Bellezza: la speranza della Pasqua

fiori bellezzaLa Pasqua è il periodo che ha “SPERANZA” come parola chiave, è quel tempo che ricorda quanto la speranza sia la forza motrice della vita. È proprio con la consapevolezza che “La speranza ci fa vedere la Bellezza di Dio” (Papa Francesco) che è possibile riconoscere nella Speranza quella tensione che ci porta verso la Bellezza. Nel tempo pasquale ciascuno può fare incontro con la Bellezza della Resurrezione, deducendone anche che la prova dell’esistenza di Dio è la Bellezza stessa. Essa è in ogni cosa, ed è proprio il binomio bellezza-speranza a trasformare il mondo. Di certo i tragitti privilegiati per raggiungere la Bellezza sono le arti. Essendo esse il linguaggio universale della Bellezza, ne facilitano il raggiungimento, permettendo dunque di scovare il Bello anche lungo il tragitto verso la Bellezza stessa.

Di Bellezza ne è un maestro Giacomo Leopardi, che la cerca ovunque, la invoca, la desidera, perché sa quanto essa “india” (immette in Dio):

“Se dell’eterne idee

l’una sei tu, cui di sensibil forma

sdegni l’eterno senno esser vestita,

e fra caduche spoglie

provar gli affanni di funerea vita;

o s’altra terra ne’ superni giri

fra’ mondi innumerabili t’accoglie,

e più vaga del Sol prossima stella

t’irraggia, e più benigno etere spiri;

di qua dove son gli anni infausti e brevi,

questo d’ignoto amante inno ricevi.”

(G. Leopardi, Alla sua donna)

 

Se tu, bellezza, che, quand’ero ragazzo, credevo di trovare per le strade – ma non c’è in terra cosa che ti somigli! -; se tu bellezza sei un’idea di Platone che vive nell’iperuranio, in qualche mondo astrale, oppure vivi in qualche altro pianeta più felice della terra, perché sdegni di rivestirti di carne e, in un corpo carnale portare i dolori e la morte? Se tu questo sdegni perché sei una delle realtà eterne, “di qua dove son gli anni infausti e brevi / questo d’ignoto amante inno ricevi”. – (Parafrasi di Don Giussani)

È così che, tramite la bellezza della poesia, il poeta invoca la bellezza. Sottolinea quanto questa si manifesta agli umani e nell’umano, ma umana non lo è affatto. E cosa c’è di più paragonabile alla Bellezza, quella vera, se non Dio stesso?

San Francesco è il pieno esempio di chi la propria chiamata alla Bellezza l’ha ascoltata tanto da perseguire il bello per tutta la vita. Quel suo scoprire che la Bellezza nasconde la presenza di Dio gli ha permesso di vivere nel bello. Perché, alla fine, la Bellezza è in ogni cosa, se solo si aprissero gli occhi per riconoscerne Dio come sua unica causa e manifestazione. L’attrazione verso la Bellezza di Dio, che ha accompagnato Francesco durante tutta la sua vita, può essere un insegnamento importante: incontrare la Bellezza procura felicità vera, quella che davvero dà senso alle giornate. Una volta averla incontrata è impossibile non continuare a cercarla in ogni cosa. Dopo aver scoperto l’esistenza del bello non si può non rincorrerlo. Quanta speranza che c’è in queste parole, quanta Bellezza nel parlare del bello!

“Un filosofo greco aveva immaginato che la parola “bello” (kalòs) derivasse dal verbo “chiamare” (kalèo). Si tratta, a rigore, di una falsa etimologia, ma l’intuizione di fondo è vera. La bellezza è una chiamata, le cose belle ci invitano al compimento, perché loro compiute lo sono. Se avessero la parola la userebbero in forma di domanda: e tu a che punto sei della tua pienezza?”

A. D’Avenia, L’arte di essere fragili

 

Chiara De Luca

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