“La Speranza poi non delude” (Rm 5, 5)

Bentornati a tutti in questa rubrica sui centenari francescani!

Dopo aver provato ad entrare in punta di piedi nel grande mistero delle stimmate di San Francesco, festa di cui si sono celebrati gli ottocento anni a settembre dell’anno scorso, questo mese proveremo a fare un piccolo salto verso il prossimo centenario: quello di cui ricorre la festa quest’anno, gli ottocento anni da quando Francesco, nella chiesa di San Damiano ad Assisi, scrisse il Cantico delle creature.

Prima di iniziare a parlare del Cantico, però, bisogna contestualizzare il periodo della vita del Santo in cui fu scritto. Questo perché, un testo come quello, nessuno mai direbbe che sia stato scritto da… un uomo cieco e gravemente malato (tanto che camminava a stento, andava in giro sul dorso di un asino, era molto indebolito fisicamente, e la luce gli faceva tanto male agli occhi che passava gran parte delle sue giornate al buio più totale). Francesco, infatti, scrive il Cantico appena un anno prima della sua morte.

Come può, qualcuno in una condizione simile, esser riuscito a lodare il Signore per le Sue meraviglie, quando non le vedeva neanche più?

 

Ebbene, penso che sia molto significativo partire da uno degli ultimi appellativi che Francesco attribuisce a Dio nella famosa preghiera delle “Lodi di Dio altissimo”. Questo tratto è:

Tu sei la nostra speranza.

 

Mettiamoci però ora in ascolto di una ragazza come noi, che ha vissuto sulla sua pelle cosa significa sperare nel Signore:

“Sono andata nel vocabolario, ho cercato “speranza” e al terzo significato ho trovato: persona cara in cui si ripone fiducia. Questa definizione di speranza descrive a pieno, secondo il mio piccolo vissuto, il volto di Dio “Tu sei la nostra speranza”.

Per spiegare meglio cosa significa per me che il Signore è la nostra speranza, vorrei raccontare l’esperienza della gita di quinta che ho vissuto quest’anno. Premetto che per me andare in gita non è mai stato semplice, sia per le relazioni (non sempre armoniose con i miei compagni), sia per precedenti poco piacevoli vissuti in gita. Quest’anno le date del viaggio d’istruzione in Spagna sono cadute proprio nei giorni della terza tappa del corso proposto dalle angeline “Come un prodigio”.

Inizialmente ho optato subito per andare al corso, visto il mio rapporto con le gite ad Assisi era, senza dubbio, l’opzione più semplice. Con il passare dei giorni però la scelta che avevo preso non mi dava pace. Anche perché l’anno scorso, in realtà, in gita avevo vissuto una forte esperienza di Dio.

Ricordandomi ciò e pensando alla gita di quinta come una delle ultime occasioni per rivitalizzare il rapporto con i miei compagni, alla fine ho deciso di partire per la Spagna. La paura era tanta, soprattutto dopo aver scoperto che la compagna di classe con cui avevo un rapporto più stretto, non veniva. Sono rimasta comunque sulla scelta di andare in gita, riponendo in Dio la mia fiducia!

Durante la gita era davvero facile lamentarsi un po’ per la stanchezza, un po’ per l’organizzazione, …ma proprio allora mi veniva detto: “Irene, non affannarti per ciò che mangerai, per ciò che berrai, per ciò che indosserai”.

Dio, in cui avevo riposto la mia fiducia nel momento della scelta, non è rimasto a Siena, a casa: è venuto con me, in Andalusia, e soprattutto si è fatto incontrare in tante piccole situazioni che hanno addolcito la gita. La Speranza di poter fare esperienza di Lui, specialmente nelle circostanze più faticose, mi ha accompagnata per tutti i cinque i giorni di viaggio. E posso di dire che questa gita si è rivelata una vera e propria esperienza di amore!”

Irene

 

Nei giorni in cui, a Roma, si tiene il Giubileo dei Giovani, il richiamo alla speranza risuona forte. Specialmente, risuona per noi, giovani di tutto il mondo.

San Francesco è stato un uomo e un giovane di speranza; ma non una speranza qualunque: quella Speranza che viene dal Signore. La stessa che San Paolo chiama “speranza che non delude”, nella lettera ai Romani. Una Speranza che non è ottimismo, ma certezza di una Bellezza che c’è, anche se ancora non si vede!

È grazie a questa virtù che Francesco d’Assisi ha potuto lodare il Signore per la sua Creazione anche da cieco; anche quando forse non vedeva più quel Dio che è tutto Amore e Bontà. Sì, anche quando tutto dentro e intorno a lui sapeva di morte, si è fidato del Suo Dio, sapendo che tutto era nelle Sue mani, e che queste mani erano mani affidabili!

Mani di Padre e di Madre.

Mani buone, che si prendono cura dei propri figli.

Mani che sanno trasfigurare il dolore, la sofferenza e la morte, perché diventi Vita.

Francesco ha riposto la sua speranza nel Signore anche quando si è trovato nel buio più totale, nel corpo quanto nell’anima, e non è rimasto deluso!

Chiediamo anche noi allora il dono della Speranza. Scegliamo di fidarci: potremo allora lodare il Signore per la Bellezza che ci farà gustare, quella Bellezza che non sempre si rende visibile, ma che abita da sempre e per sempre le nostre vite!

 

Emma

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