlo quando siamo convinti di dovercela fare da soli perché bastiamo a noi stessi). Invece, quando hai la consapevolezza di essere parte di una grande famiglia in cui ti riscopri figlio e riconosci che gli altri non sono ostacoli da superare, ma fratelli che il Signore ti regala lungo il cammino, ti riscopri bisognoso senza vergogna alcuna e tutto diventa possibile perché ti lasci aiutare!

A te che hai speso un po’ del tuo tempo per leggere queste righe, vorrei raggiungerti con un abbraccio e dirti che è bello consumarsi per amore; che la fatica non è tua nemica, ma tua compagna di viaggio; che seppure difficoltoso è cosa buona decentrarsi mettendo da parte le tue logiche; e per ultimo, ti lascio con un’affermazione che Suor Monica ha detto ad una ragazza in lacrime che nel cammino verso Todi, ha dovuto fermarsi perché il suo fisico glielo ha imposto: “Nella vita non è importante raggiungere la meta, ma ciò che conta è da chi ti lasci incontrare lungo la strada”.
Buon cammino!

Dora

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