Come sacerdote, sei sacramentalmente inserito nel grande ministero dell’alleanza nuziale di Cristo con la Chiesa sua sposa. […] La tua donazione a lui non diminuisce ma allarga le potenzialità del tuo cuore e lo apre a orizzonti senza limiti.
La santità – Le cose ordinarie in modo straordinario
Don Salvatore Mellone nasce a Barletta il 7 marzo 1977. Cresce a Valenzano in provincia di Bari con mamma Filomena, papà Giuseppe e la sorella minore Adele. La sua infanzia ha un decorso lineare e sereno.
A otto anni la famiglia di trasferisce a Barletta, dove crea forti legami nel quartiere Borgovilla. Esso, infatti, viene descritto come una scuola di vita per lui grazie alla strada e agli amici che diventano compagni di viaggio. La sua crescita intellettuale invece inizia alle scuole medie: conosce veri insegnanti che lo formano molto, lasciando segni profondi che gli terranno compagnia per tutta la vita. Ha infatti un’insegnante che chiama la “mia professoressa del cuore”. Al liceo la strada si fa in salita: i professori che incontra lo formano a livello di conoscenze ma rimane molto deluso dal punto di vista umano.
Durante questi anni però Dio entra nella vita di Salvatore: sente la necessità di dover ricevere il sacramento della Cresima. La madre lo iscrive quindi al catechismo e, inserito in un gruppo di recupero per non aver frequentato gli anni precedenti, inizia il suo cammino di fede tra divertimenti, veglie di preghiera e campi scuola. Finito il liceo si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Bari dove riesce a superare tutti gli esami ma non ottiene la laurea perché sente che quella non è la sua vita.
Terminati gli studi decide di svolgere un servizio in parrocchia perché sente di non vivere la vita pienamente; fa da catechista a ragazzi che si avvicinano così ai sacramenti.
Il 2 gennaio 2003 però riceve una chiamata, quella alla leva obbligatoria. Il 15 aprile di quell’anno deve partire. Dio è sempre presente nella sua vita anche se Salvatore spesso non se ne accorge e decide spesso di accantonarlo. C’è un punto fermo nella sua vita: la scrittura. Salvatore scrive in ogni luogo e in ogni circostanza, annota tutto ciò che vede, immagina e sente. Nel 2009 pubblica la sua raccolta di poesie, e in quei giorni termina anche la relazione duratura con la sua ragazza.
In quel momento Dio bussa sempre più forte alla sua porta e Salvatore un po’ per volta inizia ad aprirgli il suo cuore. A maggio del 2011 riceve una proposta di lavoro presso l’Istituto Marcelline a Bolzano dove però resta poco perché la chiamata di Dio diventa concreta e torna a Barletta per iniziare il cammino sacerdotale.
Entra quindi nell’anno propedeutico presso il Pontificio Seminario Regionale Pio XI di Molfetta dopo due anni di discernimento con l’accompagnamento di Don Rino Caporusso. Nel 2012 entra al primo anno di formazione in seminario. Nel 2013 con l’amico Vincenzo de Gregorio pubblica per la casa editrice “Tau” un secondo testo: “L’umanità libera sorride a Dio-Agorà e Parola”.
Nel giugno 2014 termina il secondo anno di formazione e scopre di avere una neoplasia all’esofago. La paura che la malattia possa interrompere il cammino di formazione diventa molta ma Salvatore riesce a continuare il suo percorso tra le cure e la preghiera: riesce a sostenere tutti gli esami e ad ottobre di quell’anno si dedica agli esercizi spirituali propedeutici per l’ufficiale richiesta all’Ammissione agli Ordini Sacri. Essa viene accolta e il 26 dicembre 2014 compie questo passo presso la parrocchia del Santissimo Crocifisso.
La malattia avanza e lo mette a dura prova. Soffre molto all’idea di non poter terminare il percorso vocazionale e non ricevere l’ordine presbiterale, ma è sicuro che
ci penserà Dio a ordinarmi e farmi presbitero.
Salvatore non sbaglia: l’11 aprile 2015 telefona all’Arcivescovo, il quale accoglie la sua richiesta di essere ordinato presbitero in anticipo. Viene così conferito dal ministero del lettorato e accolitato 14 aprile, del diaconato il 15 aprile e del presbiterato il 16 aprile.
Iniziano i suoi giorni da presbitero nella casa cattedrale (definita così dall’Arcivescovo). Celebra 59 messe in 74 giorni di sacerdozio e quando si trova nel policlinico di Bari esercita il suo ministero tra gli ammalati.
Il 2 giugno battezza la piccola Jennifer che gli dona una gioia enorme. Da quel momento la malattia avanza così tanto da metterlo in grave difficoltà, ma con l’aiuto dei sacerdoti confratelli riesce a celebrare l’eucarestia.
Il 29 giugno 2015 nasce al cielo per continuare a celebrare “con Dio per sempre”.
E allora che cosa ci chiede in questo tempo? Ci chiede di essere suoi testimoni. Che cosa significa questo? Significa che io riempito il mio cuore, come dicevamo prima, della sua presenza, se io ho riempito il mio cuore del suo amore, se io ho riempito il mio cuore di tutto ciò che di meglio riesco a scovare che mi proviene da lui, automaticamente non posso far altro che essere testimone. Chi è il testimone? Il testimone è colui il quale ha assistito a qualcosa. In questo caso noi siamo testimoni non solo perché abbiamo assistito a qualcosa, ma perché viviamo qualcosa. Gesù non è una favoletta, Gesù non è un raccontino. … Gesù Cristo è qualche cosa di reale, qualche cosa di presente. E noi siamo proprio testimoni di questo: testimoni di una gioia che non può avere fine, di una gioia eterna.
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