MARIACHIARA MESSINA: CON LA CROCE NEL CUORE E LA RESURREZIONE SUL VOLTO

Essere santi non significa lustrarsi gli occhi in una presunta estasi. Diceva san Giovanni Paolo II che «se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi». […] In questo richiamo a riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti si rivela il cuore stesso di Cristo, i suoi sentimenti e le sue scelte più profonde, alle quali ogni santo cerca di conformarsi.

(Papa Francesco, GE 96)

 

Mariachiara Messina nasce a Patti, in provincia di Catania, il 4 agosto 1986.

Mariachiara cresce in una famiglia unita, che vive la fede nella semplicità della quotidianità. Fin da bambina, per lei ogni occasione è buona per pregare: la preghiera l’accompagnerà per il resto della sua vita, specialmente la recita del Santo Rosario.

Nell’adolescenza Mariachiara è una ragazza innamorata della vita: le piace ascoltare musica, stare in compagnia, danzare, fare sport, ama leggere e studiare, infatti eccelle negli studi. Nel 2014, nonostante siano anni segnati pesantemente dalla malattia, si laurea in “Scienze e Tecniche di Psicologia delle Relazioni Educative”.

Nel 2002 le viene diagnosticata la miastenia gravis, una patologia causata dal timoma, un tumore che colpisce la ghiandola del timo. Si rende necessario un intervento chirurgico di asportazione a cui seguono quaranta giorni di radioterapia. Da questo primo intervento, iniziano per Mariachiara quindici anni segnati da ben sei interventi chirurgici per combattere il tumore, che continua a presentarsi con tre recidive, e il linfoma comparso nel 2012.

La malattia da cui Mariachiara è affetta, comporta una seria debolezza muscolare che infiacchisce e indebolisce, fino ad impedire i movimenti.

A luglio del 2007 sopraggiunge una crisi respiratoria e Mariachiara viene letteralmente salvata dai medici del pronto soccorso e dai rianimatori dell’ospedale di Patti. Mariachiara rimane venticinque giorni nel reparto di rianimazione. La crisi respiratoria e la prima lunga degenza in rianimazione del luglio-agosto 2007 costituiscono un’esperienza molto forte che si imprime nell’anima di Mariachiara che, in questa occasione, scrive una lettera di ringraziamento per medici e infermieri per le cure ricevute. In questa lettera rievoca i momenti difficili ma testimonia anche la forza della speranza, animata grazie anche alla capacità del personale di mettere al centro delle cure la persona umana.

In quel tempo, Mariachiara non smette di pensare agli altri: ad un operatore sanitario in partenza per Lourdes affida una lettera per la “Cara Mamma Celeste”. Mariachiara non chiede niente per sé, neppure la sua guarigione, ma invoca sostegno per coloro che porta nel cuore.

Nei suoi 15 anni di passione, Mariachiara, tra alti e bassi, non smette mai di affidarsi totalmente al Signore e alla Madonna. Tante esperienze sono state determinanti per il suo percorso e la sua maturazione. Tra le più importanti la scuola di evangelizzazione “Sentinelle del mattino di Pasqua” che Mariachiara definisce “l’esperienza più importante e bella della mia vita”. Tale esperienza segna di fatto una svolta nella sua vita perché le consente di approfondire la sua fede e di fare esperienza della bellezza e della gioia della vita cristiana che si trasforma in scelta definitiva. Durante il periodo vissuto alla scuola di evangelizzazione, Mariachiara scopre l’importanza di testimoniare il proprio incontro con Dio per rispondere alla sete e alle attese del cuore degli altri. Tale momento è per lei un momento doloroso, come quello della potatura per portare i frutti, raggiungendo “una vita fedele all’amore: il frutto è amare ed essere amati”.

“Ho capito che amare non è una cosa che scende dall’alto come un miracolo che ti cambia da un momento all’altro, quelle sono grazie che Dio ti dà se è meglio per te, ma amare è scegliere di amare ogni giorno e in ogni giorno, e in ogni giorno ogni momento dire il tuo sì e farlo!”[1]

Nel 2013 Mariachiara si pone seriamente la domanda sulla propria vocazione: il 21 gennaio 2014 arriva ad esprimere la raggiunta consapevolezza che la via che desidera percorrere con tutto il cuore è quella che va dall’amore umano, che coincide con il bisogno di essere amata, all’Amore eterno e fedele, cioè all’amore casto per Gesù.

La vocazione di Mariachiara si fa carne attraverso un proposito fermo e costante: l’evangelizzazione degli altri giovani. Mariachiara ha a cuore i suoi coetanei ed è convinta che ogni giovane sia portatore di una grande ricchezza e allo stesso tempo bisognoso di trovare motivi di speranza. Ai giovani che incontra propone iniziative come momenti di riflessione e di preghiera, in circostanze umili e mai appariscenti: non vuole mettersi in mostra ed è convinta che l’evangelizzazione dei giovani è Gesù stesso a farla, a lei tocca solo creare occasioni in cui Lui possa parlare al cuore dei suoi coetanei. Mariachiara coinvolge tanti giovani ma per lei è chiaro che il primo e indispensabile passo dell’evangelizzazione è stato il lavoro su se stessa: da lì si è irradiata quella luce che ha raggiunto tanti giovani.

L’ultimo anno della vita di Mariachiara è segnato dall’acutizzarsi della fatica fisica e dall’intensificarsi del suo cammino spirituale, che la prepara all’incontro con il suo Sposo.

Il 2017 è l’anno del compimento: Mariachiara ha l’opportunità di riprendere in mano tutto ciò che è stato fondamentale per il suo cammino. Nelle sue riflessioni, la sofferenza c’entra ma non occupa mai il primo posto: ad emergere è piuttosto l’amore per Dio, l’impegno ad amare gli altri, il desiderio di santificarsi nella fedeltà alle piccole cose e nel superamento dei propri limiti spirituali.

A fine luglio Mariachiara è ricoverata in ospedale per crisi respiratoria: è il momento in cui giunge a maturazione anche la sua sofferenza, vissuta affidandosi sempre a Gesù e alla Madonna. Qualche giorno prima di essere intubata chiede al papà di essere sereno perché lei è serena, gli chiede di accettare la volontà del Signore.

L’8 agosto 2017, Mariachiara “scioglie le vele e passa all’altra riva”, all’età di 31 anni. Il giorno successivo, al suo funerale, vengono proclamati testi biblici di intonazione nuziale e, secondo il desiderio di Mariachiara, il Vangelo delle Beatitudini.

 

Con la sua vita Mariachiara ha fatto fruttificare la grazia del suo battesimo e con la sua testimonianza luminosa e feconda ha fatto risplendere la luce di Dio. La sua intera esistenza è stata vissuta e donata per amore, fino agli ultimi momenti, quando si è preparata all’incontro con Cristo, tenendo accesa la lampada della fede.

Mariachiara, forte nella tua debolezza, perché incrollabilmente ancorata all’amore di Dio, continua ad essere luce per i giovani, che così tanto hai avuto a cuore.

(testi tratti dal libro Con la croce nel cuore e la risurrezione sul volto)

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Alla Madonna del Tindari Mariachiara ha attribuito la grazia più importante della sua vita: ascolta la testimonianza di Mariachiara a Sulla via di Damasco.

Guarda la testimonianza di Don Gianni Castrorani (Sentinelle del Mattino) e del papà di Maria Chiara, Cesare Messina.


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[1] Quaderno 2 di Mariachiara, appunti del 27 febbraio 2011.

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