MARGHERITA FILIPPINI: UNA LUCE NELLA QUOTIDIANITÀ

Per riconoscere quale sia quella parola che il Signore vuole dire mediante un santo […] bisogna contemplare l’insieme della sua vita, il suo intero cammino di santificazione, quella figura che riflette qualcosa di Gesù Cristo e che emerge quando si riesce a comporre il senso della totalità della sua persona. (Papa Francesco, GE 21) 

 
Margherita Filippini nasce il 14 novembre 1986 a Montecchio Emilia (RE).

Ragazza vitale, luminosa ed entusiasta, è una stella della pallavolo reggiana. Oltre allo sport a cui si dedica con grande passione, è impegnata nella parrocchia di Sant’Anselmo a Reggio Emilia come educatrice dei più piccoli.

Il suo amore per i bambini la porta ad iscriversi alla facoltà di Scienze della formazione; nel frattempo, con il desiderio di prendere la sua vita sul serio, inizia un percorso di discernimento vocazionale diocesano, durante il quale incontra Pietro. Insieme svolgono attività di volontariato presso la Casa della Carità della Beata Vergine della Ghiara e in varie esperienze all’estero con l’associazione “Reggio Terzo Mondo”.

Nel 2009, Margherita si reca in Kosovo, in una scuola materna, per preparare la tesi di laurea. Al ritorno, lei e Pietro decidono di sposarsi l’anno successivo; nel frattempo, Margherita insegna per un anno nella scuola parrocchiale di San Pellegrino, a Reggio Emilia.

Il 3 luglio 2010 Margherita e Pietro si sposano; il giorno dopo si recano al Pronto Soccorso perché il dolore alla spalla che Margherita sente già da un po’ è troppo insistente e i due sposi devono partire per il viaggio di nozze. I medici prescrivono a Margherita alcuni antidolorifici e le prenotano una Tac per il 16 di agosto.

Al ritorno dal viaggio di nozze, Margherita si sottopone ad alcuni esami che rilevano la presenza di un linfoma: inizia così un lungo cammino di cure, durante il quale Margherita si affida alle preghiere di sacerdoti, amici e familiari.

Dopo un iniziale sconforto, Margherita affronta la malattia con coraggio, senza rinunciare allo studio, all’amore per suo marito e alla compagnia dei suoi amici. Sa che le possibilità di guarire sono poche e allora cerca di salutare ogni persona e di riconciliarsi con chiunque si fosse arrabbiata per qualche motivo.

Fino all’ultimo Margherita fa del suo meglio: suona la chitarra nelle Messe che vengono celebrate in casa sua e, insieme al marito Pietro, accoglie con gioia chiunque le fa visita.

Con suo marito, prepara ogni particolare del rito delle esequie. Sul ricordino fa scrivere: “Margherita, sposa di Pietro per sempre”.

Nelle ultime settimane, il quadro clinico peggiora, ma Margherita non perde mai il sorriso, che regala sempre ad amici e conoscenti.

Pochi giorni prima di morire, Margherita confida alla sorella Caterina: “Libera, mi sento libera, non sono più schiava di niente, io mi affido e mi affido a Dio! Sono fortunata perché ho avuto il tempo di prepararmi a morire. Ho potuto pensare, ho potuto pregare, ho potuto incontrare persone care, ecco, ho avuto il tempo di prepararmi”. Alla sorella minore Elisabetta invece confida: “Sai, anche quando sembra che ti capiti la disgrazia più grande, alla fine, è sempre un regalo!”.

In una lettera scrive: “Ieri leggevo un testo di fr. Roger. Diceva: “I giovani che vivono nella speranza irradiano intorno a loro una luce”. Mi è sembrato talmente bello il pensiero di poter irradiare una luce intorno, solo vivendo la mia quotidianità con speranza, talmente bello da farmi sorridere il cuore!”.

Circondata dall’affetto dei suoi genitori, dei suoi fratelli, di suo marito, Margherita consegna la sua anima al Padre il 20 luglio 2012, all’età di 25 anni.

Il suo funerale è una festa, come Margherita stessa aveva desiderato: “Non voglio piagnistei!”.

Sul sagrato della chiesa, Pietro, vestito con lo stesso abito del matrimonio, accoglie la bara di Margherita e la benedice. Durante l’Offertorio, viene appoggiata alla bara una foto ingrandita delle loro nozze; così Pietro illustra questo gesto: “Portiamo all’Offertorio una foto del nostro matrimonio, il segno del nostro sacramento e della promessa che abbiamo deciso di fare insieme, di non mollare mai e di continuare nonostante tutto quello che ci sarebbe capitato. Un po’ questo l’abbiamo fatto e vorremmo che fosse così per tutti quelli che scelgono la via del matrimonio”.

(testi tratti dal libro Testimoni di luce)

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