In un tempo di così tante possibilità da non saper scegliere; in un tempo in cui l’incertezza per il futuro porta spesso a fuggire dalla realtà, ad avere paura e, insieme, a inseguire qualcosa, senza un senso e una direzione precisa. Nel nostro tempo, complesso e affascinante, la testimonianza giovane, gioiosa e concreta di Carlo Acutis ha molto da dire a chiunque desideri vivere e farlo davvero!
Carlo Acutis nacque il 3 maggio 1991 a Londra, dove la famiglia visse un breve periodo per motivi di lavoro. Ricevette il battesimo quando era piccolissimo, ad appena 15 giorni di vita e, dopo qualche mese, fece ritorno con tutti i suoi cari a Milano, dove il giovane visse la sua breve e intensa esistenza. Figlio unico di una famiglia facoltosa, ebbe molte possibilità: frequentò le scuole elementari e medie presso le Suore Marcelline, e poi il Liceo Classico Leone XIII retto dai Padri Gesuiti, sempre a Milano. Studiava con profitto, ma non era il primo in classe.
Carlo dimostrò fin da subito una certa cura e attenzione verso tutto quello di cui si occupava, ciò lo fece sempre uscire da una certa medietà nella vita. Fu un ragazzo affettuoso, con un bel rapporto con i genitori, come pure con i nonni; un giovane capace di portare una particolare ventata di allegria nella compagnia di amici, senza cercare lo sballo totale, mettendo in evidenza la sua moderazione che, per la sua persistenza, divenne motivo di ammirazione anche quando le opinioni divergevano. 
Aveva un temperamento solare, senza alcuna difficoltà a parlare con i nobili, ma anche con i mendicanti che incontrava per strada. La nonna Luana racconta: «Carlo, ogni sera, mi ricordava di preparare il mangiare da portare a un mendicante che dormiva per terra nei giardini pubblici e gli metteva accanto un euro della sua paghetta, per quando si svegliava. Si intratteneva con quelli che chiedevano l’elemosina alla porta della sua chiesa. Quando capiva che gli altri soffrivano, partecipava, manifestamente, al loro dolore».
Questo suo modo di porsi faceva sì che nessuno si potesse sentire escluso.
Tanti e diversi i suoi interessi: suonare il sassofono, giocare a pallone, divertirsi con i videogiochi, guardare gli adorati film polizieschi, girare video con i suoi cani e gatti, oltre a queste, la grande passione per i computer e per la programmazione, che gli permise di collaborare con giovani che frequentavano la facoltà di informatica, e iniziare a gestire il sito della sua scuola e quello della parrocchia mentre finiva le scuole medie e iniziava il liceo.
Fin dall’età di quattro anni, manifestò un profondo legame con la spiritualità: domandava alla nonna di essere accompagnato a Messa e si fermava spontaneamente in preghiera davanti al Tabernacolo. Il suo desiderio di Dio fu così grande da spingerlo a chiedere di anticipare la sua prima comunione. Il vescovo stesso, mons. Macchi, garantì la sua maturità e la formazione cristiana adeguate. Fu così che la Chiesa gli permise di ricevere la Prima Comunione ad appena sette anni.
Carlo trovò in Gesù l’Amico, il Maestro, il Salvatore, la ragione stessa della sua esistenza: “Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita”, scrisse a soli 7 anni!
Senza Gesù nel suo vivere quotidiano, non si comprende nulla della sua vita, in tutto simile a quella dei suoi amici. Il suo amore per Gesù, gli plasmò il cuore e, pian piano, diede forma alla sua vita: “Gesù mi invita a lasciare tutto e a farmi suo seguace. Gesù Cristo ci parla dentro e dovremmo ascoltarlo e seguirlo in tutto”.
Dall’età di 12 anni tutti i giorni andava a Messa e si tratteneva in Adorazione davanti al tabernacolo.
Carlo è riuscito a vivere senza conformarsi a quanto vedeva attorno a sé, incarnando il senso di una sua nota espressione: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Portò ovunque lo stile di vita appreso alla scuola dell’Eucaristia, che lui chiamava “l’autostrada verso il cielo”; tra i banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone, con il PC, ogni istante diventava così Vangelo vissuto. 
Un grande desiderio maturato nel corso degli anni era raggiungere la santità; aveva ideato uno speciale “Kit per la Santità” fatta di tanti piccoli gesti quotidiani: chiedere di diventar santi, partecipare alla messa, fare la comunione, recitare il rosario, leggere un brano della Bibbia, sapersi spendere per gli altri e, una volta alla settimana confessarsi. Talmente grande era il desiderio da non trattenerlo per sè, ma da condividerlo e diffonderlo tra i ragazzi che preparava alla comunione e alla cresima…. lui, ancora così piccolo!
Sfruttando pienamente la sue competenze digitali, ideò e progettò due mostre itineranti legate alle sue più grandi devozioni: una sui miracoli eucaristici, l’altra sulle apparizioni della Beata Vergine Maria, mostre ancora oggi disponibili per la venerazione di tanti fedeli.
Nell’ottobre del 2006, iniziato da poco il secondo anno delle superiori, gli venne diagnosticata una forma aggressiva di leucemia. In pochi giorni le sue condizioni di salute si aggravarono. Offrì la propria sofferenza per il Papa, per il bene della Chiesa e per andare dritto in paradiso. Ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza, ricevette il sacramento dell’Unzione dei malati e dopo pochi giorni all’età di 15 anni e 5 mesi, il 12 ottobre 2006, il cuore di Carlo si fermò.
Il suo corpo da qualche anno è custodito nella Chiesa della spoliazione nella città di San Francesco, città del cuore, nella quale tornava spesso per ritemprare lo spirito. Lì, le sue spoglie mortali sono esposte alla venerazione di tanti fedeli, provenienti da tutto il mondo.
Beatificato il 10 ottobre 2020, nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, sotto il pontificato di papa
Francesco è stato proclamato santo da Papa Leone XIV in piazza San Pietro, il 7 settembre 2025.
dalle parole di una giovane
Ciò che Carlo ci invita a fare è quello di vivere appieno la nostra esistenza, da protagonisti e non da spettatori o da imitatori di qualcun altro. Il tesoro che lui ha scoperto e vuole condividere è chiaro, mettere Dio al primo posto o come lui si esprimeva: “Non io, ma Dio”.
Con piccoli gesti nel quotidiano, possiamo essere testimoni della vera presenza di Dio nel mondo e, di conseguenza, renderla credibile agli occhi di coloro che ne sono lontani.
Senza timore mettiamoci in gioco ogni giorno, camminando insieme verso la meta che ci attende, perché come diceva Carlo: La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi. Proviamoci e scopriremo anche noi la gioia vera di portare la vita di Dio nel mondo.
Se vuoi saperne di più visita il sito ufficiale: Carlo Acutis 
Puoi approfondire qui MIRACOLI EUCARISTICI – Apparizioni Madonna Home
Se vuoi raccontare come San Carlo Acutis ti sta aiutando nel cammino verso Gesù, scrivici qui: referenti@giovaniamc.it. Raccoglieremo tutte le testimonianze in uno spazio de dicato.
