Preghiera, luogo di Speranza

Ascolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché vivi possiamo cantare inni al tuo nome, Signore.

(Est 4)

 

Nei testi dell’Antico Testamento troviamo moltissimi episodi e personaggi che ci parlano di speranza. Oggi vogliamo posare il nostro sguardo su una donna. Anzi, una regina. Stiamo parlando di Ester.

Ripercorriamo brevemente la sua vicenda.

Ester è una bellissima giovane ebrea, che vive a Susa, capitale del regno di Persia. Rimasta orfana, viene affidata alle cure dello zio Mardocheo, funzionario del re. Quando il re Assuero ripudia sua moglie, Ester diventa regina al suo posto.

Assuero decide poi di promuovere Aman, uno dei suoi funzionari, facendolo sedere al primo posto nei banchetti e ordinando a tutti quelli che vivevano nel palazzo di prostrarsi davanti a lui. Ma Mardocheo, fedele osservatore della legge di Dio, si rifiuta di obbedire all’ordine e, quando Aman se ne accorge, convince il re a decretare lo sterminio di tutti gli ebrei dell’impero: il re non sa, infatti, che Mardocheo ed Ester sono ebrei!

Mardocheo, appresa la notizia, è profondamente turbato, e chiede a Ester di intercedere presso il re a favore del loro popolo.

 

Ed ecco che Ester si rivolge al Signore con una lunga e bellissima preghiera:

Mio Signore, nostro re, tu sei l’unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te.

 

Ester infatti conosce molto bene il rischio che sta correndo: chiunque si presenti al re senza essere convocato rischia la morte. Sceglie così di consegnare la propria vita all’Unico degno di fiducia: Dio Padre.

Ester può fare tutto questo perché ha la consapevolezza di essere figlia amata da un Dio che è sempre stato fedele alle sue promesse. La speranza di Ester è dunque radicata in una storia di salvezza e nella libertà interiore di chi ha chiara la propria identità.

Dio è, per citare Madre Chiara, “Padre buono e tenero”. E’ questa certezza che rende possibile un ulteriore passaggio di consapevolezza: Ester sa che l’azione di Dio passa attraverso il rischio dell’agire umano. Alla preghiera, quindi, la regina fa succedere una decisione e un’azione concreta: dopo tre giorni, Ester si riveste degli abiti più eleganti, prende con sé due ancelle, e si dirige verso la stanza del re.

Assuero ascolta la preghiera di Ester e fa redigere un contro-editto in cui si annulla l’ordine contro il popolo di Israele e dispone di punire quanti avessero cercato di far male ai figli di Israele.

 

Ecco dunque come la preghiera può diventare luogo di speranza: metterci in ascolto della Parola di Dio e metterci in un dialogo fiducioso con il Signore ci ricorda la nostra essenza più profonda. Siamo re e regine perché creati a immagine e somiglianza di Dio. Di un Dio che non vuole figli perfetti, con le risposte pronte e le soluzioni alla mano.

Dio Padre ama le nostre fragilità e le nostre debolezze perché permettono a Lui di essere ciò che è: un innamorato folle che non aspetta altro se non prendersi cura di noi!

Ester allora ci insegna che essere “giovani di speranza” significa avere il coraggio di dare più ascolto a quel desiderio di vita che ci abita ed essere pronti anche a perdere la vita (anche un pezzettino piccolo) per poter custodire quella bellezza e quella regalità che ci è stata donata.

 

Ci lasciamo con un’affermazione di Papa Benedetto XVI che, nella Spe Salvi, afferma:

Un primo essenziale luogo di apprendimento della speranza è la preghiera. Se non mi ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c’è più nessuno che possa aiutarmi – dove si tratta di una necessità o di un’attesa che supera l’umana capacità di sperare – Egli può aiutarmi. Se sono relegato in estrema solitudine…; ma l’orante non è mai totalmente solo. 

Spe Salvi nn. 32-33

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